Gran Sasso, primi passi sulla roccia lunare - Scuola Guido Della Torre

Gran Sasso, primi passi sulla roccia lunare

GRAN SASSO, PRIMI PASSI SULLA ROCCIA LUNARE

Breve esperienza sulla roccia del Corno Piccolo

di Walter Polidori

Corno Grande, a sinistra, e Corno Piccolo, a destra, da est

"La roccia è bellissima, merita davvero"

Quante volte alcuni amici mi avevano parlato della roccia del Gran Sasso. La grande distanza da casa però mi aveva sempre demotivato, senza mai concretizzare una trasferta in Abruzzo. Avevo anche dato un’occhiata alle relazioni delle vie, ma senza approfondirne la conoscenza. L’impressione era che il posto fosse bello, che le montagne avessero belle forme, ma che tante vie fossero troppo corte e banalizzate con spit.

Per luglio 2021 io e l’amico Alessandro Ceriani avevamo pianificato una breve vacanza arrampicatoria, possibilmente in Dolomiti, che entrambi amiamo come terreno di prima scelta per le nostre avventure. Le previsioni meteo non ottimali ci avevano però fatto decidere di cambiare meta: Alpi Marittime, Briancon, Apuane, bastava trovare una finestra di bel tempo di quattro giorni. Poi l’idea: perché non andare in Gran Sasso? Sarebbe capitato a fagiolo, visto il periodo di forma non proprio ottimale per me, e soprattutto con voglia di divertirmi su vie non troppo impegnative. Le previsioni meteo erano quasi perfette, e l’amico Alessandro aveva accettato volentieri la proposta. Così avevo cominciato a raccogliere materiale sulle vie, con parecchi dubbi sulla logistica riguardo gli avvicinamenti. Andare in un posto nuovo è molto stimolante, ma richiede sempre un certo sforzo per comprendere come muoversi. Avevo trovato relazioni di vie consigliate nel web, con difficoltà contenute, sul V/V+ classico e qualche breve tratto di VI massimo. Sarebbero state troppo facili? Se a me andava benissimo la cosa, Alessandro invece era titubante e incerto, alla ricerca di qualcosa di più soddisfacente. Nel frattempo, aveva comprato una guida monografica sul Gran Sasso, che ci sarebbe stata di notevole aiuto.

Per limiti di tempo, ci siamo limitati ad "esplorare" la zona del Corno Piccolo, quella probabilmente più frequentata e con roccia dichiarata tra le migliori. Già da lontano, percorrendo la valle che sale ai Prati di Tivo, il Gran Sasso è ben visibile: Corno Grande a sinistra, Corno Piccolo a destra. Quest’ultimo colpisce per le forme spettacolari, tondeggianti, che si avvicinano a quelle di alcune strutture granitiche. Per contro, da questo lato il Corno Grande è poco interessante, salvo intuire la grande parete del “Paretone”, più dolomitica e con roccia più simile a quella conosciuta su tante vie delle Alpi Orientali. La seggiovia non era funzionante, ma da quanto letto ci avrebbe fatto risparmiare solo 30’-40’ di cammino.

Per il primo giorno arrampicatorio avevamo deciso di salire una via abbastanza breve, partendo molto presto, causa la previsione di qualche temporale nel pomeriggio. La Parete Sud Ovest della II Spalla sembrava fare al caso nostro, e la scelta era caduta sulla Aquilotti 75, una via classica a chiodi con soste a spit. L’avvicinamento non era certo stato dei più veloci, perché dopo aver raggiunto a piedi la stazione superiore della seggiovia, occorre salire ancora un po' e poi fare un traverso lunghissimo, che però permette di ammirare da vicino le pareti nord del Corno Piccolo e delle sue spalle. Segue un canale e un tratto attrezzato con funi di acciaio, che permettono di arrivare ad un colletto e finalmente alla base della parete. Da sotto sembra che la parete abbia uno sviluppo molto breve, perché la conformazione “a gobbe” non permette di capirne lo sviluppo. Ricordo bene i primi metri su quella via, dove avevo capito due cose: la roccia è favolosa, e la chiodatura sulle vie classiche è molto alpinistica. L’arrivo in cima permette di ampliare ulteriormente i panorami già estesi, che si possono vedere durante l’avvicinamento. Questa montagna è isolata, intorno ci sono esclusivamente collinette e pianura, fino al mare, ben visibile. Anche la discesa si era rivelata impegnativa. Niente di esagerato, ma il Canale Bonacossa è ripido e bisogna spesso arrampicare per superare dei salti. Di temporali non c’era stata neanche l’ombra, ma ci eravamo goduti una bella salita. Breve, certo, ma di soddisfazione.

