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Prealpi Bresciane, Monte Castello di Gaino (m.870) - cresta sud-ovest

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Accesso stradale: proveniendo da Milano, uscire a Brescia Est e seguire per Salò, Toscolano ed infine Gaino (svolta a sinistra dalla strada sul lago). Salire fino al paese di Gaino, attraversarlo, e raggiungere la località Castello (indicazioni di un'azienda agricola/agriturismo e un paio di indicazioni "Palestra di roccia"). Là dove le indicazioni porterebbero a destra in discesa (cartello di divieto di sosta per spazio riservato ad ambulanti) proseguire di qualche metro e svoltare a sinistra, ove uno spiazzo consente di parcheggiare.

Avvicinamento: tornare sulla strada, seguirla fino ad una sbarra metallica e proseguire a sinistra (indicazioni) raggiungendo la palestra di roccia. (0h15)

Attacco: la via attacca a sinistra, al termine del primo settore della palestra: è il primo tratto un po' abbattuto ed articolato, caratterizzato da un canalino, dopo i compatti muri della falesia.

Discesa: dalla vetta scendere sul versante opposto rispetto a quello di salita, prendendo ad un bivio un sentiero che scende a sinistra, e che è attrezzato con corde nel primo tratto. Dopo varie svolte il sentiero torna verso destra fino ad un bivio: per tornare a Gaino si prende verso destra, tornando sul versante est (cioè il lato destro guardando da valle, quello ben evidente nella prima fotografia). Il sentiero è inizialmente ben evidente, poi molto meno: evitare, come abbiamo fatto noi, di seguire le tracce che scendono decisamente, e che portano in un bosco a tratti fitto, e, soprattutto, con fondo abbastanza franoso. In base alle varie relazioni bisogna invece evitare di abbassarsi subito e tenersi piuttosto alti. (1h00)
Volendo interrompere la salita all'anticima di quota 848 m, è possibile scendere, dalla sella tra cima e anticima, verso destra, per roccette e canale.

Difficoltà: max III/III+. Presenti varianti più difficili.

Sviluppo: 2/4 lunghezze, il resto in conserva. Dislivello di circa 500 metri, per uno sviluppo maggiore: circa 700 metri.

Attrezzatura: nut, friend, cordini: in via pochissimo materiale, ma possibilità di integrare facilmente. Calzature non troppo leggere per la discesa (meglio non scarpe da ginnastica).

Esposizione: sud-ovest.

Tipo roccia: calcare molto lavorato.

Periodo consigliato: la zona è frequentabile tutto l'anno, ma probabilmente troppo calda già dalla metà della primavera, e torrida d'estate.

Tempo salita: 3 ore (procedendo prevalentemente in conserva e poi slegati dopo le prime lunghezze).

Primi salitori: F. Coppellotti, A. Giannantonj, G. Bettoni, 1913.

Riferimenti bibliografici:

Cartografia: Kompass n° 102 Lago di Garda - Monte Baldo

Relazione

Lunghezza 1, III/III+: salire per un canalino e piegare poi a destra per rampa più semplice. Possibilità di sosta su catena.
Variante: si può, anche attaccare qualche metro più a destra, sulla verticale di un chiodo con anello, salendo rocce abbastanza articolate, con difficoltà di IV/IV+: in posto due chiodi e due cavetti metallici passati in clessidre, sosta sulla stessa catena indicata precedentemente.

Lunghezza 2, II/III: si prosegue con percorso abbastanza libero, su calcare molto lavorato, facilmente proteggibile (nessun ancoraggio in loco) e con difficoltà dicontinue. Comoda sosta su albero, leggermente a sinistra.
Con corde da sessanta metri si possono agevolmente collegare le prime due lunghezze in un'unico tiro (allungando opportunamente i rinvii per limitare gli attriti).

Lunghezza 3, II/III: lunghezza del tutto analoga alla precedente, con percorso abbastanza libero, nessuna protezione, ma possibilità di integrare ovunque. Soste su spuntoni o clessidre.

Lunghezza 4, II/III: idem come sopra. Anche queste due lunghezze si possono collegare in un unico tiro.

Da quì in poi, viste le modeste difficoltà, abbiamo proseguito in conserva fino all'anticima di quota 848 metri. Procedendo a tiri calcolare fin qui altre 3/4 lunghezze.
Dall'anticima è possibile scendere a destra (cfr. "discesa") oppure proseguire fino alla vetta vera e propria. Data la semplicità del percorso (anche alcuni tratti di sentiero) abbiamo proseguito slegati, senza particolari problemi, con bella arrampicata, su ottima roccia, arrampicata in qualche tratto leggermente esposta. In più tratti il percorso è segnalato da sbiaditi bolli rossi, e alcuni roccioni con varianti decisamente più difficili, sono facilmente aggirabili.
In due soli punti abbiamo fatto dei mezzi tiri di corda: ben oltre il primo roccione (solcato da un'evidente fessura, percorso da una variante, e che si aggira da destra) ne abbiamo trovato un altro con un bollo rosso alla base. Abbiamo provato ad aggirarlo da destra senza riuscirci, ed allora, con un mezzo tiro, abbiamo salito un breve fessura verticale, spostandoci poi a sinistra e proseguendo per rocce più semplici in verticale, individuando un altro bollo rosso: probabilmente si poteva salire direttamente.
Più in alto un altro punto richiede attenzione, a causa di un recente franamento, a destra di una variante su placca chiodata. Qui abbiamo traversato verso destra, portandoci sul bordo destro del franamento, e risalendo con un brevissimo tiro di corda (pochi metri).
L'ultimo tratto di cresta è abbastanza orizzontale, aggirabile parzialmente da sinistra per sentierino erboso, fino ad un'ultima impennata, che conduce in vetta: croce e libro di vetta.

Note: il primo tratto può essere decisamente consigliabile a principianti, che possono procedere tranquillamente a tiri fino all'anticima, proteggendosi a piacere. Il secondo tratto andrebbe invece percorso preferibilmente in conserva o slegati, e può quindi essere evitato.
Bella vista sul lago (se non c'è foschia...)

Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 15 aprile 2006.

La cresta come si vede dal parcheggio
La cresta come si vede dal parcheggio
 
Dall'anticima, verso la seconda parte della salita
Dall'anticima, verso la seconda parte della salita
 
Sulla seconda parte della via
Sulla seconda parte della via
 
L'ultimo tratto, con la croce di vetta
L'ultimo tratto, con la croce di vetta
 

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Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile,
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