Val d'Adige, Punta Piagù (m.1094), Pilastro della paura (toponimo proposto) - Via Psycho (Dedicata a Chiara Beltrame e Rafael De Miguel)

Val d'Adige, Punta Piagù (m.1094), Pilastro della paura (toponimo proposto) - Via Psycho (Dedicata a Chiara Beltrame e Rafael De Miguel)

Dettagli

  • Accesso stradale: tramite l'autostrada del Brennero uscire ad Ala-Avio. Andare verso il Castello di Sabbionara, ben evidente, e parcheggiare alla sua base (parcheggio gratuito).
  • Avvicinamento: non salire verso il castello, ma seguire la stradina sterrata, all'altezza del parcheggio, che va verso monte e poi curva subito a sinistra (sulla curva una zona attrezzata con tavolini). Continuare fiancheggiando un vigneto e poi per tratto ripido che porta ad un altro vigneto. Qui salire verso monte, dove la strada finisce. Passare a destra sopra un muretto a secco e seguire la traccia nel bosco verso monte. Incrociata una traccia orizzontale, la si segue verso sinistra (a zone poco accennata). Si arriva ad un altro vigneto, lo si costeggia a valle di un muretto a secco e al suo termine si sale brevemente verso monte per strada sterrata. Ora si sale per traccia a destra nel bosco, incontrando anche qualche bollo rosso, ma quando questi traversano a destra, lasciare la traccia e continuare a salire verso monte. Si arriva ad una strada forestale che corre orizzontalmente. Lì andare verso sinistra e portarsi alla base del grande canale che scende dalla parete. Salire il canale, ometto, e continuare per bosco, a tratti ripido ma facile, fino ad arrivare alla base della parete.
    Tempo: circa 1h30/2h00 se si individua correttamente tutto il percorso.
  • Attacco: alla base di un muretto con alcuni alberelli poco sopra, circa 20 metri a sinistra della direttiva del diedro che segue la via. Si può anche attaccare direttamente una zona più facile sotto la direttiva del diedro, per rampa a sinistra o a destra (soluzione non verificata).
  • Discesa: arrivati al colletto sulla cresta sommitale, a destra si sale in breve alla vetta vera e propria (traccia). Andando a sinistra invece si traversa ad un'altra cima vicina, con terrazza panoramica.
    Dal colletto si scende pochi metri sul versante opposto a quello da cui si è arrivati dalla via, raggiungendo un sentiero ben marcato (madonnina).
    Indicazioni faccia a valle:
    • seguire il sentiero verso destra;
    • quando si raggiunge una strada forestale che va a sinistra, non seguirla ma continuare dritto per altra forestale, passando vicino ad una piccola costruzione (Bait del Paset);
    • continuare sulla strada forestale, che passa anche nei pressi di una grossa fattoria (Piagù), fino a quando incrocia la strada asfaltata che da San Valentino scende a Avio (qui cartello indicatore per Piagù e sbarra);
    • andare a sinistra, in discesa, verso Avio.
    Tempo: circa 1h00 per raggiungere la strada asfaltata che scende a Avio. Da lì calcolare 9 km per raggiungere Avio. Nessuna copertura telefonica sulla strada e scarso passaggio di auto.
  • Difficoltà: VI max (passi di VI, spesso V/V+). Proteggibilità: R3 se si utilizzano chiodi, altrimenti zone R4. Attenzione (*): !!!!
  • Sviluppo: circa 285 metri fino alla sommità del pilastro a cui vanno aggiunti circa 120 metri in bosco ripido e roccette per arrivare al colletto sommitale.
  • Attrezzatura: serie di friend fino al n°4 BD, meglio raddoppiare i friend fino al numero 3. Martello e buona scelta di chiodi indispensabili. Nei tiri è rimasto un solo chiodo (più, i due chiodi lasciati nel primo tentativo). Le soste sono state in gran parte smontate.
  • Esposizione: est.
  • Tipo di roccia: calcare, di qualità mediamente scarsa ma con alcuni tratti molto belli. Presenza di molti blocchi instabili a cui fare attenzione e prese spesso da verificare.
  • Periodo consigliato: primavera, autunno.
  • Tempo salita: 8h00.
  • Primi salitori: Walter Pres Polidori e Alessandro Pelo Pelanda, 20/04/2019
    Al terzo tiro i primi salitori hanno trovato due chiodi e una sosta su due chiodi con cordone. Si tratta del primo tiro di un tentativo precedente, che sale direttamente al diedro, più a destra dell'attacco relazionato. Il tentativo è stato opera di Chiara Beltrame e Rafael De Miguel, che purtroppo non erano tornati a completare la via, per una brutta malattia che aveva colpito De Miguel (info da Nicola Emanuelli, figlio di Chiara Beltrame).
    Dedichiamo a loro la via, che hanno per primi individuato la linea.
     
