Catinaccio Centrale, Punta Emma (m.2617) - via Architettura Gialla

Catinaccio Centrale, Punta Emma (m.2617) - via Architettura Gialla

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere Pera di Fassa, nella valle omonima. La navetta che portava al Rifugio Gardeccia è stata interdetta. Quindi ora ci sono due possibilità:
    • andare in macchina fino alla frazione di Munciòn (parcheggio poco dopo il paese, prima del cartello di divieto di transito), e da lì raggiungere il Rifugio Gardeccia seguendo la strada asfaltata, in circa 1h;
    • parcheggiare alla seggiovia di Pera di Fassa e salire con essa per due tronconi (in stagione estiva probabilmente aperto anche il terzo troncone). Dal secondo troncone un comodo sentiero porta al Rifugio Gardeccia in circa 0h30.
  • Avvicinamento: dal Rifugio Gardeccia seguire l’evidente strada sterrata che sale ai rifugi Vajolet e Preuss (sentiero 546). Arrivati ai rifugi salire per il sentiero 542 che va verso il rifugio Re Alberto, ma lasciarlo poco sopra, seguendo tracce che vanno a sinistra verso la cengia che sta alla base della Punta Emma. Tempo: circa 1h00 dal rifugio Gardeccia, 0h10 dal rifugio Vajolet.
  • Attacco: si trova alla base della evidente rampa obliqua che sale da destra verso sinistra.
  • Discesa: dalla vetta seguire un crestone in direzione rifugio Re Alberto (qualche ometto).
    • Soluzione classica consigliata ma non verificata: scendere verso la parete nord-ovest, con un breve tratto molto esposto, puntando, come direzione, alla forcella tra la Punta Emma ed il Catinaccio. In corrispondenza di un piccolo terrazzino con ometto c'è un ancoraggio cementato per effettuare una calata in corda doppia e raggiungere il canale sottostante. Da qui scendere al sentiero che da Rifugio Re Alberto porta verso il Rifugio Vajolet.
    • Seguendo un ometto a sinistra (faccia verso il Rifugio Re Alberto), siamo scesi in un intaglio a sinistra con facile arrampicata, fino ad un piccolo terrazzino attrezzato con due chiodi e cordini, che abbiamo rinforzato con un cordone su spuntone. Ci siamo calati nel canale tra la Punta Emma ed il Catinaccio e siamo risaliti brevemente alla forcella. Da li siamo scesi nel canale verso il Rifugio Re Alberto, sfruttando ancora la corda doppia (60 metri, qualche difficoltà di recupero). Dopo circa 10 metri, visto il terreno repulsivo per neve ripida, abbiamo doppiato uno spigoletto a destra (faccia a valle), raggiungendo un cengetta rocciosa. Dopo circa 10 metri abbiamo attrezzato un grosso spuntone con cordone e ci siamo calati per 60 metri fino al grande canale dove passa il sentiero. Scendere poi verso il Rifugio Vajolet.
    Tempo: circa 1h30 al Rifugio Vajolet.
  • Difficoltà: VI+ e A0, A1. In libera max VIII. Proteggibilità: R3.
  • Sviluppo: circa 300 metri alla fine delle difficoltà, più altri 200 metri facili per arrivare in vetta.
  • Attrezzatura: serie di friend fino al 3 BD, abbiamo usato un paio di volte il n°4, ma non è indispensabile. Necessaria una staffa. Eventualmente un martello e un paio di chiodi se dovessero esserci problemi con chiodi fuoriusciti. Soste attrezzate con un fix e un cordone in clessidra, oppure due fix. Lungo i tiri cordoni in clessidra, chiodi, un paio di fix.
    Per la ripetizione invernale abbiamo usato una picozza a testa, per avvicinamento e discesa, e un paio di ramponi a testa per l’avvicinamento.
  • Esposizione: sud-est.
  • Tipo di roccia: dolomia, ottima nei primi tiri grigi, poi gialla e ripulita ma con zone ancora friabili a cui bisogna fare attenzione.
  • Periodo consigliato: estate, autunno. La relazione è relativa alla prima ripetizione invernale, con condizioni buone della via.
