Gruppo del Carega, Cima Mosca (m.2141) - Vajo Interrotto
Dettagli
- Accesso stradale: sull'autostrada Milano-Venezia, arrivando da Milano uscire a Montebello Vicentino, quindi seguire per Valdagno e poi entrare in Recoaro Terme. Da lì si sale verso il Passo Campogrosso dove si trova l’omonimo rifugio (buona accoglienza). Si lascia la macchina vicino al rifugio.
- Avvicinamento: dal rifugio seguire la strada asfaltata fino alla palina che indica di aver raggiunto il Passo Campogrosso (1453 metri). Ad un cartello a sinistra per la Bocchetta dei Fondi, si va verso di essa. Proseguire e al successivo bivio evitare l’indicazione per Anello storico. Continuare invece verso destra, per sentiero, e ai bivi seguire sempre per il Boale dei Fondi. Il sentiero prosegue quasi pianeggiante, poi sale e raggiunge la base dell’ampio Boale dei Fondi (itinerario di discesa). Proseguire in traverso e poi in salita, fino a scendere un pendio ripido ed entrare nell’evidente Vajo dei Colori. (1h00)
- Attacco: nel Vajo dei Colori, come indicato nella relazione.
- Discesa: all’uscita della via si è già sul sentierino che porta alla discesa (eventualmente è possibile salire sulla Cima Mosca, puntando verso l’alto). Dalla direzione di arrivo dall’ultimo tiro, seguire il sentiero in traverso verso sinistra, un centinaio di metri sotto la cima. Si traversa lungamente, con qualche piccolo saliscendi, arrivando ad un panettone nevoso. Si scende ancora un breve tratto e poi si traversa a sinistra su ripido pendio che contorna delle paretine, dove si trovano alcuni fittoni - spit per eventuale assicurazione. Si arriva così nei pressi di un'altra sella, dove si deve scendere, a sinistra, nel pendio sottostante (Boale dei Fondi). Si scende su pendio ripido all'inizio (max 40°), poi per tutto il Boale, fino a raggiungere il sentiero orizzontale seguito all'andata. Tornare verso il Rifugio Campogrosso, seguendolo verso destra. (1h30)
- Difficoltà: Neve max. 60°, passi misto max. M3, roccia max. IV. Proteggibilità: R3-R4 su roccia.
- Sviluppo: circa 700 metri di dislivello dal Passo Campogrosso alla vetta di Cima Mosca.
- Attrezzatura: serie completa di friend fino al n° 3BD, martello e qualche chiodo, qualche chiodo da ghiaccio nel caso si trovi ghiaccio (noi abbiamo trovato solo neve dura).
- Esposizione: nord-ovest.
- Tipo di roccia: la roccia presente sulla parete da superare e sui bordi del canale è per lo più friabile.
- Periodo consigliato: inverno.
- Tempo salita: 4h00. 1h00 per raggiungere il Vajo dei colori con il sentiero; 1h30 per salire il Vajo dei colori fino alla svolta per Intramosca; 1h30 per salire il Vajo Interrotto fino in vetta.
- Riferimenti bibliografici: Bellò T, Vajo che passione - Alpinismo invernale in Piccole Dolomiti e Pasubio, Valdagno 2000.
- Relazione
- Lunghezza 1, 30°-40°, passo IV, 300 metri: salire il Vajo dei Colori con pendenze moderate, spesso su resti di valanga. Quando il canale curva leggermente verso destra (raggiunge il Vajo Bianco a sinistra e il Vajo dei Camosci a destra), salire invece a sinistra per una rampa-canale laterale. Si sale contornando delle pareti friabili che sono a destra (attenzione, pericolo caduta sassi, ben visibili sulla neve). Si arriva ad un roccione nel centro, da cui traversando a sinistra si può andare verso il Vajo Valdagno. Salire invece nel canale alla destra del roccione, con pendenza più accentuata (fino a 40°-50°). Dopo un tratto di canale si trova a destra una diramazione per il Vajo Nascosto, da evitare, e più sopra, sulla sinistra si può vedere la partenza del Magic Couloir, spesso molto roccioso e in condizioni non ideali. Si continua nel canale principale, fino ad una strozzatura con un roccione, che se è secca deve essere salita su roccia (un cordone a destra, probabilmente fattibile anche a sinistra, sosta attrezzabile a friend a destra). Si arriva ad un trivio: a destra sale il Vajo dei colori, al centro la variante Hypermosca (che si può salire sia per evitare la parte difficile di Supermosca che per continuare fino in vetta nel canale Intramosca), a sinistra sale il Vajo Supermosca.
- Lunghezza 2, 50°-60° e un breve saltino verticale (III+), 150 metri: salire nello stretto canalino centrale, che presenta un breve saltino verticale roccioso (III+). Poco dopo, il Vajo Intramosca dovrebbe proseguire per un canalino ripido a sinistra, che arriva ad una selletta, da cui si dovrebbe anche poter raggiungere il Supermosca, a sinistra, tramite il collegamento Hypermosca (soluzioni non verificate). Si prosegue invece nel canale più grande che tende verso destra ed arriva sotto un tratto più ripido, da noi trovato roccioso. Sosta precaria da organizzare su spuntone, friend più in alto.
- Lunghezza 3, III+ marcio, misto M3, 30 metri: salire il diedro rampa di roccia molto friabile e pericolosa, per poi traversare leggermente a destra a raggiungere rocce e neve. Si sale ora tendendo a sinistra, fin sotto una paretina, si traversa a destra e si scende un paio di metri in un canale parallelo, sosta da organizzare su friend e clessidra.
- Lunghezza 4, passi di III, misto facile, 30 metri: salire verso destra, per arrivare al punto debole di una paretina. Si sale e si entra in un canale di roccette e misto, che arrivano ad una crestina, oltre la quale si organizza la sosta (utili chiodi da roccia). La Cima Mosca è a sinistra, rispetto alla direzione di arrivo. Noi abbiamo trovato terreno completamente secco, e non siamo saliti.
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Note:
bel canale (Vajo nella terminologia locale), che abbiamo trovato in condizioni non buone. Il tratto completamente roccioso è molto friabile, consigliabile farlo con presenza di neve. Nessuna sosta presente, costituisce una salita molto alpinistica, salvo trovare tutto il Vajo con neve portante.
La relazione quindi è riferita alle condizioni trovate.
L’idea iniziale era quella di salire il Vaio Intramosca, ma solo arrivati in cresta abbiamo saputo di aver salito un altro Vajo… In effetti è difficile orientarsi nella miriade di canalini che si trovano in queste pareti. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione del 13 febbraio 2022 con Giorgio Fabbri e Claudio Boldorini, Alessandro Ceriani, Luca Scotti e Pietro Ceriani, durante il corso A3 della Scuola Guido della Torre.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.