Per il secondo giorno le previsioni meteo erano ottime, quindi ci eravamo alzati con calma, per tornare alla Parete Sud Ovest della II Spalla, con l’intenzione di salire, al termine della via, una via alla I Spalla. In questo modo si possono organizzare vie con sviluppo di oltre 400m. La via Il Vecchiaccio l’avevo in testa da qualche giorno, avevo letto molti commenti positivi su di essa. In effetti è una via molto bella, con una lunghezza particolarmente intrigante, su una placconata poco protetta, con stupendi buchi e rigole dove si incontrano man mano tante clessidre dove infilare cordini. Terminata la via, arrivare alla I Spalla è abbastanza agevole, c’è solo da salire un breve canalino di sfasciumi, che porta direttamente ad un’altra cengia. La via in questo caso è stata la Mario – Di Filippo. Dopo due vie con roccia a dir poco stupenda, il primo tiro di questa via mi aveva un po' deluso. La roccia è “standard”, non particolarmente sana, soprattutto nella zona dello strapiombino da superare. Poi però la musica era cambiata, sia per la qualità migliore che per le difficoltà, non proprio basse. Certamente il caldo del pomeriggio non aveva aiutato nel risparmiare energie. La luce del tardo pomeriggio però ci aveva ripagato, in cima, con dei colori che farò fatica a dimenticare. Anche la solitudine in via e sulla cima aveva dato un valore aggiunto ad una giornata impegnativa e bellissima. Purtroppo, avevamo convissuto col mal di piedi, non abituati ad arrampicare per giorni di fila. Per la discesa dalla I Spalla avevamo scelto il “Canalone”, un altro canale dove scendere con attenzione, un po' più facile del Bonacossa.

Per il terzo giorno Ale aveva proposto il Corno Piccolo dalla Parete Est, scalando il Monolito, in modo da arrivare proprio in cima. Visto il problema ai piedi, e l’avvicinamento lungo, avevamo optato per salire la parte bassa della struttura dal facile canale a sinistra, evitando un concatenamento con una via nella parte bassa. Io ero particolarmente cotto, ma la visione della parete del Monolito mi aveva spinto a continuare. È bellissima! Dopo quasi quattro ore dalla macchina, finalmente eravamo arrivati all’attacco, della via Di Federico- De Luca, sotto un sole cocente che mi aveva steso. Per fortuna, visto che era quasi pomeriggio, la via era andata in ombra. Una via coraggiosa questa, bravissimi gli apritori. Sembra impossibile che una parete così possa essere salita in arrampicata libera, su gradi contenuti. Però il traverso del secondo tiro mi aveva impegnato non poco, per capire dove andare su una placca dove le protezioni sono a dieci metri, e si aggiunge poco o niente. La cima aveva portato la solita pace, con la croce di vetta a simboleggiare il punto più elevato, anche se si potrebbe farne a meno. La discesa per la ferrata che raggiunge il Rifugio Franchetti è abbastanza semplice, anche se con qualche tratto verticale.

Quattro giorni (esattamente quattro giorni e mezzo) per quattro vie. Un assaggio di alpinismo in Gran Sasso, per conoscere qualcosa in più di un mondo “lontano”. Una piacevole sorpresa, con gradi spesso “tirati” su cui abbiamo dovuto sbattere il naso, avvicinamenti lunghi e discese per nulla scontate. La sensazione è stata quella di vivere un luogo con persone genuine, alla mano, sia in parete che nei momenti di vita normale di cui questi pochi giorni ci hanno permesso di godere. In certi paesini sembra di stare fuori dal tempo, lontani dallo stress a cui siamo abituati. Tanto di cappello agli apritori, e ai ripetitori per i quali questo terreno è quello di gioco abituale del fine settimana. Avevo sottovalutato tutto, ora non posso che esprimere ammirazione per voi.

