Catinaccio, parete Est (m.2981) - via Leviti-Nemela
Dettagli
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Accesso stradale:
raggiungere Pera di Fassa, nella valle omonima. La navetta che portava al Rifugio Gardeccia al momento della ripetizione è stata interdetta. Quindi ora ci sono due possibilità:
- andare in macchina fino alla frazione di Munciòn, e da lì raggiungere il Rifugio Gardeccia seguendo la strada asfaltata, in circa 1h00 (soluzione non verificata);
- parcheggiare alla seggiovia di Pera di Fassa e salire con essa per due tronconi (in stagione estiva probabilmente aperto anche il terzo troncone). Dal secondo troncone un comodo sentiero porta al Rifugio Gardeccia in circa 0h30.
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Avvicinamento:
dal Rifugio Gardeccia seguire l'evidente strada sterrata che sale ai rifugi Vajolet e Preuss (sentiero 546). Poco più sotto del rifugio Vajolet, lasciare la strada sterrata e prendere a sinistra il sentiero 541. Seguirlo fino a quando ci si trova sotto la direttiva della parte destra della parete. Salire allora verso di essa per ghiaie e sassi, fino a raggiungere un avancorpo che si trova sotto la direttiva dei gialli, più a sinistra della parete nera che si trova sotto il grande catino di destra del Catinaccio. Salire per roccette nel lato destro dell'avancorpo, che forma un intaglio con la parete. Ad un certo punto l'intaglio diventa difficile. Non salire lì ma aggirare a sinistra e poi salire verso la parte superiore dell'avancorpo (non traversare ancora più a sinistra verso uno spuntone con cordone). Si scende verso la parete dentro l’intaglio (possibile neve a inizio stagione) e si traversa verso sinistra.
Tempo: circa 1h00 dal rifugio Gardeccia, 0h30 dal rifugio Vajolet. - Attacco: la sosta su due fix si trova al termine dell’intaglio, sulla parete.
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Discesa:
discesa: due possibilità se si esce dalla via per la variante di L13. Nel dettaglio:
- soluzione non verificata: se in L14 si è saliti verso la forcella, è possibile salire in vetta per la cresta est, oppure continuare nel grande catino, salendo in obliquo, per raggiungere un evidente intaglio nella cresta nord, evitando così di salire alla vetta e poi scendere a questo punto. Poi proseguire come da punto successivo;
- se si è arrivati in vetta, la discesa avviene dalla via Normale (soluzione non verificata). Dalla vetta seguire la cresta in direzione nord-ovest (presenti diversi ometti - direzione rifugio/passo Santner) sino a raggiungere una paretina verticale (III, anello cementato per eventuale calata di 20 metri). Continuare ancora lungo la cresta sino a raggiungere l'intaglio indicato nel punto precedente, dove si trova un anello cementato. Effettuare le seguenti doppie nel camino verso il rifugio/passo Santner:
- doppia 1, circa 40 metri lungo il camino, sino a quando questo diviene stretto;
- doppia 2, 45 metri, sino a raggiungere un piccolo terrazzino sulla destra (nicchia gialla);
- doppia 3, 20 metri fino al ghiaione.
- In breve si raggiungono il passo e rifugio Santner dai quali si continua per sentiero, sino al sottostante rifugio Re Alberto. Con il sentiero n. 542 (qualche breve tratto attrezzato) scendere sino al rifugio Vajolet e poi rientrare al rifugio Gardeccia seguendo la strada dell'avvicinamento.
- discesa in doppia, soluzione scelta da noi, da ritenere anche scappatoia in caso di emergenza.Arrivati con L14 alla sosta di Spittomania, scendere in doppia. Le soste sono genericamente su 1 fix e 1 chiodo, con cordone e maglia rapida/moschettone. Attenzione alla individuazione delle soste e a non scendere oltre. Gli spit in parete sono davvero pochi, quindi occorre scendere con calma per individuare le soste. Noi abbiamo saltato delle soste, ma consiglio di effettuarle tutte, per evitare eventuali errori. In particolare, abbiamo fatto una doppia da sosta 5 a sosta 2, 55 metri (la somma dei tre tiri ha sviluppo di 80 metri, ma scendendo in maniera lineare la lunghezza è inferiore) non individuando le altre calate. In questo modo si rimane staccati un paio di metri nel vuoto rispetto alla cengia dove si trova la sosta 2, che abbiamo raggiunto con molta difficoltà. Occorre fermarsi alle altre soste e spezzare le calate. L’ultima doppia porta al torrione di accesso, da cui si scende come per l’avvicinamento, e si torna al sentiero.
- Difficoltà: VI/VI+ e A1. Proteggibilità: R3, zone R4. Attenzione: !!!
- Sviluppo: circa 455 metri.
- Attrezzatura: le soste dei primi tiri sono a fix, poi sono attrezzate a chiodi/clessidre/spuntoni. Nei tiri in artificiale molti chiodi, poi più rarefatti e anche assenti del tutto. Portare martello e qualche chiodo per emergenza, una serie di friend dal micro al n°3 BD, due staffe per il primo di cordata (una staffa per il secondo può bastare).
- Esposizione: est.
- Tipo di roccia: dolomia, spesso friabile ma un po' ripulita, a zone migliore.
