Becco di Valsoera (m 3212) - via Mellano – Perego – Cavalieri
Dettagli
- Accesso stradale: da Milano prendere l’autostrada A4 in direzione Torino e poi Valle d’Aosta fino all’uscita Ivrea, quindi seguire le indicazioni per Cuorgnè e Ceresole Reale. Qualche chilometro dopo l’abitato di Locana svoltare a dx per Vallone di Piantonetto e seguire la lunga e ripida strada fino al suo termine in prossimità della diga del lago di Teleccio dove si parcheggia.
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Avvicinamento:
dal parcheggio all’altezza del muro della diga si segue la sterrata che costeggia la sx orografica del lago. Questa poi diventa sentiero e sale ripida a superare il gradino roccioso che delimita la conca del Teleccio oltre il quale, più dolcemente, si arriva in breve al rifugio Pontese. (0h50)
Dal retro del rifugio parte il sentiero che, costeggiando la sx orografica del torrente (tralasciare un ponte sulla sx), si addentra nel Piano delle Muande diventando traccia. Proseguire in direzione di alcune costruzioni in cemento all’estremità del piano e, appena possibile, risalire le ghiaie del grosso pendio che scende dal Becco. Risalire ora la debole traccia sulla cresta del dosso erboso sulla dx del canalone e proseguire poi per sfasciumi fin contro lo zoccolo (ometti), contornarlo a dx e, seguendo tracce e ometti, traversare a sx all’estremità opposta. Con percorso tortuoso (ometti) si risalgono placche e saltini fino alla base della parete. - Attacco: all’estrema sx della cengia, alla base dell'evidentissima fessura/diedro che solca l'intera parete (1 fix).
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Discesa:
in doppia lungo la via Nel corso del tempo su soste con due fix, cordini e maglia rapida (indicazioni con viso a monte) :
- 1a calata, 30 metri: leggermente a sx;
- 2a calata 50 metri: in verticale fino alla sommità della torre staccata, sosta sulla faccia sx di un grosso masso sul bordo;
- 3a calata 55 metri: ancora leggermente a sx, saltando una vecchia sosta a chiodi, e sostando a sx di un diedro obliquo;
- 4a calata 35 metri: molto esposta, a sx dello spigolo arrotondato;
- 5a calata 30 metri: leggermente a dx;
- 6a ÷ 8a calata 45 metri/40 metri/40 metri: in verticale fino alla cengia in prossimità dell’attacco della via .
- Difficoltà: VI e A1.
- Sviluppo: 455 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: normale dotazione alpinistica; 14-16 rinvii, nut e friends fino al 2BD.
- Esposizione: ovest, nord-ovest.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: estate.
- Tempo salita: 5h00/6h00.
- Primi salitori: E.Cavalieri, A. Mellano, R. Perego, 6/7 Agosto 1960.
- Relazione
- Lunghezza 1, III+, 45 metri: salire inizialmente dritti, poi obliquare a sx per placche adagiate fino a delle rocce rotte verticali che si superano fino in sosta (visibile anche dall'attacco), in corrispondenza di un muro giallastro e in comune con la via Agrippine.
- Lunghezza 2, V, V-, 50 metri: traversare qualche metro a sx e salire in verticale, superato il primo fix della via Agrippine, appena possibile, obliquare a sx verso lo spigolo e risalire un diedro oltre il quale si sosta.
- Lunghezza 3, V-, V, 50 metri: salire per rocce rotte ad un muretto fessurato oltre il quale (possibile sosta su due fix e catena) si punta allo strapiombo di roccia rossa soprastante che si aggira verso dx fino alla sosta su un fix e due chiodi.
- Lunghezza 4, IV, V, 35 metri: salire il diedro a dx della sosta, quindi puntare verso sx all'evidente diedro giallo solcato da una grossa fessura dove si sosta alla base su due spit e cordini.
- Lunghezza 5, V+, VI+, 35 metri: salire direttamente la grossa spaccatura leggermente strapiombante ma con buone prese, al suo termine (possibile sosta intermedia su chiodi, sconsigliato) proseguire per il successivo diedrino e con uscita impegnativa raggiungere il terrazzino di sosta.
- Lunghezza 6, VI, A0, A1, V, 35 metri: alzarsi pochi metri in verticale quindi traversare delicatamente a dx fino a raggiungere una fessurina con molti chiodi. Salire la prima metà in artificiale (A0 e un passo A1) fino ad un terrazzino che si raggiunge con un passo d'arrampicata, proseguire poi ancora in artificiale (A0) fino al termine della fessura e con passi d'arrampicata più semplici raggiungere il terrazzino di sosta.
- Lunghezza 7, VI+ o A0, V+, 50 metri: salire il diedro verticale sopra la sosta, quindi leggermente a sx per placca fessurata puntare al successivo diedro chiuso in alto da un tettino che si supera sulla sx (allungare bene le protezioni).
- Lunghezza 8, V, V+, 45 metri: proseguire nel grande diedro superando una strettoia oltre la quale, quando il diedro tende verso sx allo spigolo, si traversa qualche metro decisamente a dx alla sosta posta alla base di un altro diedro verticale.
- Lunghezza 9, V-, V+, 30 metri: risalire più facilmente la prima parte del diedro, quindi con arrampicata più impegnativa si supera un masso incastrato sulla sx per fessurina oltre il quale si sosta.
- Lunghezza 10, V+, 50 metri: continuare con passi non banali nel diedro fino al suo termine sotto un tettino. Tralasciare un chiodo a sx verso lo spigolo, invece traversare a dx sotto il tetto rimontando la placca successiva e continuare più facilmente per fessure fino alla sosta sotto la cuspide finale.
- Lunghezza 11, IV+, 30 metri: scavalcare il muretto e salire a sx aggirando la cuspide, continuare verticalmente puntando alla sosta (due spit e cordoni) della via "Nel corso del tempo" posta appena sotto la cresta sommitale a sx di una grossa vena di quarzo.
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Note:
bella salita classica sulla stupenda e slanciata torre staccata del Becco di Valsoera che con il Becco della Tribolazione sono le strutture più imponenti del Vallone di Piantonetto. La via è ben protetta a chiodi nei tratti più difficili mentre nel resto della via è necessario sapersi proteggere con protezioni veloci sempre ottimamente posizionabili. Le soste, dove non indicato nella descrizione dei tiri, sono sempre su due fix e catena. Il tiro in artificiale potrebbe essere un problema nel caso mancasse qualche chiodo di progressione, chiedere info al rifugio sullo stato della chiodatura.
Inconsapevolmente abbiamo avuto la fortuna di ripetere la via quasi 60 anni precisi dall’apertura. - Aggiornamento: relazione a cura di Alessio Guzzetti, da una ripetizione con Massimo Bertoldo del 1 Agosto 2020.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.