Cervino (m.4478) - Cresta del Leone
Traversata delle creste con discesa sulla Hörnli (via Normale svizzera)
Dettagli
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Avvicinamento:
raggiungere il rifugio privato Oriondè (ex Duca degli Abruzzi) situato ai piedi del Cervino (m.2802) percorrendo la carrozzabile con numerosi tornanti che sale da Cervinia (2h15), oppure sfruttando la cabinovia di Plan Maison (stazione di arrivo a quota m.2548) e percorrendo successivamente il sentiero n°35 che sale al rifugio tagliando da destra a sinistra le morene alla base della parete Sud del Cervino (1h00).
Seguire il sentiero che sale a sx del rifugio, prima su erba e poi su detriti (ometti di pietre), superare una zona rocciosa più ripida e raggiungere la Croce Carrel (m.2920), luogo in cui la famosa guida Jean-Antoine Carrel morì di sfinimento dopo aver portato in salvo i suoi compagni Carlo Gorret e Leone Sinigaglia in seguito ad una lunga e faticosa discesa dalla cresta del Leone a causa di una furiosa tormenta di neve (1h20).
Rimontare il dosso dove è posta la croce e proseguire per balze rocciose seguendo qualche sporadico piccolo ometto di pietre, infine un ripido pendio detritico porta alla base di una serie di canali che solcano una parete rocciosa verticale. Portarsi 5 metri a destra di una targhetta nera e salire un canalino roccioso quasi verticale con la parete destra strapiombante e nerastra. Uscire a sx su una crestina facile ma esposta (passi di II, qualche masso mobile). Seguire il vago crestone caratterizzato da una successione di placche e gradoni coperte da molto detrito instabile, superare una targa di colore bianco e raggiungere una crestina più affilata, salirla interamente (qualche passo delicato) fino ad un ripido nevaio sotto alla parete terminale della Testa del Leone. Traversare ora a dx e raggiungere un marcato spigolo, continuare la traversata verso dx in direzione del Colle del Leone, procedere a mezza costa su un pendio detritico di massi instabili (pericolo caduta sassi), oltrepassare un infido canalino (qualche spit) e senza perdere quota raggiungere il Colle del Leone a quota m.3581, alla base della cresta Sud Ovest del Cervino (3h20).
Traversare qualche metro sulla dx e salire dei gradoni di roccia rossastra (possibile verglass), proseguire obliquando a sx su pendio detritico e raggiungere una zona di placche a gradoni caratterizzate da striature orizzontali bianche e gialle (4h00).
Da questo punto è consigliabile legarsi e procedere in conserva. Superare i gradoni sulla sx (II) e raggiungere la base di una serie di placche fessurate molto abbattute (placche Seiler II+, chiodi). Superate le placche salire una serie di gradoni ed un breve diedrino (corde fisse), fino alla base del famoso diedro verticale di 12 metri denominato la Cheminèe, purtroppo crollato interamente nell'estate del 2003. Ora si sale un muro leggermente strapiombante attrezzato con canapone e 3 gradini di staffa (molto faticoso). Proseguire per un diedro abbattuto ed uscire a sx su un comodo terrazzino (possibile sosta).Traversare due metri a sx e superare un breve canalino ghiacciato (chiodo con cordino), salire un pendio innevato e raggiungere la Capanna J.A. Carrel a quota m.3830. posizionata sul marcato crestone alla base della struttura rocciosa denominata Grande Tour. (5h00)
Il bivacco è dotato di 50 posti letto (su 3 piani), cucina con gas e pentole. Di proprietè delle Guide del Cervino, il costo del pernottamento è fissato attualmente a 15,00 euro a persona, ed è riscosso dalle guide presenti. -
Discesa:
la discesa per la Cresta del Leone con neve e ghiaccio può diventare molto delicata, nei tratti più impegnativi sono state attrezzate delle calate, calcolare almeno 4 ore per la Capanna J.A. Carrel e 3 ore circa per la stazione di Plan Maison (totale ore 7 varabili in base alle condizioni ed affollamento dell'itinerario).
Noi invece abbiamo optato per scendere sulla cresta dell'Hörnli (Nord-Est) effettuando la traversata completa della montagna.
