Gran Sasso, Corno Piccolo (m.2655), IIa spalla, Parete Sud-Ovest - via Il Vecchiaccio

Gran Sasso, Corno Piccolo (m.2655), IIa spalla, Parete Sud-Ovest - via Il Vecchiaccio

Dettagli

  • Accesso stradale: vedi monografia "Gran Sasso, primi passi sulla roccia lunare"
  • Avvicinamento: vedi monografia "Gran Sasso, primi passi sulla roccia lunare"
  • Attacco: circa 10 metri prima del colletto dove si arriva dal tratto con funi di acciaio, individuare un muretto ben appigliato, parecchio a destra della direttiva della lama dove si trova la prima sosta. Poco prima si vede una porzione di parete più compatta, con visibili chiodi e cordini. Si tratta di una lunga variante, Barby (P. Iannetti, 2018), che nel primo tiro raggiunge la prima sosta della via originale, nel secondo tiro raggiunge la sosta originale successiva e nel terzo tiro si ricongiunge al centro del tiro originale. Difficoltà maggiori, soluzione non verificata.
  • Difficoltà: VII max., VI obbligato. Proteggibilità: R3.
  • Sviluppo: circa 210 metri.
  • Attrezzatura: serie di friend completa fino al n° 4 BD. Soste su spit, sui tiri qualche chiodo.
  • Esposizione: sud-ovest.
  • Tipo di roccia: calcare, bellissimo.
  • Periodo consigliato: estate, autunno.
  • Tempo salita: 3h30.
  • Primi salitori: Pierluigi Bini, Massimo Marcheggiani, Vito Plumari (detto "Il Vecchiaccio"), luglio 1977.
  • Riferimenti bibliografici:
  • Relazione
  • Lunghezza 1, IV, 40 metri: salire per rocce ammanigliate, per poi proseguire per placche e muri in obliquo verso sinistra, puntando a salire alla sosta su fix e catena, a sinistra di una fessura-lama ben evidente, sotto la direttiva di un grosso diedro strapiombante arcuato. Noi siamo saliti circa verticalmente, abbiamo superato un muro con lama e buchi, per raggiungere poi una cengia erbosa su cui abbiamo traversato a sinistra alla sosta.
  • Lunghezza 2, V+, 50 metri: traversare leggermente a destra, dove si trova la vecchia sosta su chiodi con cordoni. Salire seguendo la bella lama, che poi si allarga a camino, fino a quando non è possibile traversare in placca a destra, per raggiungere una sosta a destra del sovrastante diedro di destra. Sosta su fix, chiodo e clessidra con cordone. Meglio però evitare questa sosta, salire nel diedro appena a sinistra della sosta, e poi traversare verso sinistra (chiodi) verso il diedro opposto, per salire su un gradino a sinistra.
  • Lunghezza 3, V+, 30 metri: andare a destra, salire per diedro e poi contornare un tetto verso sinistra. Si sale ancora per diedro, fino ad arrivare ad una placca con rigole, dove in traverso a destra si trova la sosta su fittone e chiodo.
  • Lunghezza 4, VI-, 45 metri: ritornare in traverso a sinistra, fin sotto una rigola con chiodo. Salire la rigola, e poi cercare i punti deboli della placca, andando verso destra ad una clessidra con filo di ferro. Da qui si continua per la via Aquilotti 72. Salire verso il tetto sovrastante, dove è visibile il punto debole, protetto da un chiodo a pressione. Superare lo strapiombo e salire su una lista rocciosa obliqua verso destra, da seguire fino alla sosta, su due chiodi e vecchio spit. A sinistra, poco più in alto, è visibile una sosta con fix e catena.
  • Lunghezza 5, VII o A0 e VI, 45 metri: qui ci sono due possibilità: - salire a sinistra per l’uscita che Pierluigi Bini aprì durante la sua prima ripetizione, solitaria. Si tratta di una lunghezza poco protetta, che i ripetitori descrivono bella ma "da pelo" (soluzione non verificata); - salire per l'uscita utilizzata durante l’apertura, che coincide con Aquilotti 72. Seguire i chiodi a pressione ravvicinati sopra la sosta, fin sotto un tetto. Ora traversare a sinistra sotto il tetto, fino al suo termine, poi salire per fessura-lama faticosa, arrivando all'ultimo tratto più facile, che porta al termine. Sosta su fix (45m, VII o A0, VI);
  • Note: bellissima! Sicuramente da non perdere, la fama di questa via è meritata.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione del 23 luglio 2021 con Alessandro Ceriani.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.