  • Tempo salita: 5h00 al termine delle difficoltà (tiro 9), più 1h00 per arrivare in cima.
  • Primi salitori: Heinz Grill, Florian Cluckner, Barbara Holzer, giugno 2018.
  • Riferimenti bibliografici: http://www.arrampicata-arco.com/via-architettura-gialla.html
  • Relazione
  • Lunghezza 1, max III, 45 metri: salire la rampa ascendente verso sinistra, che presenta un primo saltino più dritto. Si può stare all'interno del canalino oppure sulle roccette di sinistra. Si sosta su un ripiano a sinistra, in corrispondenza di un chiodo, sosta in comune con la classica Steger, da rinforzare.
  • Lunghezza 2, VI+, 30 metri: la via Steger continua a salire nella rampa, invece traversare a destra, rimontare un pilastrino e salire per muro grigio molto bello. Si sale dritto e poi leggermente verso sinistra.
  • Lunghezza 3, VI-, 40 metri: salire sopra la sosta per vago diedrino, verso uno strapiombino. Affrontarlo sulla destra. Si continua per altro diedrino e poi si sale verso sinistra.
  • Lunghezza 4, VI, A0, 25 metri: salire a sinistra della sosta, verso un tetto, poi traversare a sinistra, quindi scendere leggermente e portarsi sotto la direttiva di un cordone, posizionato nel punto debole del tetto. Salire e superare il tetto, sosta a sinistra. Attenzione, roccia delicata.
  • Lunghezza 5, VI+, A0, A1, 30 metri: su per diedro con fessura, per poi spostarsi su parete verticale-strapiombante a sinistra. Si continua a traversare, in ascesa, con alcuni passi obbligati, fino alla sosta.
  • Lunghezza 6, VI+, A0, A1, 25 metri: salire sopra la sosta e poi spostarsi verso destra. Proseguire nel tiro in obliquo verso destra, fino all'ultima protezione, dalla quale si traversa a destra a doppiare uno spigoletto, oltre il quale c'è la sosta.
  • Lunghezza 7, V+, 25 metri: salire per muretto e poi traversare a sinistra su placca, fino alla sosta in una nicchia.
  • Lunghezza 8, VI+, A0, 40 metri: salire a sinistra della sosta, superare uno strapiombo e continuare abbastanza verticalmente. Si arriva ad un muro sotto ad un tetto. NON salire verso un cordino e due vecchi chiodi visibili a destra, ma puntare ad un cordino a sinistra. Salire poi verso sinistra fino allo spigolo. Lo si doppia e si sale facilmente su rocce grigie ammanigliate, fino alla sosta sotto un grosso tetto, leggermente a destra.
  • Lunghezza 9, VI, 30 metri: traversare a sinistra sotto il tetto, quindi al suo termine salire per il suo spigolo di sinistra. Si continua su muro verticale, fino ad una zona adagiata al termine delle difficoltà. Sosta su due clessidre cordonate.
  • Lunghezza 10, III, 60 metri: salire per canale con roccette, sopra la sosta, fino ad arrivare ad un terrazzino con ometto, sosta da organizzare.
  • Lunghezza 11, II, 150 metri: su ancora per roccette, seguendo poi una vaga cresta senza percorso obbligato, fino ad arrivare in cima alla Punta Emma.
  • Note: la salita descritta costituisce la prima ripetizione invernale. Dato il clima mite del periodo e le scarse precipitazioni nevose, l’arrampicata non è stata disturbata da neve/ghiaccio, anche nella zona facile superiore.
    Da segnalare, alla data della nostra ripetizione:
    • neve dura nel traverso per arrivare all’attacco, necessari i ramponi;
    • primi metri della rampa obliqua sporchi di neve, saliti con scarpe da avvicinamento;
    • nel canale dove ci siamo calati tra la Punta Emma e il Catinaccio presenza di neve;
    • neve anche scendendo dalla forcella e nel grande canale che scende al Rifugio Vajolet.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione del 23 febbraio 2020 con Alessandro Ceriani.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.