Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Guido Della Torre - http://www.scuolaguidodellatorre.it
 
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Marmolada, Punta Penia (m.3343) - via dei Sudtirolesi (parte bassa)

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Accesso stradale: raggiungere Malga Ciapèla (arrivando dalla Val di Fassa è il primo paese a valle del passo Fedaia), dove parte la funivia per Punta Rocca. Non fermarsi al piazzale della funivia, ma seguire le indicazioni per il campeggio e, attraversatolo, continuare fino a parcheggiare prima che la strada sterrata inizi a salire (buoni posti fra gli alberi).

Avvicinamento: dalla macchina seguire il segnavia 610 che, prima per strada sterrata e poi per sentiero, porta al Pian d'Ombretta dove si trova Malga Ombretta (stupendo panorama sulla Parete Sud) ed infine al Rifuhio Falier. (1h00)
Per l'attacco della via, dal Rifugio Falier seguire l'evidente sentiero che sale verso la parete sud e porta al Passo Ombretta. Continuare fino all'altezza della base della via, sotto la direttiva del lato verticale sinistro di un evidente e grosso triangolone giallo. Qui traversare nettamente verso la base, per ghiaioni. (1h00, faticoso nel ghiaione)

Attacco: sotto la direttiva del triangolone giallo, in corrispondenza di una zona di rocce facili, che da destra a sinistra permettono di salire alla base di un diedro che arriva ad uno strapiombo. Nessun chiodo presente.

Discesa: se si è arrivati in cima a Punta Rocca, dalla via Stenico o dalla Diretta Messner, scendere per facili roccette sul ghiacciaio, e da lì andare per tracce verso destra, fino ad arrivare alla stazione della funivia di Punta Rocca, con cui si può scendere a Malga Ciapèla se si è arrivati in tempo (informarsi sugli orari della funivia). Altrimenti occorre scendere per il versante N verso il Passo Fedaia, lungo le tracce della pista da sci, puntando inizialmente agli ski-lift che si vedono in basso. La prima parte è costituita da ghiacciaio, poi si procede per roccette e sfasciumi, quindi strada sterrata. Attenzione ad alcuni tratti ghiacciati ed a eventuali crepacci: procedere legati sul ghiacciaio!

Difficoltà: VI max., un passo VI+ o A0. Proteggibilità: R3, tratti R4 nelle placconate.

Sviluppo: circa 500 metri.

Attrezzatura: serie di friend fino al numero 3 BD, martello e qualche chiodo. In via soste su chiodi. Sui tiri presente qualche raro chiodo.

Esposizione: sud.

Tipo roccia: calcare, delicato a tratti, con zone in cui occorre fare attenzione. Sulle placche ottimo e compatto.

Periodo consigliato: estate, autunno. Attenzione allo scioglimento della neve dalla parte superiore, che può causare veri scrosci di acqua e bagnare tratti di via.

Tempo salita: 6h00/7h00.

Primi salitori: R. Messner, K. Renzler, 1969.

Riferimenti bibliografici: Giordani M., Marmolada - Parete sud, Edizioni Versante Sud.

Relazione

Lunghezza 1, III, 30 metri: salire per roccette facili a destra e traversare verso sinistra, fino ad una buona cengia dove occorre attrezzare una sosta.

Lunghezza 2, VI, 30 metri: salire per diedro ben evidente, che porta ad uno strapiombo. Qui presente un chiodo più a sinistra (possibile sosta da rinforzare). Continuare ora a destra dello strapiombo (chiodo), immettendosi in una grossa fessura, che porta ad uno spuntone con cordoni, dove si sosta.

Lunghezza 3, V+, un passo VI+ o A0, 30 metri: traversare a destra (chiodo subito dopo la sosta), grazie a delle buone lame. Si arriva ad un muretto con chiodo e vecchio cordino, da salire verticalmente (un passo singolo VI+, altrimenti A0). Si continua per spaccatura più semplice e rocce più articolate, arrivando alla sosta su chiodi.

Lunghezza 4, 40 metri: si sale per rampa , fino a sostare alla base di un grosso pilastro staccato con la faccia di sinistra gialla e friabile (qui è evidente che c'è stato un grosso distacco). Sosta su spuntone con fettuccia, da rinforzare.

Lunghezza 5, V, 30 metri: salire a sinistra del pilastro, grazie ad un buon muretto grigio alla sua sinistra. Si entra in un diedro-camino da risalire, per poi arrivare a rocce più compatte, dove si traversa verso destra alla sosta su un chiodo, da rinforzare.

Lunghezza 6, VI, 50 metri: su per fessura-diedro impegnativa formata da un pilastro. Prima del suo termine si esce a destra, si sale al suo culmine dal diedro di destra e si traversa a sinistra in piena esposizione, per continuare in un altro diedro ed arrivare a delle terrazze prima delle placche superiori. Sosta su un chiodo, da rinforzare.

Lunghezza 7, IV, 20 metri: si sale verso destra, arrivando ad una sosta vicina dove conviene fermarsi, sotto un piccolo muretto.

Lunghezza 8, IV+, VI- un breve tratto, 60 metri: salire il muretto, che fa accedere ad una grande placconata. Qui seguire i punti deboli, costituiti da zone con qualche buco, tendenzialmente leggermente verso destra e poi di nuovo verso il centro, puntando ad una fascia quasi verticale. Li si individua un chiodo, che si raggiunge delicatamente dalla sua destra. Terminata la fascia il terreno è più facile, si trova un chiodo e poi un ultimo muretto con una spaccatura superficiale, che porta alla sosta su chiodi alla sua sinistra. Attenzione, lunghi tratti non protetti.

