Pale di San Martino, Sass Maor (m.2814) - via Scalet-Biasin
Dettagli
- Accesso stradale: sulla statale Fiera di Primiero - San Martino di Castrozza, individuare dopo circa 3 km da Fiera di Primiero una strada forestale parzialmente asfaltata che si dirama a destra al primo tornante a monte di Valmesta, in direzione Malga Zivertaghe (m.1375). Si parcheggia alla Malga (a pagamento), oppure si continua per la strada strerrata fino al suo termine, dove c’è un parcheggio gratuito.
- Avvicinamento: dalla Malga, o dal sentiero più a monte, salire al Rifugio del Velo con sentiero n°713, prima nei boschi, poi per tratto di strada forestale, e di nuovo nei boschi, fino ad arrivare ad una grande pietraia e infine ad una cengia rocciosa parzialmente attrezzata con funi metalliche (facile). Ad un bivio si segue sempre per il Rif. del Velo, che si raggiunge poco dopo (circa 1h30). Dal Rifugio percorrere il Sentiero del Cacciatore n°742, che procede alle sue spalle. Si arriva sulla Cima della Stanga per roccette (percorso segnato) e si scavalla sull’altro versante. Si scende ora per sentiero ripido, fino ad un bivio che indica a destra il sentiero attrezzato Dino Buzzati. Lo si tralascia, continuando per il Sentiero del Cacciatore, che presenta alcuni passaggi su roccette (I/II). Il sentiero ora si dirige verso l’evidente Sass Maor, e poi lo si abbandona quando si stacca una traccia che va verso lo zoccolo della parete. Arrivati nei pressi della parete (grotta con tracce di bivacco) si procede per rampa-canale facile, arrivando ad una sella (Banca Orba). Si procede per rampa rocciosa, arrivando ad un ripiano con ometto e poco più sopra clessidra con cordone. Si continua ancora, superando una strozzatura dopo la quale si trova un ripiano con clessidra con cordone (circa 2h, II/III e qualche raro singolo passaggio di IV).
- Attacco: dopo la strozzatura del canale, a destra della sosta su clessidra con cordone.
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Discesa:
si effettua in corda doppia e tratti di arrampicata (II/III). Indicazioni faccia a valle:
- dalla cima scendere in un intaglio, lato nord (lato opposto a quello di arrivo), traversare verso destra e scendere pochi metri in arrampicata, arrivando ad un ripiano roccioso a destra dove si trovano due anelli cementati per la calata;
- fare una calata di 20 metri ad un ripiano;
- fare una calata da 20 metri ad una cengia;
- andare verso sinistra seguendo tracce ed ometti, verso la Cima della Madonna, ben visibile (I/II). Si arriva ad un anello cementato;
- doppia di 25 metri fino al successivo anello, su un ripiano;
- doppia di 25 metri fino ad una cengia;
- scendere verso sinistra fino al successivo anello cementato;
- doppia di 25 metri al successivo anello cementato;
- doppia di 25 metri poco sotto l’intaglio tra le due cime, a sinistra;
- scendere verso sinistra nel canale dove si è arrivati, fino ad un anello di calata sopra un masso incastrato;
- doppia di 15 metri fino alla base del salto;
- scendere per il canale di destra (possibile anche in quello di sinistra), fino ad una crestina tra due canali;
- seguire la crestina, fino a trovare un ometto e freccia che indica di scendere a sinistra;
- scendere fino a due grandi massi nella cui strozzatura si trovano dei cordoni con anello di calata;
- doppia di 20 metri fino alla base del salto;
- si seguono le tracce prima verso sinistra e poi verso destra, fino al grande anellone di calata finale;
- doppia di 20 metri alla base della parete;
- traversare verso destra per tracce, che riportano alo Rifugio del Velo.
- Difficoltà: VII-/A1.
- Sviluppo: circa 600 metri.
- Attrezzatura: serie di nut e serie di friend fino al n°3 BD, martello e qualche chiodo, una staffa. Soste attrezzate su clessidre o chiodi, alcune da rinforzare. Sui tiri presenti chiodi, ma pochi (tranne gli ultimi tiri in artificiale). Zone difficili da proteggere.
- Esposizione: sud-est.
- Tipo di roccia: dolomia, ottima nelle zone nere e grigie, friabile nelle zone gialle. Anche i tratti facili superiori presentano in uscita blocchi instabili.
- Periodo consigliato: fine primavera, estate, autunno.
- Tempo salita: 10h00/11h00.
- Primi salitori: Samuele Scalet, Giancarlo Biasin, 1964.
- Riferimenti bibliografici: Rabanser I., Bonaldo O., Vie e vicende in Dolomiti, Edizioni Versante Sud.
- Relazione
- Lunghezza 1, VI, poi III, 30 metri: salire il muretto verticale grazie ad una spaccatura difficile. Nessuna protezione in loco, si consiglia di mettere un chiodo. Poco sopra, a sinistra, presente una clessidra dove proteggersi. Si continua poi più facilmente raggiungendo una rampa facile che va verso sinistra e arriva ad un muro con grossa clessidra cordonata, alla cui destra c’è un diedro.
- Lunghezza 2, IV+, 50 metri: salire per bel muro con buchi a raggiungere una rampa che va verso sinistra. Si arriva al culmine di un pilastro e si attacca la parete verticale a cui è addossato. Superarla e raggiungere una cengia dove si trova la sosta su due clessidre con cordone.