Note: di seguito un riassunto di quanto da noi vissuto in prima persona. Non vuole avere le pretese di essere una monografia esaustiva, si tratta solo (purtroppo) della descrizione della esperienza vissuta in un weekend “allungato”, una piccola vacanza molto bella. Si tratta di salite effettuate tutte sul Corno Piccolo, con avvicinamenti da Prati di Tivo. Per chi non conosce la zona, può contribuire a dare l’idea della logistica e delle caratteristiche del posto.

CORNO PICCOLO 2655m

I Spalla a sinistra, II Spalla a destra, da nord. In centro il Canale Bonacossa

Roccia: calcare, quasi sempre molto bello. Si trovano fessure, diedri, e molti buchi, spesso generosi e appigliati, su bellissime placche.

Bellissimi buchi, spesso quasi taglienti

Chiodatura: per le vie classiche salite da noi, le protezioni sono molto ridotte, qualche chiodo, qualche cordino in clessidra, qualche tricam incastrato, raramente qualche spit. Proteggibilità dal buono (R2) al classico R3, fino a qualche tratto di R4 per alcune. Le soste ci sono, in vario stato (chiodi, vecchi spit, fix recenti). Altre vie moderne presentano (visivamente) chiodatura lunga.

Avvicinamenti e discese: avvicinamenti da non sottovalutare, dipende se si utilizza la seggiovia (se funzionante) e dai settori prescelti. Tempi da circa 1h, fino a quasi 4h. Discese abbastanza evidenti, alpinistiche nei canali, più addomesticate nelle normali e nelle ferrate.

Accesso stradale: raggiungere Prati di Tivo, località turistica in provincia di Teramo, tramite la strada che passa per Intermesoli e Pietracamela. Prati di Tivo è praticamente un grande spiazzo asfaltato, con alberghi, bar e ristoranti e la seggiovia per La Madonnina. Se si vuole salire completamente a piedi, o comunque se la seggiovia è chiusa (come nel nostro caso), proseguire per la strada asfaltata che sale a sinistra. La strada rimane larga ma diventa sterrata, e passa davanti ad una svolta a destra che porta, a piedi, al Rifugio Cima Alta. Continuare a seguire la strada fino al suo termine, al Valico del Laghetto (nei fine settimana molte macchine).

Dove dormire: varie possibilità a Prati di Tivo (ambiente non eccezionale, un po' anni ‘70), oppure nei paesini più a valle, Pietracamela e la piccola Intermesoli, semplici e caratteristici. Comodo il Rifugio Franchetti per le salite alla Parete Est o al Paretone del Corno grande.

Dove mangiare:

  • varie possibilità a Prati di Tivo
  • ambiente informale, frequentato dagli arrampicatori, al Rifugio Cima Alta, poco prima del Valico del Laghetto
  • qualche ristorante a Pietracamela
  • ottimo ristoro a Intermesoli, Ristoro Venacquaro, molto alla buona, da noi frequentato più volte durante il nostro soggiorno.

 

Avvicinamento alla "Madonnina"                                                                                                       

Dal Valico del Laghetto, seguire un sentiero (103) che va verso monte (a destra dall’arrivo della macchina). Evitare la traccia che va ad una croce verso sinistra, e puntare ad un dosso sulla destra. Si sale ora su sentiero più ripido, con alcuni tratti in falsopiano. Si passa a breve distanza dal Rifugio Arapietra, grande ed evidente edificio ormai abbandonato, per continuare su pendii erbosi che portano all’arrivo della seggiovia e alla Madonnina (cappelletta).

Tempo circa 40’, evitabili utilizzando la seggiovia.

Avvicinamento alla II Spalla, Parete Sud Ovest

Andare oltre la seggiovia, e seguire il sentiero che va in direzione delle pareti. Dopo un tornante si arriva ad un bivio: a sinistra si va verso il Rifugio Franchetti, a destra si prende il sentiero Ventricini.

Seguire il sentiero Ventricini, che diventa presto pianeggiante e passa sotto le vie alle pareti Nord del Corno Piccolo e della I e II Spalla del Corno Piccolo.

Tra la I e la II spalla si vede bene il Canale Bonacossa, utilizzato per la discesa dalla II Spalla. Dopo un traverso molto lungo si arriva ad un ometto che indica di scendere in un vallone a destra. Si scende per roccette facili e si prosegue a raggiungere un tratto attrezzato con fune d’acciaio, che porta ad un canale detritico. Scendere per esso (Canale del tesoro nascosto), fino a trovare a sinistra un tratto roccioso attrezzato con fune d’acciaio. Lo si segue, arrivando ad una selletta (Forcella del belvedere). Per gli attacchi vedere le relazioni.