Lunghezza 9, V+, 40 metri: si traversa a destra, a raggiungere un diedro con fessura. Lo si segue, fino ad una zona superiore verticale ma con buone prese, con una spaccatura obliqua da sinistra a destra, sopra la quale in breve si arriva alla sosta su chiodi, alla base di un pilastrino.

Lunghezza 10, V-, 35 metri: salire nel diedro formato dal pilastrino, fino al suo culmine. Da qui si traversa delicatamente a destra, a raggiungere delle rocce più ammanigliate, da cui si sale a raggiungere la sosta a chiodi, leggermente a sinistra.

Lunghezza 11, V+, 50 metri: salire sopra la sosta per fessura, puntando ad un chiodo visibile più in alto. Da qui traversare delicatamente a destra su placca, arrivando ad una zona più facile. Si individua una fessurina dove è possibile proteggersi, quindi si sale alla sua sinistra in una zona di debolezza. Ora traversare a destra; si arriva ad una zona compatta dove conviene scendere a raggiungere rocce più articolate, quindi di nuovo a destra e su verso la sosta su chiodi. Anche qui tratti non proteggibili.

Lunghezza 12, IV, 60 metri: procedere verso destra, per muretti lavorati e semplici. Si arriva ad un muretto con una rampetta, da salire e poi aggirare a destra, dove si trova un chiodo. Ora proseguire brevemente per un altro saltino, fino ad una sosta su chiodi.

Lunghezza 13, IV, passi V, 55 metri: salire per bei muretti di buona roccia, procedendo in obliquo verso destra. Il percorso non è obbligato, comunque si affrontano alcune zone semplici e qualche muretto verticale. Si punta a raggiungere la cengia, alla base dei camini superiori della via. Sosta su chiodo da rinforzare, sul lato sinistro.

Attraversamento delle cengia dall'uscita della Via dei Sudtirolesi
Meglio eseguirla legati ed assicurati, perché esposta in alcuni punti, anche se i punti di rinvio non sono sempre affidabili. Di seguito il percorso di massima.

Lunghezza 1, I, 50 metri: salire verso i diedri superiori, ma piegare dopo qualche metro verso destra, verso l’altra sponda rispetto alla sosta. Si trovano due chiodi abbastanza vicini da rinviare. Si passa sotto degli strapiombi e si continua in piano, con un tratto un po' esposto, dopo il quale si attrezza una sosta.

Lunghezza 2, II, 50 metri: traversare ancora in piano verso destra, con un tratto dove occorre superare una discontinuità della cengia: si scende per facili roccette con detrito, si attraversa e si risale di nuovo alla cengia, sosta da attrezzare in prossimità di un pulpito con muretto a secco. Qui partono le parti superiori delle vie Cinquantenario FISI (Gogna) e poco più a sinistra Tempi moderni.

Lunghezza 3, I, 30 metri: si contorna lo spigolo, si supera una breve discontinuità dove si sale su un gradino roccioso, quindi si passa sotto uno strapiombo dove si trova un grottino con piccola entrata, che permette all'interno di bivaccare comodamente in quattro persone, sosta da attrezzare.

Lunghezza 4, II, 40 metri: si traversa lo spigolo destro dello strapiombo, su roccette, e si arriva ad una zona di cengia più larga, fino ad un chiodo con cordino su un tratto debole degli strampiombi. Qui attacca la Diretta Messner.

Lunghezza 5: si traversa ancora e si raggiunge in breve l'attacco della via Stenico, in corrispondenza di un canale roccioso. Andando poco avanti si arriva ad un grosso spuntone. Sotto la direttiva di questo si trova una sosta di calata con fix e chiodo, da cui ci si può calare sulla via Olimpo. E' raggiungibile scendendo con cautela da sinistra (faccia a valle). E' una soluzione da adottare per emergenza, perché le soste sono attrezzate ma non sempre in maniera ottimale, e con vecchi cordini. Inoltre le calate non sono sempre di facile individuazione e lineari. Si tratta di circa 12 doppie.

Note: la lunghezza dei tiri è indicativa e da verificare.
Via molto alpinistica, con roccia da friabile a ottima, pochissime protezioni e necessità di senso d'orientamento. Senza dubbio meritevole, ma meno bella di altre vie più blasonate, prima fra tutte la Vinatzer.
La parte alta della via non è consigliabile, per la presenza di roccia friabile e sporca. Si consiglia di proseguire su una delle vie della parte superiore, come la Diretta Messner, oppure di uscire più facilmente per la Stenico.

Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione con Alessandro Ceriani, Nicola Rizzato e Said Taghipour del 17 giugno 2017.

Schizzo della via
Schizzo della via
 
Schizzo della via
Schizzo della via
 
Tracciato indicativo via dei Sudtirolesi parte bassa
Tracciato indicativo via dei Sudtirolesi parte bassa
 
Prima lunghezza
Prima lunghezza
 
Seconda lunghezza
Seconda lunghezza
 
Terza lunghezza dopo il traversino
Terza lunghezza dopo il traversino
 
Quinta lunghezza
Quinta lunghezza
 
Sesta lunghezza
Sesta lunghezza
 
Nona lunghezza
Nona lunghezza
 
Undicesima lunghezza
Undicesima lunghezza
 
Dodicesima lunghezza
Dodicesima lunghezza
 
La paurosa parte superiore della via
La paurosa parte superiore della via
 
La parte iniziale della cengia
La parte iniziale della cengia
 
Panorama dalla cengia
Panorama dalla cengia
 

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L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile,
ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.


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