Discesa sulla cresta dell'Hörnli (via Normale Svizzera): la discesa sul lato svizzero è interminabile. Dai 4478 metri della vetta si scende ai 3260 metri della Hörnlihutte; circa 1200 metri di dislivello su terreno ripido ed esposto, che si scende pressochè sul filo di cresta o sul fianco destro verso la parete Est. Data l'esposizione Nord-Est, neve e ghiaccio si sciolgono lentamente e rendono la discesa ancor più delicata. Per ovviare al problema sono state attrezzate delle calate ogni 60 metri dal pendio ripido poco sotto la vetta, sul filo di cresta fino alle placconate rocciose 200 metri a valle del bivacco Solvayhütte (m.4003). Nel limite del possibile e in base alle condizioni della via è consigliabile scendere in conserva per non attaddarsi eccessivamente e farsi sorprendere dal buio. In caso di emergenza fermarsi alla Solvayhütte. Scendere di corsa è comunque impossibile per via dei numerosi tratti più o meno verticali e i frequenti tappi alle soste con sovrapposizioni fastidiose delle corde a causa dell'eccessivo affollamento dell'itinerario. La parte bassa della cresta, poco sopra la Hörnlihütte è caratterizzata da una serie di grandi gendarmi di roccia discreta; alcune relazioni consigliano di evitarli e di scendere una serie di canali sulla parete Est. Noi siamo scesi rimanendo in cresta aggirando sempre le difficoltà sulla destra (qualche ometto, pochi bolli rossi sbiaditi e qualche corda fissa). Calcolare almeno 5h00-6h00.
Per il rientro in Italia dalla Hörnlihutte si scende in direzione Est su comodo sentiero fino alla stazione della telecabina di Scharzsee (1h15). Il primo troncone porta a Trockener Steg, il secondo al Piccolo Cervino (46,00 euro a persona!). Da qui scendere ai lati delle piste fino agli impianti di Testa Grigia. (0h20)
Da Trockener Steg è possibile raggiungere il Testa Grigia passando per il Teodulo con due ore di marcia su ghiacciaio (crepacci). Si scende con la funivia a Plan Maison e in telecabina a Cervinia (9,00 euro a persona). - Difficoltà: D-, passaggi su cresta di III con l'ausilio di canaponi, cavi d'acciaio e catene.
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Sviluppo:
- 1° giorno: 1282 metri
- 2° giorno: 650 metri
- Attrezzatura: N.D.A. (normale dotazione alpinistica), casco, piccozza, ramponi, un paio di friend medi, 10 rinvii, cordini e 2 mezze corde da 60 metri utili per le doppie in discesa sulla via di salita oppure sulla cresta Hörlni sul lato svizzero della montagna.
- Esposizione: sud-ovest la salita, nord-est la discesa.
- Periodo consigliato: agosto-settembre.
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Tempo salita:
- 1° giorno: dalla stazione di arrivo della telecabina di Plan Maison alla Capanna J.A. Carrel: 5h00
- 2° giorno: dal bivacco alla vetta: 4h00/5h00, variabili di molto in base alle condizioni di innevamento e affollamento della via di salita
- Primi salitori: Jean-Antoine Carrel e Jean-Baptiste Bich il 16-17 luglio 1865.
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Riferimenti bibliografici:
- Buscaini G., Alpi Pennine Volume 2: Cervino - Alta Valpelline, Guida dei Monti d'Italia C.A.I.-T.C.I.
- Vannuccini M., I 4000 delle Alpi - Cinquantatre itinerari di salita lungo le vie normali, Nordpress
- Cartografia: Kompass n° 87, Breuil-Cervinia - Zermatt, scala 1:50.000.
- Relazione
- raggiungere il terrazzo detritico dietro alla Capanna J.A. Carrel, (luogo in cui era posizionata la vecchia Capanna Luigi Amedeo), portarsi alla base della Grande Tour (Grande Torre) e salire la prima serie di corde fisse:
- Corda della Sveglia (III+): placca fessurata e strapiombino molto faticoso attrezzato con una catena. Sosta attrezzata oltre lo strapiombo. Superare una serie di gradoni, poi piccole cenge esposte aggirando la Grande Tour sul versante meridionale (dx).
- Vallon de Glaçons (II+, neve e vetrato): salire un ripido canalino innevato per qualche metro, raggiungere il canapone e proseguire su roccia vetrata. Un diedro ed una serie di placche portano alla base di un canalino.
- Crête du Coq: salire il canalino riportandosi in cresta a monte della Grande Tour, non affrontare direttamente i gendarmi rocciosi ma mantenersi sul lato meridionale della cresta (dx) collegando una serie di facili cenge.
