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Val d'Ossola, Pilastro Corsini (m.600) - via Pacha Mama

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Attacco: dalla strada statale 33 del Sempione uscire per la Val Formazza (indicazioni "Crodo - Valle Antigorio - Valle Formazza"). Seguire poi le indicazioni per Oira e Pontemaglio, e, al bivio successivo, svoltare a dx (indicazione "Formazza") raggiungendo Pontemaglio. Superare una galleria scavata nella roccia viva e, poco dopo, girare a dx su ponte che attraversa il fiume, parcheggiando subito a sx (spiazzo con gru abbandonata).
Proseguire a piedi per la strada sterrata, chiusa da una sbarra. Dopo un po' la sterrata ritorna verso il fiume, aggirando una cascina in parte abbandonata. Lasciare la sterrata andando verso la cascina, e seguire i pali gialli del metanodotto: su uno di questi si trova un cartello con il nome della via. Entrare nel bosco deviando leggermente a sx, e cercare con attenzione le indicazioni, costituite da bollini rossi poco visibili. Seguendoli, si raggiunge in breve l'attacco della via (scritta gialla). (0h20)

Discesa: possibile, ma sconsigliata, a corde doppie sulla via di salita. A piedi: proseguire per poche decine di metri fino ad un albero secco, e scendere in un evidente e ripido canale. Si prosegue per tracce di sentiero sempre segnate con bollini rossi, spesso poco visibili: prestare attenzione, ed eventualmente, non trovando le indicazioni, tornare sui propri passi, anzichè proseguire per le numerose tracce di sentiero presenti. Dopo il primo tratto di discesa il sentiero diventa quello che si segue nell'avvicinamento alle vicine vie Churri ca chiovi e Le bionde trecce. (0h50)

Difficoltà: 6a+ (6a obbligatorio).

Sviluppo: 15 lunghezze, per circa 400 metri di sviluppo.

Attrezzatura: via parzialmente attrezzata a spit: sono ben chiodati i tratti in placca, mentre richiedono integrazioni i tiri in fessura o su roccia non compatta. Obbligatoria una serie di friend. Tutte le soste sono attrezzate con due spit, di solito collegati da un cordone, e con un anello di calata o maglia rapida su uno dei due spit.

Esposizione: sud-ovest.

Tipo di roccia: gneiss.

Periodo consigliato: primavera e autunno, troppo caldo in estate.

Tempo salita: 5h00/6h00.

Primi salitori: P.Stoppini, S.Bonomi, M.Parianotti, T.Modaffari.

Riferimenti bibliografici: Borelli D., Manoni F., Pellizzon M., Ossola e Valsesia, Edizioni Versante Sud, giugno 2008.

Relazione
(difficoltà riprese dal riferimento bibliografico indicato)

Lunghezza 1, 6a: prima lunghezza su placca scura, ben chiodata, abbastanza articolata fino ad un netto risalto compatto, con alcuni passi più difficili parzialmente azzerabile. Usciti dal risalto segue un tratto in placca compatta, a tratti delicato, fino alla sosta.

Lunghezza 2, 5c: proseguire a sinistra per ripida rampa ben chiodata (tre spit) più complicata di quanto sembri. Superato lo spigolo si prosegue su placca più compatta (eventualmente possibilità di proteggersi in fessura) su difficoltà più basse.

Breve lunghezza di collegamento per risalire una cengia boscosa: puntare un po' a sinistra: la via sale, con percorso logico, a destra di un grande e ben visibile strapiombo.

Lunghezza 3, 5a: breve tratto in placca (spit) fino a prendere un ampio diedro quasi interamente da proteggere (altri due spit in uscita). Inizialmente abbattuto, il diedro piega poi sinistra, divenendo progressivamente più verticale ed impegnativo. Cengia boscosa.

Lunghezza 4, 5c: salire una specie di caminetto verso sx, con passi abbastanza complicati, ritornando poi a dx a prendere una fessura verticale, non visibile dal basso e piuttosto atletica, che poco sopra si abbatte. Segue poi una magnifica fessura sinuosa, che sale verso sx e torna poi a dx, non difficile ma, specialmente all'inizio, sbilanciante e d'equilibrio, interamente da proteggere.