- Lunghezza 3, V, 50 metri: su per bel muro nero, con pochi punti di riferimento. Cercare i punti deboli, tendenzialmente dritto, poi verso sinistra e poi verso destra, puntando a trovare la sosta qualche metro sotto e leggermente a destra di una strozzatura con caminetto. La sosta è su un grosso chiodo, da rinforzare. Qualche metro più sopra e a sinistra c’è un altro chiodo senza anello, difficilmente rinforzabile.
- Lunghezza 4, V, 40 metri: salire verso il camino leggermente a sinistra, superarlo e poi proseguire verso destra. Salire fino ad una sosta a sinistra su clessidre con cordoni, a sinistra di un diedro.
- Lunghezza 5, IV, 30 metri: si sale per rampa verso sinistra, si continua per diedro e poi si traversa facilmente a destra (clessidra con cordone), fino alla sosta su clessidra con cordone e chiodo, dietro lo spigolo.
- Lunghezza 6, VI+, 40 metri: salire brevemente per diedrino sopra la sosta, quindi traversare a destra, scendere leggermente e raggiungere la base della evidente fessura-diedro gialla ben visibile. Si sale per essa (roccia di scarsa qualità, ma presenti diversi chiodi), si supera una lama e si sosta su cinque chiodi, su piccolo pulpito in prossimità di uno spigolo.
- Lunghezza 7, VI+/A0, 30 metri: salire ad un chiodo sotto uno strapiombo e traversare a destra per doppiare lo spigolo. Si entra così in un diedro con alcuni chiodi (roccia di scarsa qualità). Salirlo e poi uscire a destra prima del suo termine, in prossimità di una fettuccia su clessidra. Si traversa a destra a raggiungere una lista rocciosa con due chiodi accoppiati, da rinforzare con una clessidrona a destra.
- Lunghezza 8, VI/A0, 20 metri: traversare leggermente a sinistra, quindi salire un muretto e traversare a sinistra verso un chiodo visibile (prima di questo c’è una clessidra). Si sale grazie ad altri chiodi e si entra nel diedro giallo abbandonato nel tiro precedente. Su fino a due chiodi con cordone. Da lì traversare a sinistra (roccia brutta), arrivando ad un pulpito sullo spigolo, dove si sosta su due chiodi.
- Lunghezza 9, VI-, 20 metri: salire verso sinistra, fino a un visibile chiodo. Ora si va leggermente a sinistra, per poi tornare verso destra a raggiungere una fessura, da salire fino alla sosta su tre clessidre con cordoni. Roccia nera bellissima.
- Lunghezza 10, VII-, 30 metri: salire verso destra per vago diedrino (chiodo alto), fino ad un muro nero difficile con passaggio obbligato per raggiungere un chiodo (brutto) con cordino. Si continua un po’ più facilmente verso sinistra, per poi affrontare un muro verticale che porta alla sosta su tre chiodi in una nicchia.
- Lunghezza 11, V+, 40 metri: traversare a destra a raggiungere un bel muro nero. Salire dove si presenta più facile, raggiungendo un chiodo. Più sopra si arriva ad una altro chiodo sporgente. Da li traversare a sinistra verso una zona più facile. Si raggiunge un diedro da salire, per poi uscire a destra verso il suo termine, ad una sosta su tre chiodi senza cordoni.
- Lunghezza 12, VI+/A1, 30 metri: traversare a sinistra, fino a trovare una zona più arrampicabile, con dei chiodi visibili più in alto. Salire a raggiungere i due chiodi a pressione, e poi obliquare leggermente verso destra, fino alla sosta poco evidente, su due chiodi e clessidra, senza cordoni.
- Lunghezza 13, VI+/A1, 30 metri: su verso il muro giallo sovrastante (chiodi visibili). Salire prevalentemente in artificiale (molti chiodi), andando poi verso sinistra a raggiungere una fessura. La si sale e si raggiunge una fessurina liscia (passi obbligati, possibile usare friend), oltre la quale si arriva ad una nicchia con due chiodi accoppiati, un chiodo e un fix a sinistra, per organizzare la sosta.
- Lunghezza 14, A1, poi V+, 15 metri: proseguire brevemente sul muro strapiombante a sinistra della sosta (chiodi, fix, chiodi a pressione), uscendo poi verso sinistra a raggiungere un diedrino dove si sosta su un fix e chiodo.
- Lunghezza 15, III, 150 metri: salire per il diedrino sopra la sosta e continuare per facili roccette. Si raggiunge una placconata, dopo la quale si traversa verso destra su placche abbattute. Si sale in obliquo verso destra, raggiungendo il filo dello spigolo. Si sale per esso fino ad una zona di rocce rotte. Qui si entra in un canale che va verso destra e raggiunge la cresta sommitale, poco sotto la cima. Si raggiunge la cima poco sopra. Difficile organizzare soste in questo tratto.
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Note:
salita grandiosa, su una delle più belle montagne delle Dolomiti.
La via è contraddistinta da una parte iniziale abbastanza facile, una zona gialla impegnativa e con roccia friabile, una zona di roccia nera bellissima con tratti obbligati da non sottovalutare, un muro verticale/strapiombante dove l’arrampicata è principalmente artificiale, e da una uscita facile per placche abbattute e roccette. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione con Battista Casiraghi del 21 agosto 2017.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.