Torre dei Sabbioni (m.2531m) - via Livanos

Torre dei Sabbioni (m.2531m) - via Livanos

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere San Vito di Cadore, Dolomiti Bellunesi, e individuare la strada per il rifugio Scotter e il rifugio San Marco. Seguirla e parcheggiare sulla strada prima del cartello di divieto di accesso, in corrispondenza di un piccolo bar sulla sinistra.
  • Avvicinamento: seguire la strada che sale verso i rifugi, fino ad arrivare al rifugio Scotter (circa 1h, rifugio privato con possibilità di pernottamento e pasti, buona ospitalità). Continuare per strada sterrata e sentiero 226 (alle spalle del rifugio), salendo al rifugio San Marco (m.1823, circa 0h30 dal rifugio Scotter). Sempre con segnavia 226 si sale alla Forcella Grande (m.2255), prima nel bosco e poi in un canale, continuando un po’ a destra e un po’ a sinistra di esso. Arrivati alla Forcella, la Torre dei Sabbioni è ben evidente a destra, con vista proprio sulla parete sud-ovest. Non perdere dislivello, ma seguire una traccia a destra che taglia dei grandi ghiaioni, arrivando poi nei pressi della Torre. Si punta ad un evidente tetto triangolare a pochi metri da terra, dove si possono lasciare zaini o altro materiale. Da qui si segue una vaga traccia che scende leggermente e continua in piano, fino alla direttiva di una rampa rocciosa sotto degli strapiombi rocciosi, che a sinistra ha un punto di debolezza. Salire lì e poi percorrere brevemente la rampa, verso destra (1h00 dal rif. San Marco, in totale da valle 2h30 circa).
  • Attacco: sotto la direttiva di un diedro giallo, unico punto debole tra una serie di strapiombi. Sosta da attrezzare.
  • Discesa: percorrere la piatta cima verso sud est (dall’uscita della via, la direzione è verso il lato opposto, a destra). Individuare un ometto e un vecchio golfare, poco prima di un salto (attenzione). Poco più sotto del golfare, a sinistra, si trova una sosta con due spit e catena.
    Da qui scendere con una corda da 60 metri, indicazioni faccia a valle:
    • doppia 1 di 10 metri alla cengia poco sotto, dove si trova una sosta su due spit e cordone su banconata rocciosa;
    • doppia 2, circa 25 metri alla cengia superiore, andare leggermente a destra a trovare la successiva sosta di calata su due fix con catena;
    • doppia 3, circa 25 metri alla cengia mediana, fino ad un fittone singolo con grossa maglia rapida;
    • doppia 4 di quasi 30 metri dentro il canale sotto la direttiva del fittone, fino ad un terrazzino formato da un grosso masso incastrato. Sosta a a sinistra, con tre chiodi e un fix;
    • doppia 5 di 20 metri alla base del canale;
    • traversare su cengia a sinistra, verso un ometto. Individuare un fix con maglia rapida;
    • doppia 6, circa 25 metri alla base dei gradoni, su grossa sella;
    • da qui scendere verso nord (sinistra) e poi andare a destra, ad evitare una prima zona ripida. Si traversa di nuovo verso sinistra, trovando una debole traccia e degli ometti, che portano ad un canale detritico. Scendere per esso (inizialmente ripido, fare attenzione, non raggiungere un grosso ometto in alto sul bordo opposto del canale) e seguirlo tutto, fino a dei ghiaioni dove si continua per traccia e alcuni ometti, che vanno verso sinistra, facendo il giro della torre. Si arriva alla parete sud-ovest, si risale un pendio e si torna sotto la direttiva dell’attacco della via. Continuando si torna al grande tetto dove si sono lasciati gli zaini (fin qui circa 1h). A ritroso col percorso di andata si torna a valle.
  • Difficoltà: VI+, VII-/A1, A2+.
  • Sviluppo: circa 300 metri.
  • Attrezzatura: serie di nut e serie di friend fino al n°4 BD, martello e buona scelta di chiodi (per il tiro del muro nero servono anche chiodi corti). Due staffe. Soste quasi tutte attrezzate con due chiodi (vedere la descrizione dei singoli tiri), ma alcune da rinforzare. Sui tiri presenti pochissimi chiodi, la maggior parte di essi molto datati. Consigliate corde da 60 metri (per la discesa in doppia, così se ne può usare una sola).
  • Esposizione: sud-ovest.
  • Tipo di roccia: roccia per lo più delicata e friabile, con alcune zone buone.
  • Periodo consigliato: estate, autunno, parete fredda. La parete prende il sole tardi, verso mezzogiorno, quindi è consigliato salirla in periodi con isoterma alta.
  • Tempo salita: 8h30.
  • Primi salitori: Georges Livanos e Geneviève “Sonia” Livanos, 7 agosto 1969.
  • Riferimenti bibliografici: Rabanser I., Bonaldo O., Vie e vicende in Dolomiti, Edizioni Versante Sud.
  • Relazione