Tempo: circa 1h 30’.

Corno Piccolo, visione sulle pareti nord. Ben visibile la cima, a sinistra, e le due spalle a destra

Il tratto di sentiero dove occorre piegare a destra, per raggiungere il Canale del tesoro nascosto

Avvicinamento alla I Spalla, Parete Sud Ovest

Andare oltre la seggiovia, e seguire il sentiero che va in direzione delle pareti. Dopo un tornante si arriva ad un bivio: a sinistra si va verso il Rifugio Franchetti, a destra si prende il sentiero Ventricini.

Seguire il sentiero Ventricini, che diventa presto pianeggiante e passa sotto le vie alle pareti Nord del Corno Piccolo e della I e II Spalla del Corno Piccolo.

A sinistra della I Spalla si nota il “Canalone”, possibile via di discesa dalla I Spalla.

Tra la I e la II spalla si vede bene il Canale Bonacossa, utilizzato per la discesa dalla II Spalla e per raggiungere la Parete Sud Ovest della I Spalla.

Salire per esso, con alcuni passi di arrampicata (max III+), qualche rara protezione in loco, fino alle tracce che a destra portano sulla sommità della II Spalla. Salire invece il canaletto a sinistra, che contorna la Parete Ovest della I Spalla, fino al suo termine. Raggiungere facilmente la cengia poco sotto.

Per gli attacchi vedere le relazioni.

Tempo: circa 1h 30’.

I Spalla, oltre la quale si trova il Canale Bonacossa

Avvicinamento alla Parete Est, Monolito, parte superiore

Andare oltre la seggiovia, e seguire il sentiero che va in direzione delle pareti. Dopo un tornante si arriva ad un bivio: a sinistra si va verso il Rifugio Franchetti, a destra si prende il sentiero Ventricini.

Proseguire verso il Rifugio Franchetti, lungamente e con vari tornanti, nel bel Vallone delle Cornacchie.

  • quando si è ormai sopra il grande salto su cui sorge il rifugio, all’altezza dell’ultimo tornante che porta poi quasi linearmente al rifugio, abbandonarlo in corrispondenza di un ometto e proseguire tra grossi blocchi (possibile neve). Raggiungere il pendio ghiaioso e detritico che porta al canale di attacco, sulla sinistra della direttiva della parete superiore. Il canale oppone passaggi dal II al IV- (camino). Conviene legarsi, almeno nel tratto del camino.
  • salire il primo tratto verticale, per accedere a gradoni erbosi. Si risalgono e volendo si fa sosta su una parete a sinistra, su fittone.
  • proseguire su tratto adagiato verso un evidente camino più in alto a destra, dove si può sostare su fittone.
  • salire la parete di destra, per rientrare subito verso il breve camino (chiodo sullo spigolo di sinistra), al cui termine si trova un fix.
  • spostarsi a destra e seguire una facile cengetta, fin sotto una zona con massi e saltini. Salirla, e al termine piegare a destra sotto un diedro, per poi salire su rocce facili verso la parete.
  • traversare per pendio facile, risalire un po' contornando le rocce, fin sotto un camino-diedro largo.
  • superarlo e poi raggiungere una cengetta. Per l’attacco vedere la relazione.

Tempo: 3-4h senza seggiovia.

È possibile raggiungere l’attacco anche salendo una via della parte inferiore del Monolito, a destra del canale.

Verso il Rifugio Franchetti

Il Monolito, parte bassa e alta

Avvicinamento al Rifugio Franchetti, vista dall’alto

Il tratto di camino dello zoccolo

Discesa dalla II Spalla, Parete Sud Ovest

Al termine delle vie occorre percorrere la breve e facile cresta che porta al culmine della II Spalla.

Da lì, delle tracce marcate scendono a sinistra, direzione di marcia, su terreno ghiaioso contornando la Parete Ovest della I Spalla.

Scendere ora nell’evidente Canale Bonacossa. Il canale presenta dei salti facili su cui arrampicare, e qualche tratto un po' più impegnativo (presenti un paio di ancoraggi per doppia, se non si vuole arrampicare tali tratti, e un cordone di aiuto). Difficoltà II-III+.