    Di seguito quello ha scritto Nicola Emanuelli, subito dopo aver letto la notizia della salita, pubblicata da Walter Polidori:
    Pensa la coincidenza, proprio ieri me ne ha parlato mia mamma, Chiara Beltrame, dicendomi che aveva iniziato quella via, insieme a suo marito Rafael De Miguel. Poco dopo gli fu scoperta una malattia meschina che lo ha portato alla morte, non permettendogli di finirla. Le ho proposto di tornare per vedere se qualcuno aveva proseguito. Ora torneremo per farla insieme.
  • Relazione
  • Lunghezza 1, V+, passo di VI, 25 metri: salire ad un terrazzino terroso alla base del muretto. Salire ora verso degli alberelli e superare il muretto. Continuare su terreno delicato, fino ad una lista rocciosa orizzontale. Si sale verso destra sopra di essa e si traversa a destra, sotto un tettino più alto. Si sosta in prossimità di un chiodo lasciato, sosta da rinforzare.
  • Lunghezza 2, V+, passi di VI, 45 metri: traversare a destra sulla lista rocciosa, fino al suo termine. Si sale ora in obliquo verso destra, raggiungendo un diedro. Si traversa a destra per entrare in un altro diedro (qui trovato un chiodo). Salire passando tra enormi blocchi a cui fare molta attenzione, e continuare fino ad un alberello su cui si fa sosta, da rinforzare con chiodo.
  • Lunghezza 3, VI, 20 metri: su nel diedro di destra, fino ad un chiodo poco prima della sosta su due chiodi con cordone, trovati sulla via. Ora nella sosta ci sono tre chiodi.
  • Lunghezza 4, V+, passi di VI, 30 metri: salire sopra la sosta, a destra, poi traversare a sinistra sopra un masso strapiombante e continuare per diedro bellissimo con roccia super, fin sotto un tetto. Lo si contorna a sinistra e poi si sale per fessura. Al suo termine si traversa a destra, dove si sosta su alberello, da rinforzare.
  • Lunghezza 5, VI, 35 metri: salire per bellissima lama sopra la sosta e poi traversare a sinistra su muro con gocce. Quando diventa più difficile salire dritti verso uno strapiombo e traversare di nuovo a sinistra, fino ad un muretto sotto un canale. Salirlo e continuare sullo spigolone, che costituisce la parte superiore della via. Si sosta in prossimità di chiodo con cordone, da rinforzare.
  • Lunghezza 6, V, passo di VI, 50 metri: continuare sullo spigolo, su terreno delicato dove non sempre si riesce a proteggersi. Si sosta in corrispondenza di un albero. Sul tiro è rimasto un chiodo artigianale.
  • Lunghezza 7, V+, 50 metri: ancora sullo spigolo, sempre cercando i punti migliori (tendenzialmente a destra), fino ad un pinetto dove si sosta. Libro di via dietro un ometto.
  • Lunghezza 8, III, IV, 30 metri: si prosegue su terreno facile, fino al termine del vago spigolo, sosta da attrezzare su albero.
  • Lunghezza 9, II, III, 120 metri: si sale su terreno facile e terroso, con vegetazione e boschetti, verso sinistra, fino ad un saltino con roccette. Lo si supera e su terreno boscoso si raggiunge un successivo salto con roccette. Si sale e si raggiunge il colletto sommitale, tra le due cime della Punta Piagù.
  • Note: salita molto impegnativa per terreno delicato e anche pericoloso a zone, solo per esperti e amanti delle avventure da “pelo”.
    Abbiamo attaccato la via pensando di salire la parete del pilastro di sinistra, ma vista la qualità scarsa della roccia abbiamo deciso di traversare a destra a raggiungere il diedro grigio di destra, che sale ad un altro pilastro.
    Ambiente davvero selvaggio, nell’insieme una ascensione molto impegnativa.

    (*) Attenzione
    Parametro ideato da Walter Polidori, che serve a mettere in guardia su pericoli legati alla qualità della roccia, presenza di terra, erba, massi instabili.
    Si tratta come sempre di un giudizio soggettivo, che quindi non esime dalla necessità che ogni ripetitore prenda informazioni da persone esperte e faccia le proprie valutazioni sul posto.
    Questi i criteri utilizzati:
       attenzione, presenza di qualche zona con terreno pericoloso (roccia friabile, erba, terra, …)
    !!   diverse zone presentano terreno pericoloso
    !!!  intere sezioni dell’itinerario presentano terreno pericoloso
    !!!! via molto impegnativa dal punto di vista psicologico, presenza di lunghezze particolarmente pericolose.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, dalla prima salita del 20 aprile 2019.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.