  • Lunghezza 1, VI+, 25 metri: salire per diedrino giallo friabile, fino a quando è evidente la possibilità di traversare a sinistra grazie ad una lista rocciosa per i piedi. Si trova un chiodo e dopo alcuni metri un altro chiodo all’altezza dei piedi. Da qui occorre scendere e traversare in grande esposizione, a raggiungere un diedro, da salire più facilmente fino alla sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 2, VI+/VII-, 35 metri: traversare a sinistra per cengetta, quindi salire per buona roccia grigia, fino ad individuare un chiodo sotto uno strapiombo. Superarlo a sinistra e poi andare verso sinistra. Puntare ad un bombamento alla cui base c’è un chiodo. Dal chiodo si traversa molto delicatamente verso sinistra, a prendere una fessura con lama. La si risale e si arriva alla sosta su grande cengia, su due chiodi. Dopo il primo breve tratto di roccia buona, la roccia diventa molto delicata e friabile, fare molta attenzione, questo è il tiro più impegnativo della via.
  • Lunghezza 3, V+, 20 metri: traversare a destra a raggiungere un diedro. Salirlo su roccia abbastanza buona e raggiungere un’altra cengia, dove si sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 4, A2+, passi di V+, 40 metri: traversare a sinistra su grande lista rocciosa, superare una nicchia e prima della successiva individuare un muro grigiastro con un chiodo visibile in alto. Qui occorre salire chiodando il muro. Conviene partire sotto la direttiva del chiodo (inizialmente facile), raggiungere uno strapiombino ed evitarlo alla sua sinistra. Salire al chiodo presente (buono) e rinforzare con un friend medio nella fessura formata da una buona lama alla sua sinistra. Salire ancora e poi andare verso destra, su rocce evidentemente più facili. Sono possibili diversi passi in libera sul muro grigio, ma la chiodatura è difficile e i chiodi che si possono piantare sono di scarsa qualità, quindi è consigliabile salire prevalentemente in artificiale cercando di sollecitare poco i chiodi. Si raggiunge una zona abbattuta e si risale un ultimo muretto che porta ad una cengia. Si sale un ultimo saltino e si va a sostare alla base di un diedro grigio ben visibile. Un chiodo di sosta, da rinforzare.
  • Lunghezza 5, V+, passi di VI, 45 metri: su per il diedro, arrivando quasi al suo termine. Quando si è quasi ad uno strapiombo, si traversa facilmente a destra per facili rocce (non traversare più sotto su lista rocciosa, è difficile!). Si procede per terreno abbattuto e un ultimo saltino che porta ad una cengia, dove è evidente una grande nicchia. Sostare qualche metro a destra della nicchia, su due fix con cordone.
  • Lunghezza 6, V+, poi IV+, 40 metri: traversare a sinistra nella nicchia e poi arrivare alla base di un diedro grigio alla sua sinistra. Il tratto tra la nicchia e il diedro è molto delicato, e anche il breve muretto ad entrare nel diedro (roccia friabile non proteggibile). Possibile proteggersi con friend subito dopo la nicchia. Si continua più facilmente per il diedro, fino a raggiungere una cengia dove si sosta su due chiodi, sotto la direttiva di un camino che porta ad un tetto giallo con fessura.
  • Lunghezza 7, VI+/A1, 30 metri: salire direttamente nel camino (visibile più in alto un chiodo). Si continua faticosamente per fessura (cuneo), fino ad arrivare sotto al tetto (è possibile arrivare qui anche dal muro a sinistra del camino, chiodo visibile, dovrebbe essere l’originale Livanos, delicato). Proseguire uscendo dal tetto (utile friend n°3 BD), e raggiungere un chiodo a pressione a destra. Ora si continua per fessura- diedro verticale fino alla sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 8, VI, 35 metri: salire per saltini e raggiungere una fessura leggermente a sinistra. Si arriva ad una fessura con bombamento, da superare direttamente, e si continua per bella fessura-diedro, uscendone poi a sinistra, per continuare fino alla sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 9, V+, un passo VI+, 25 metri: salire su gradone sopra la sosta. Da qui traversare leggermente a sinistra e superare direttamente un muretto, fino ad arrivare ad un chiodo. Traversare a sinistra, stando leggermente bassi. A metà traverso si trova una clessidra da attrezzare. Traversare ancora fino a raggiungere un diedrino (chiodo). Salire direttamente il breve salto (scorbutico) e arrivare ad un piccolo pulpito, proprio sotto la piatta cima. Si attrezza una sosta su clessidra formata da due massi. Si sale poi facilmente alla cima, circa due metri sopra.
  • Note: via molto impegnativa, assolutamente da non sottovalutare. La chiodatura è minimale, la roccia spesso friabile e alcuni tratti sono di difficile protezione. Solo per alpinisti con esperienza consolidata su questo genere di vie. Naturalmente la soddisfazione che deriva dalla salita  è grande, se si cerca l’ingaggio e un itinerario non addomesticato dalle ripetizioni e dall’aggiunta di chiodi.
    Mentre salivamo pensavamo a Livanos, che con Sonia ha aperto questa via il 7 agosto 1969, in giornata: grande!
     
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter “Pres“ Polidori, da una ripetizione con Saverio de Toffol e Battista Casiraghi del 16 luglio 2017.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.