Moiazza, Pala delle Masenade (m.2413) - via Soldà

Moiazza, Pala delle Masenade (m.2413) - via Soldà

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere il Passo Duran, a cui si può arrivare sia da Longarone sia da Agordo. Si arriva al rifugio C. Tomè e si parcheggia.
  • Avvicinamento: seguire il sentiero 549 che parte a sinistra del rifugio, e si collega ad una strada sterrata. Andare verso sinistra, fino ad arrivare al rifugio Carestiato (circa 0h40). Qui continuare a destra prendendo il sentiero che va verso le pareti (Alta via n°1), superare il bivio per la ferrata Costantini fino ad arrivare sotto la direttiva del canalone che scende dalla parete. Salire a raggiungere il canalone e seguirlo per vaghe tracce, fino ad arrivare al suo termine, dopo un paio di saltini di roccia (circa 0h30 dal rifugio Carestiato).
  • Attacco: alla base delle placconate appoggiate che si trovano a destra.
  • Discesa: due possibilità. Indicazioni in direzione di marcia:
    1. dal termine della via seguire un sentierino contro le rocce che va verso sinistra (bolli rossi, tracce). Continuare con un lungo traverso, fino a quando taglia verso valle, prima di arrivare al termine della grossa cengia. Si scende per pendio e poi si taglia a sinistra. Con alcuni traversi a destra e sinistra, il sentiero scende gradualmente. In un punto, ad un bivio in corrispondenza di un roccione, prendere la traccia verso destra. Ancora per traversi e tratti in discesa, si arriva infine a collegarsi col sentiero, che seguito verso sinistra riporta al rifugio Carestiato. Qualche passo di I e II;
    2. dal termine della via salire fin contro le rocce e traversare verso destra, seguendo tracce e ometti, fino a trovare la ferrata Costantini, da cui si scende per arrivare poco lontani dal rifugio Carestiato (soluzione non verificata).
  • Difficoltà: VI+ max., VI obbligato. Proteggibilità R3.
  • Sviluppo: circa 375 metri.
  • Attrezzatura: serie di nut e serie di friend fino al n°3 BD, martello e qualche chiodo consigliati. Soste quasi tutte attrezzate, su clessidre e chiodi, alcune da rinforzare. Sui tiri presenti pochi chiodi.
  • Esposizione: sud.
  • Tipo di roccia: dolomia, ottima nelle zone nere e grigie, buona nelle altre.
  • Periodo consigliato: parete calda, che può essere percorsa anche in stagione inoltrata, neve permettendo.
  • Tempo salita: 6h00.
  • Primi salitori: Gino Soldà, Hans Kraus, 1959.
  • Riferimenti bibliografici: Iacopelli R., Le altre vie, Cierre Edizioni.
  • Relazione
  • Lunghezza 1, III, 50 metri: salire per placca, contornando delle lame-fessure che sono a sinistra. Si arriva ad una cengetta. Salire ancora un saltino, fino ad arrivare alla base di una fessura-spaccatura, sosta da attrezzare.
  • Lunghezza 2, V, 60 metri: salire la fessura fino al suo termine, per poi traversare a sinistra per roccette e cengia. Al termine della cengia salire per muretto e arrivare ad un ballatoio dove si trova un chiodo, sosta da rinforzare. Più in basso a sinistra si nota una sosta su spit con cordoni.
  • Lunghezza 3, IV, 25 metri: si traversa delicatamente a sinistra, fino ad arrivare ad un piccolo ballatoio dove si trovano due chiodi dove sostare.
  • Lunghezza 4, V+, 25 metri: su per muretto a destra della sosta, arrivando sotto ad una breve zona verticale che porta ad un evidente diedro. Possibile salire direttamente verso il diedro, o traversare a destra ad una zona più facile, salire e poi attraversare al diedro. Seguire il diedro (un chiodo subito), sfruttando la parete di destra. Si arriva infine a sinistra alla sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 5, VI/VI+, 15 metri: salire per diedro ad arco giallo e poi nero (alcuni chiodi). Il diedro diventa camino a sinistra e si esce al suo termine su pulpito dove si sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 6, V, 40 metri: su per fessura, uscendo a sinistra su cengetta. Si traversa leggermente, fino ad arrivare ad un chiodo sotto la direttiva di un altro diedro. Non traversare ulteriormente a sinistra, anche se è visibile una sosta. Si sale invece per il diedro arrivando ad un'altra cengia, dove si traversa a sinistra alla sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 7, VI+, 40 metri: salire sopra la sosta a raggiungere uno strapiombetto (chiodo poco sopra). Lo si supera e poi si sale in obliquo verso destra. Ora si affronta un bellissimo muro, cercando i punti deboli (qualche chiodo), salendo infine verso sinistra alla sosta su cengia, costituita da due chiodi, più un chiodo più in alto a sinistra, più clessidra da attrezzare.
  • Lunghezza 8, II, 30 metri: traversare facilmente a sinistra su cengia, fino ad una clessidra con cordone. Qui scendere leggermente, traversare e salire di nuovo alla cengia, individuando la sosta su chiodi.
  • Lunghezza 9, VI+, 30 metri: su per strapiombetto con chiodo. Ora occorre fare attenzione, per la presenza di diverse varianti. Non salire dritto a raggiungere dei chiodi con cordone leggermente a sinistra. Andare invece verso destra. Non salire per strapiombo con chiodo e clessidra cordonata più in alto (variante poco proteggibile di VII), ma traversare ancora a destra. Raggiungere un visibile gradone, da salire. Traversare a destra a raggiungere un muro con lungo kevlar su chiodo. Salire il muro e raggiungere una cengia, dove si trova la sosta su tre chiodi. Forse la via originale traversa ancora più a destra, ad evitare il muro verticale;
  • Lunghezza 10, III, 25 metri: traversare a sinistra su cengia, fino a trovare due chiodi più cordone su esile clessidra.
  • Lunghezza 11, V, IV, 35 metri: salire sopra la sosta per diedro, che poi diventa sempre più facile e a gradoni, uscendo sulla spalla sommitale, dove si sosta su grosso pino a destra.
  • Note: bella via con buona roccia e ambiente magnifico, sicuramente consigliabile. Fare attenzione ai chiodi fuori via, come descritto nella relazione.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione con Tommaso Lamantia e Luca Monfrini del 14 ottobre 2017.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.