Si raggiunge così il sentiero pianeggiante percorso all’andata, da cui tornare al parcheggio.

Tempo: circa 2h.

Scendendo nel Canale Bonacossa

Discesa dalla I Spalla, Parete Sud Ovest

Dall’uscita delle vie, seguire la cresta che va in direzione della cima del Corno Piccolo.

Si arriva ad una zona ampia e quasi pianeggiante. Si può optare per:

  • VIA NORMALE. Si trova una evidente indicazione a destra, da seguire. Le relazioni danno tratti esposti, passaggi di I e di II grado. La via passa a mezza costa tutto il versante Sud della montagna, tagliando canali di ghiaie e roccette, fino ad arrivare al vallone dei Ginepri. Risale poi alla Sella dei due Corni e scende al Rifugio Franchetti. Da lì, per sentiero ben tracciato, si scende alla Madonnina e al parcheggio. Soluzione non verificata.
  • FERRATA DANESI. Dall’indicazione per la Via Normale, occorre salire verso la cima del Corno Piccolo. Poco sotto di essa, si trovano evidenti grossi bolli rossi con interno giallo, che vanno verso destra, fanno un po' di cresta e scendono poi, con tratti anche verticali, fino al Vallone dei Ginepri. Si risale alla Sella dei due Corni e si scende al Rifugio Franchetti. Da lì, per sentiero ben tracciato, si scende alla Madonnina e al parcheggio. Soluzione verificata scendendo dalla Vetta del Corno Piccolo. Temp: circa 1h 15’al Rifugio Franchetti + 1h 15’ al parcheggio.
  • CANALONE. È la discesa più veloce, anche se più alpinistica. Dove si incontra l’indicazione per la Via Normale, andare a sinistra, percorrendo l’ampio scivolo erboso-ghiaioso che scende verso nord. Non imboccare il Canale Sivitilli, che è quello più a sinistra, ma seguire labili tracce, fino ad individuare due grossi ometti vicini. Quello più in basso indica il canaletto da seguire. Si scende per esso, cercando i punti deboli e qualche volta deviando leggermente dalla direttiva del canale, per evitare tratti più difficili. Quando si arriva al termine della parete, il canale scende ancora ma invece tagliare a destra (faccia a valle) in corrispondenza di un ometto. Ora si scende per prati, puntando ad un pilone metallico dalle forme avveniristiche (?). Si scende in obliquo verso sinistra, seguendo dei gradoni di passaggio nel prato, per poi scendere verso destra, fino ad arrivare quasi sul bordo di un canalone. Non entrarci mai, ma per tracce di gradoni scendere a zig-zag, fino ad incontrare il sentiero pianeggiante che, verso destra, va alla Madonnina, e da lì al parcheggio.Tempo: circa 1,5h-2h.

Al termine della cresta della I Spalla

Il “Canalone” di discesa

Il versante di discesa a nord. Il “Canalone” è quello di sinistra

Discesa dalla vetta del Corno Piccolo (vie al Monolito)

  • FERRATA DANESI. Dalla croce di vetta scendere seguendo evidenti grossi bolli rossi con interno giallo, della Ferrata Danesi al Corno Piccolo. La ferrata passa un po' in cresta e poi scende, con tratti anche verticali, fino al Vallone dei Ginepri, risale alla Sella dei due Corni e scende al Rifugio Franchetti. Da lì, per sentiero ben tracciato, si scende alla Madonnina e al parcheggio. Tempo: circa 1h al Rifugio Franchetti + 1h15’ al parcheggio.
  • VIA NORMALE. Dalla croce di vetta scendere verso la sella prima della I Spalla. Si trova una evidente indicazione a sinistra, da seguire. Le relazioni danno tratti esposti, passaggi di I e di II grado. La via passa a mezza costa tutto il versante Sud della montagna, tagliando canali di ghiaie e roccette, fino ad arrivare al vallone dei Ginepri. Risale poi alla Sella dei due Corni e scende al Rifugio Franchetti. Da lì, per sentiero ben tracciato, si scende alla Madonnina e al parcheggio. Soluzione non verificata.

Scendendo dalla vetta

Un tratto di Ferrata Danesi

Riferimenti bibliografici:

Relazioni

 

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