- Periodo consigliato: estate-autunno.
- Tempo salita: 9h00/10h00
- Primi salitori: Aldo Leviti e Ivo Nemela, agosto 1973.
- Relazione
- Lunghezza 1, IV, 35 metri: traversare verso sinistra, in leggera discesa, fino alla sosta su due fix. Attenzione, roccia friabile.
- Lunghezza 2, A1, VI, 30 metri: salire e superare lo strapiombo sopra la sosta (chiodi, ma uscita obbligata in libera), per poi traversare a sinistra e salire un diedrino, sosta a sinistra su due fix.
- Lunghezza 3, VI, A1, 30 metri: traversare a sinistra e poi seguire una fessurina, sosta su due fix.
- Lunghezza 4, A1, breve tratto V, 20 metri: seguire una fessurina con chiodi, al termine della quale si supera uno strapiombino, sopra il quale c'è la sosta a sinistra su due fix.
- Lunghezza 5, A0, A1, 30 metri: traversare a sinistra, a raggiungere una fessura, e seguirla. I chiodi poi piegano verso sinistra e salgono a superare uno strapiombino. Molti chiodi. Sosta su due fix.
- Lunghezza 6, A0, VI, 30 metri: andare verso sinistra e salire l'evidente diedro. Al suo termine si va a sinistra su roccette più facili, fino alla base di una paretina. La si sale e si raggiunge la sosta su due chiodi e un chiodo a pressione.
- Lunghezza 7, VI, 20 metri: salire a destra della sosta a raggiungere dei chiodi, poi traversare a destra e superare uno spigolino. Si traversa a destra su roccia più facile, fino alla sosta su due fix.
- Lunghezza 8, V+, 30 metri: traversare a destra e poi salire un muro verticale, sfruttando dei buoni buchi, puntando ad un chiodo visibile in alto (tratto sprotetto). Si raggiunge il diedro a destra e lo si segue (attenzione, roccia non ottimale). Al suo termine andare a destra, salendo anche dei saltini, fino alla sosta su due chiodi e clessidra.
- Lunghezza 9, VI+, 50 metri: salire il diedro sovrastante, molto bello, fino al suo termine, dove si sosta a sinistra su chiodo e clessidra.
- Lunghezza 10, IV+, 40 metri: traversare a sinistra ad un piccolo pilastro. Lo si contorna (esposto) e si scende fino ad una cengetta. Traversare a sinistra e raggiungere il diedro-camino formato da un grosso pilastro. Si sale per esso fino alla forcella formata dal pilastro con la parete. Sosta su massi.
- Lunghezza 11, V, 55 metri: salire per bel muro con buchi e lamette, dritto e obliquando leggermente verso destra, fino a raggiungere un diedro-camino. Lo si percorre e quando diventa visivamente difficile si traversa a destra e si raggiunge la sosta su due chiodi.
- Lunghezza 12, V, 30 metri: salire a destra una fessura di buona roccia, poi arrivare alla base di un muro dove occorre salire cercando i punti deboli (attenzione, roccia da verificare e poco proteggibile). Al termine si raggiunge una cengia con grosso spuntone dove si sosta.
- Lunghezza 13, V+, 55 metri: a sinistra si nota un camino (via originale, non seguita da noi). Questa invece la variante seguita da noi: salire nel camino di destra, dall'aspetto friabile ma che in realtà presenta buona roccia. Al suo termine, a destra, si sosta su clessidra e chiodo.
- Lunghezza 14, III+, 30 metri: scendere a destra per spigolo e canaletto (III+), fino ad una cengia (eventualmente organizzare una doppia). Da qui due possibilità: 1. salire per una rampa verso una forcella (III, soluzione non seguita da noi); 2. traversare a destra per roccette e poi salire qualche metro di una facile paretina. A destra si nota il cordone dell’ultimo sosta della via Spittomania (clessidra e fix). La si raggiunge per la discesa in doppia.
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Note:
via di grande soddisfazione, in ambiente super.
Complimenti agli apritori, che hanno dovuto chiodare con meticolosità, grande lavoro e bravura tutta la parte iniziale. E’ vero che hanno usato anche dei chiodi a pressione, ma solo dove non è stato possibile chiodare con sistema tradizionale. Molti chiodi sono piantati con grande maestria, anche a sandwich (due chiodi accoppiati).
La prima parte nei gialli presenta una esposizione eccezionale, ed è molto chiodata. Per i più forti si può salire in libera (parlano di VII+ max, ma attenzione a non cadere su certi chiodi…). Comunque non mancano alcuni passaggi impegnativi. La parte dopo i gialli è poco chiodata, e presenta roccia bella in alcune zone, e da attenzione in altre. Una salita d’ingaggio quindi.
La possibilità di scendere in doppia al termine delle difficoltà, su Spittomania, rende più facile l’approccio psicologico, ma occorre ricordare che per raggiungere le doppie bisogna fare la via, uscendo per la variante (non si raggiunge prima). Noi avremmo voluto salire in cima, ma il tempo incerto ci ha spinti a scegliere le calate. -
Aggiornamento:
relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione del 9 giugno 2019 con Alessandro Ceriani.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.