Lunghezza 5, 4a: breve muretto verticale, a dx della sosta, poi placche più semplici. Si arriva così alla base di un traliccio dell'alta tensione, che si aggira a dx, andando a sostare su grossi fittoni cementati.

Lunghezza 6, 3a, 4c: dai fittoni si sale una breve placchetta, e si va poi a prendere un risalto più compatto (tre spit) che conduce ad una cengia ove si sosta.

Lunghezza 7, 5c: traversare a sx della sosta (spit visibile) alzandosi sin dall'inizio a prendere delle ottime fessure: evitare di rimanere bassi, le lame presenti sono piuttosto fragili... me ne è rimasto un pezzo in mano! Si prosegue per diedrini e lame, abbastanza verticali, che non danno l'impressione di particolare solidità, fino ad un passo delicato con cui si esce a dx su una placca per i piedi e una buona fessura per le mani.

Lunghezza 8, 6a+: dalla sosta traversare orizzontalmente a sx, anche abbassandosi, fino a superare uno spigolo che porta all'inizio di un diedro compatto. Inizialmente il diedro presenta una comoda fessura di fondo della misura delle dita, che diviene poi sempre più piccola e superficiale, costringendo ad alcuni delicati ed impegnativi passi in placca. Proseguendo la roccia diviene più articolata; rinviare ma saltare una scomoda sosta che rimane in alto a dx rispetto al logico percorso di salita (probabilmente si usa solo per le calate) e proseguire a sx seguendo una bella fessura sprotetta fino ad un terrazzino con un albero. Dall'albero salire ancora fino alla sosta, posta poco sopra a dx.

Lunghezza 9, 5a: per rampa obliqua a sx (spit e poi chiodo nascosto), segue un tratto più semplice fino alla base di un caminetto.

Lunghezza 10, 6a: salire il caminetto (due spit, poi alberello), cui segue una rampa che conduce ad un grosso blocco, fessurato alla base e con un friend incastrato, che si supera con difficoltà. Poco più sopra inizia una magnifica rampa che si sale in dulfer (non incastrarsi sul fondo del diedro!), ben proteggibile con un paio di friend medi. Sosta su due spit vicini da collegare.

Lunghezza 11, 5a: placca e diedro, da cui uscire verso sinistra ad un ulteriore diedro appoggiato, che si risale agevolmente fino alla sosta, posta incomprensibilmente in alto: per arrivarci costringe a salire su un blocco...

Lunghezza 12, 4a: spostarsi a dx di 15/20 metri e salire in corrispondenza di una vena di cristalli bianchi: verticale al'inizio, poi più semplice.

Lunghezza 13, 5b: superare un tratto di roccette erbose semplici fino alla base di una placca compatta, che si sale direttamente, piegando poi progressivamente verso dx (eventualmente utile un friend medio per l'ultimo tratto).

Lunghezza 14, 6a, concentrato in un singolo passo: per placca leggermente a sx (spit) poi a dx fino al termine della roccia: salire un breve muretto erboso (chiodo poco visibile) tornando poi a sx, in direzione di uno spit posto sopra uno strapiombino. Lo spit protegge un singolo passaggio impegnativo (lama in dulfer), poi più semplice.

Lunghezza 15, 3a: su placche sempre più appoggiate fino alla sosta terminale (grosso tubo nero con libro di vetta).

Note: bella via su buona roccia, molto varia: tiri in placca e impegnativi (ma divertenti) tratti in fessura. Ampio panorama sul fondovalle.

Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 21 giugno 2009.

Pilastro Corsini, via Pacha Mama
Sul diedro della terza lunghezza
 
Pilastro Corsini, via Pacha Mama
Appena fuori dal caminetto iniziale della quarta lunghezza
 
Pilastro Corsini, via Pacha Mama
La rampa-diedro della decima lunghezza
 
Pilastro Corsini, via Pacha Mama
La placca della tredicesima lunghezza
 

Disclaimer

L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile,
ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.


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