- Il Mauvais Pas (III): proseguire verso dx superando una stretta cengia molto esposta. Portarsi ai piedi di una placca denominata Rocher des Ecritures dove dovrebbe essere visibile l'incisione che riporta le iniziali di Jean-Antoine Carrel. Scendere per placche di roccia chiara fino alla base di un ripido pendio innevato attrezzato sul lato sinistro con un sottile cavo metallico parzialmente sepolto dalla neve.
- Linceul: salire il pendio innevato fino ad un gradone roccioso dove termina il cavo metallico, aggirarlo sulla dx e proseguire per rocce e neve fino alla base di un diedro verticale di 30 metri attrezzato con una catena.
- Grande Corde o Corda Tyndall (III+, molto faticoso): salire il diedro superando qualche breve tratto anche strapiombante e riportarsi in cresta a quota 4080 m. (2h00)
- proseguire su cresta costituita da lastre di roccia inclinata: noi le abbiamo trovate completamente innevate, e siamo stati costretti a superare numerosi tratti di misto delicato, aggirando le maggiori difficoltà sul lato svizzero (sx).
- Cravate: superare una larga cengia orizzontale innevata sul versante italiano. Proseguire per il filo di cresta e raggiungere la sommità del Pic Tyndall a quota m.4241. (3h00)
- Cresta Tyndall (cresta affilata ed esposta, attenzione alle cornici): proseguire sul filo di cresta pressochè orizzontale per circa 200 metri fino ad salto roccioso di circa 10 metri (calata attrezzata) che conduce ad un profondo intaglio alla base della Testa del Cervino.
- Enjambèe: scendere nell'intaglio per circa 4 metri utilizzando un vecchio cordone di colore blu, che, non essendo abbastanza lungo, obbliga ad un piccolo saltino per raggiungere la cengia sottostante. Con una piccola sgambata portarsi sulla parte opposta dell'intaglio alla base della parte terminale della cresta. (3h45)
- Colle Fèlicitè: risalire un canalino di rocce e neve, proseguire su cresta fino ad un ampia cengia alla base di un salto verticale (sosta attrezzata). Traversare a dx per circa 5 metri ed aggirare il muro verticale per un diedrino abbattuto, salire un breve pendio di rocce e neve, superare un gradone di roccia grigia, infine una fessura porta ad un terrazzino denominato Colle Fèlicitè dove parte l'ultima serie di corde fisse. (4h15)
- Scala Jordan: sfruttando il canapone salire un breve diedrino, poi qualche metro sulla destra risalire un muro fino ad una cengia, proseguire in direzione del canapone successivo e superare una placca verticale di circa 10 metri, uscire su un piccolo terrazzino inclinato (soste attrezzate). Traversare 2 metri a destra e raggiungere il primo dei dodici gradini in legno della Scala Jordan. Salire la scala superando un tratto leggermente strapiombante ed uscire alla base di una placca attrezzata con un canapone.
- Corda Pirovano: salire la placca attrezzata, superare un breve saltino (faticoso) ed uscire su una placca liscia di colore grigio molto inclinata alla base di un muro strapiombante.
- Gite Wentworth: seguire il canapone traversarsando a sinistra su placca fino ad uno spigolo esposto.
- Pas Thioly: salire per crestina su buona roccia, due canaponi portano verso destra una cengia molto stretta denominata Pas Thioly.
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per facili roccette innevate raggiungere la vetta italiana a quota m.4476. (5h00)
Scendere qualche metro e raggiungere il colletto dove è stata posizionata la famosa Croce di ferro.
La vetta svizzera (m.4478) si trova 60 metri ad Est, per raggiungerla è necessario percorrere la cresta affilata facendo attenzione alle numerose cornici nevose sul versante italiano. -
Note:
con neve e ghiaccio si affrontano numerosi tratti di misto delicato.
Scalare il Cervino per la cresta del Leone ci ha regalato delle emozioni indimenticabili. E' un'ascensione lunga e faticosa, le corde fisse agevolano il superamento dei passaggi più difficili e delicati, ma rappresentano la minima parte dell'itinerario. Pertanto è consigliabile affrontare la salita con un'adeguata esperienza alpinistica, in ottimo stato fisico e con condizioni meteo stabili. - Aggiornamento: relazione a cura di Simone Rossin, da un'ascensione effettuata con Isidoro Castelli l'11 Agosto 2011.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.