Monte Moregallo (m.1276) - via Cresta 50° CAI

Monte Moregallo (m.1276) - via Cresta 50° CAI

Dettagli

  • Accesso stradale: da Valmadrera (Lecco) salire in auto fino alla frazione Belvedere (indicazioni per S.Tomaso).
  • Avvicinamento: seguire il sentiero n° 7 fino al Fontanino di Sambrosera. Da lì proseguire con il sentiero n° 6, senza arrivare alla bocchetta formata dalla cresta del Moregallo, ma deviando prima a sinistra, ad un cartello: "Cresta 50° CAI - IV Grado". Seguire il sentiero per una trentina di metri. (1h00)
  • Attacco: alla base di un breve salto di roccia (piccolo ometto).
  • Discesa: se si arriva fino in cima, si scende a sinistra o a destra, rispetto alla cima, per sentiero, in circa 1h15. Evitando le ultime due lunghezze (cfr. fine della relazione) si segue un sentiero che si diparte sulla destra (viso a monte). Attenzione a possibili placche di neve e ghiaccio in inverno. Lungo il sentiero, dopo un centinaio di metri, ad un bivio, va tenuta la traccia più bassa.
  • Difficoltà: max IV+, difficoltà discontinue.
  • Sviluppo: 8 lunghezze, per circa 400 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: attrezzatura scarsa: utili dadi/friend e numerosi cordini.
  • Esposizione: sud.
  • Tipo di roccia: calcare.
  • Periodo consigliato: via percorribile tutto l'anno, sconsigliata d'estate per caldo ed erbacce: preferire la stagione invernale.
  • Tempo salita: 3h00/4h00.
  • Riferimenti bibliografici: http://www.camptocamp.org/routes/286476/it/monte-moregallo-cresta-s (schizzo minuzioso, utile)
  • Cartografia:
    • TCI - Gruppo delle Grigne - scala 1:20.000
    • Multigraphic - Brianza, Prealpi Lombarde - scala 1:25.000
    • Kompass, foglio 105 - Lecco, Valle Brembana - scala 1:50.000
  • Relazione
  • (nota: difficoltà ricavate dal riferimento bibliografico indicato)
  • Lunghezza 1, II, IV, IV-, II, III: salire la placchetta iniziale (II) da destra, arrivando in una conca erbosa. Da quì si sale il pilastro sulla sinistra (IV): in posto un friend incastrato, e, più sopra, un chiodo. Dopo il chiodo si sale passando leggermente a sinistra, arrivando ad una zona di roccia molto più appigliata (il primo tratto del pilastro, non banale, è invece abbastanza placcoso). Superato l'ultimo risalto si esce a delle piante, e si prosegue per un'ulteriore pilastrino placcoso. Sosta, appesi, su alberelli: probabilmente è meglio sostare alla base del pilastrino.
  • Lunghezza 2, III, III+, IV: dagli alberelli traversare orizzontalmente, passando sul pilastro di sinistra, che si risale. Un breve tratto erboso e poi un nuovo pilastrino, con una breve placchetta iniziale, ed un ottimo chiodo. Da quì salire direttamente il breve pilastro: buone maniglie poco visibili, e, non appena ci si alza un poco, si arriva ad un tratto di roccia molto lavorata, che consente di salire agevolmente sul pilastro (piazzola). Salire ancora un paio di metri sulla placca retrostante la piazzola, sostando su massi incastrati.
  • Lunghezza 3, III, IV, IV+: traversare a sinistra e salire per rocce gradinate, abbastanza semplici, fino ad una zona erbosa (alberi a destra). Da quì salire obliquamente a sinistra, per roccette un po' sporche ed erbose, traversando la base di un canale-camino, fino alla base di un evidente pilastro esposto, di aspetto poco rassicurante. La roccia del pilastro è in realtà molto più solida e compatta di quanto sembri a prima vista, caratterizzata da bei buchi. Proteggersi in clessidre e buchi, e salire il tratto verticale ed esposto (non semplice) che è lungo pochi metri. Più sopra il pilastro diviene più semplice. Salirlo quasi integralmente e traversare a destra oltre il camino fino a sostare su piante, oppure (meglio!) sostare su chiodi a sinistra, alla base di uno dei successivi pilastri.
  • Lunghezza 4, III, IV: salire il pilastro con alla base i chiodi, per divertente crestina, fino ad un diedro-camino, da salire in spaccata per alcuni metri, e da cui uscire poi a destra, proseguendo per alcuni metri fino ad una comoda sosta su chiodi.
  • Lunghezza 5, IV, poi più semplice: salire un muretto, cui segue un tratto facile, fino ad un profondo intaglio. Scendere nell'intaglio (pianta) e risalire sulla paretina retrostante, fino a sostare su massi incastrati. Più logico e pratico sostare nell'intaglio, senza risalire.
  • Lunghezza 6, II: salire il pilastro a sinistra, e scendere sul retro. Proseguire per tracce di sentiero, rampe erbose e qualche roccetta, arrivando infine ad una curiosa spaccatura verticale, che si attraversa in leggera discesa. Usciti dalla spaccatura scendere di alcuni metri e sostare su alberelli a destra.
  • Lunghezza 7, IV+, III-: salire uno spigoletto leggermente a sinistra, spostandosi poi a sinistra (chiodo non visibile dal basso) e salendo per placche fessurate. Sopra diviene più semplice.
  • Lunghezza 8, IV+, IV+, III: già dal basso è visibile un chiodo, che indica il percorso. Salire a destra del pilastro (chiodo), traversando poi a sinistra in obliquo, salendo fino ad un tratto appoggiato. L'aspetto del pilastro è poco invitante, ma complessivamente è solido e ben chiodato: dal tratto appoggiato si sale in verticale (3 chiodi) spostandosi leggermente a sinistra man mano che si sale. Al termine del pilastro si prosegue per placchette e lame più semplici, ma non sempre solide (attenzione a ciò che si traziona). Sosta su alberelli. Da qui proseguire ancora per qualche metro per un canale erboso, fino ad un comodo slargo ove slegarsi e cambiarsi le scarpe.
  • Risalire per tracce di sentiero, erbe e qualche roccetta poco solida, raggiungendo in breve il tratto della Cresta OSA prima dell'intaglio che la separa dalle lunghezze finali. Scendere all'intaglio: da quì si può proseguire la salita (nel caso si veda la relazione della Cresta OSA o scendere direttamente per sentiero a destra (viso a monte).
  • Note: come si vede dalla seconda foto, la cresta non è ben definita, ma è piuttosto costituita da una successione di pilastrini più o meno erbosi, con roccia a tratti delicata, probabilmente anche a causa di una scarsa frequentazione.
    Sconsigliabile a principianti, nonostante le difficoltà non elevate e discontinue.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 7 maggio 2006.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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