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Zucco di Pesciola (m.2092) - via Bramani-Fasana

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Avvicinamento: da Barzio (Lecco) raggiungere i Piani di Bobbio: funivia (http://www.pianidibobbio.com, tel. 0341.996101) o strada sterrata (1h30). Dalla stazione superiore della funivia salire al rifugio Lecco e proseguire nel Vallone dei Camosci per sterrata che rimane sul lato sinistro (viso a monte) del vallone. Guardando la parete dello Zucco Pesciola (quindi il versante destro del vallone) si cerchi, come punto di riferimento, un grosso ed evidente tetto sul secondo torrione: l'attacco della via, rispetto alla verticale del tetto, è situato circa un centinaio di metri a sinistra. Scendere ad attraversare il vallone seguendo il primo sentierino che scende sulla destra (scritta rossa sbiadita su un masso), e risalire, sempre per tracce di sentiero, il versante sotto lo Zucco. (0h45)

Attacco: la via sale in corrispondenza di un ampio diedro, più precisamente sul suo lato destro, costituito da un ampia rampa (scritta e fittone resinato).

Coordinate gps punto di attacco: N 45,95406; E 009,51111; m 1884 slm.

Discesa: dalla cima proseguire per sentiero che scende ripidamente ad una bocchetta. Da quì scendere nel ripido canale detritico a sinistra, innevato fino a tarda primavera: attenzione a non smuovere sassi. Al suo termine un sentiero riconduce alla sterrata e quindi al rifugio Lecco, da cui alla stazione superiore della funivia (1h00). Se si scende senza usare la funivia aggiungere altri 45 minuti di discesa.

Difficoltà: AD, max III+ (IV contando l'uscita sull'Ongania, evitabile seguendo la ferrata).

Sviluppo: 7 lunghezze, per circa 200 metri di sviluppo.

Attrezzatura: via attrezzata a fittoni resinati, da integrare con qualche dado e friend. Soste costituite da due fittoni resinati da collegare (nessuna catena, a differenza della vicina via dei Bergamaschi).

Esposizione: nord.

Tipo roccia: dolomia.

Periodo consigliato: tarda primavera, estate, inizio dell'autunno.

Tempo salita: 2h00 fino in vetta allo Zucco Pesciola.

Primi salitori: V. Bramani, E. Fasana, 1925.

Riferimenti bibliografici: Mozzanica I., Zuccone Campelli: le trenta vie più belle, 1986

Cartografia: Kompass n° 105 - Lecco Valle Brembana

Relazione

Lunghezza 1, II, III: salire con percorso non obbligato l'ampia rampa, appoggiata e gradinata. Inutile una descrizione dettagliata: si rimane più o meno al centro, spostandosi liberamente per cercare i passaggi più agevoli. Sosta su due fittoni resinati da collegare.

Lunghezza 2, III: come la precedente, sosta un poco a destra (fittoni da collegare). Con corde da sessanta metri queste due lunghezze possono essere salite in un unico tiro.

Lunghezza 3, III: la rampa quì si è ormai fatta stretta: si sale per rocce articolate, in un punto dove si restringe ulteriormente (fittone) proseguendo poi più facilmente fino alla base di un canale.

Lunghezza 4, III, II: breve diedro a sinistra, poi canale un po' detritico. Dove la roccia diventa maggiormente detritica, uscire verso destra fino allo spigolo, di roccia decisamente migliore, spigolo che si sale con percorso molto bello.

Lunghezza 5, II, III: si prosegue senza difficoltà particolari per canale-camino, fino ad incrociare un sentiero che arriva da destra. Salire ancora di una decina di metri fino alla parte più alta della cresta, sostando su spuntoni o su un fittone (dipende dal punto preciso della cresta ove si esce: il percorso non è obbligato).

Con altre due lunghezze di corda sulla Cresta Ongania si arriva in cima alla Zucco Pesciola: è del tutto sconsigliabile tentare la discesa in doppia a causa della presenza di detriti.

Procedere di conserva per tracce di sentiero fino ad un intaglio: scendere di alcuni metri, traversare (passo delicato in uscita) e proseguire per sentiero verso dx, per una cinquantina di metri, risalendo per detriti instabili, fino alla base di un camino (fittoni resinati visibili).
Volendo evitare le due successive lunghezze, è possibile continuare a traversare verso dx fino ad una ferrata, che in breve conduce in vetta.

Lunghezza 6, IV, III: il camino è delicato ed in uscita, terminando nell'erba, può essere sporco di terra, specie dopo periodi di pioggia: salire con cautela (utili eventualmente un paio di friend medio piccoli) ed uscire con attenzione un pochino a sx (eventualmente verso le piante). Sosta su fittoni resinati collegati da catena.

Lunghezza 7, III: salire nel diedro sovrastante, appigliato e pulito, uscendone in breve: sosta su catena.

In conserva raggiungere la madonnina di vetta, che è posta una trentina di metri più sopra.

Note: via discreta, bella la rampa iniziale, roccia un po' più delicata della vicina via dei Bergamaschi.
Con le dovute cautele (specie nell'uscita sulla Cresta Ongania), la via è consigliabile anche a principianti con un minimo di esperienza.
Sconsigliabile la salita in presenza di altre cordate, a causa della presenza di un po' di detriti nei tiri superiori.

Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 22 luglio 2006. Revisione relazione del 16 luglio 2017.

Attacco della via dei Bergamaschi (a sinistra) e della via Bramani-Fasana (a destra)
Attacco della via dei Bergamaschi (a sinistra) e della via Bramani-Fasana (a destra)
 
La placca iniziale
La placca iniziale
 
Sulla placca delle prime due lunghezze
Sulla placca delle prime due lunghezze
 

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Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile,
ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.


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