Grigna Settentrionale, Pizzo della Pieve, Parete Fasana (m.2146) - via dell’Inglese
Dettagli
- Accesso stradale: da Lecco salire in Valsassina e continuare fino a Primaluna. È possibile svoltare in via Caraletta, e superare un ponte in ferro largo solo 2 metri per proseguire lungo la strada dapprima sterrata e poi acciottolata, superare un monumento agli alpini e fermarsi nei pressi di un ponte pedonale sul torrente Pioverna (cartello che indica il divieto di prosecuzione). In alternativa raggiungere via Fregera, superare il ponte e continuare sulla strada sterrata a sinistra che costeggia il torrente, di modo da ricongiungersi con via Caraletta e raggiungere il parcheggio indicato.
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Avvicinamento:
dal parcheggio continuare a piedi sulla strada cementata fino a raggiungere l’alpe Piattedo (m.915) e il Rifugio Riva (m.1021). (1h00)
Dal Rifugio seguire il sentiero sulla destra della cappelletta che in circa 200 metri porta alla baita rossa dell’Ambrogina, da qui seguire le tracce nel bosco ed i pochi segni sugli alberi con indicazione Passo della Stanga.
Arrivati al Prà del Giar, uno spazio attrezzato dagli Alpini per le feste, cercare nel bosco sulla sinistra le tracce (ometti) che conducono alla base della parete Fasana. (circa 0h45i dal Rifugio Riva).
ATTENZIONE: la salita fino al passo di Graner può presentare delle serie difficoltà alpinistiche, pur non facendo parte della via stessa, da qui è necessario prestare attenzione al tipo di terreno, ad eventuali valanghe o scariche di sassi dall’alto ed a eventuali scivolate, che possono avere conseguenze molto serie.
Per raggiungere il passo di Graner bisogna attraversare i conoidi di valanga (alla data della ripetizione) al di sotto della parete Fasana fino a risalire un canale, che alla data della ripetizione presentava sezioni di neve dura fino a 30° e passaggi di IV su roccia bagnata e friabile, fino a raggiungere l’intaglio tra il Dente ed il Pizzo della Pieve, qui un canale di neve che piega a sinistra verso una zona meno ripida (m.1652) porta all’attacco dell’evidente canalone che costituisce la via. (2h40 dalla macchina). - Attacco: alla base del canalone.
- Discesa: se non si raggiunge la cima si scende dal versante opposto di salita su pendii nevosi fino a ricongiungersi alla via del nevaio, da qui al passo Zapel, e si scende lungo la Val Cugnoletta (catene). Infine si segue il sentiero a mezza costa (un passo attrezzato con una scaletta e delle catene) fino a raggiungere il Prà del Giar e da lì si rientra per il sentiero di avvicinamento. (2h00).
- Difficoltà: D, (alla data della ripetizione) neve costante a 50°, con punte a 70°, IV in roccia.
- Sviluppo: circa 710 metri.
- Attrezzatura: normale dotazione alpinistica, due picche, ramponi. Potrebbero essere utili corda, chiodi, viti corte, friend o corpi morti a seconda delle condizioni.
- Esposizione: nord.
- Tipo di roccia: calcare.
- Periodo consigliato: inverno, primavera.
- Tempo salita: 2h00.
- Primi salitori: Cornelio Bramani e Luigi Flumiani il 2 settembre 1928 in versione estiva.
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Relazione:
seguire l’evidente canalone che risale la gola superando i vari salti più ripidi (massimo 70°) tenendo tendenzialmente la destra.
Arrivati al di sotto dell’ultima bastionata è possibile uscire in cresta sulla destra (soluzione non verificata), o seguire l’ultima gola per uscire sulla spalla nevosa.
Da qui con un lungo traverso verso destra (viso a monte) si raggiunge la cresta del pizzo della Pieve.
Da qui è possibile raggiungere la cima o scendere. -
Note:
via in ambiente decisamente grandioso, ma al contempo tetro. Lunga e di gran soddisfazione, ma da non sottovalutare viste le difficoltà contenute, in quanto si svolge in un ambiente isolato, tra i più selvaggi delle Grigne. È consigliato avere un minimo di dimestichezza con la geografia dell’area.
Il nome della via deriva dall’ironia dei prima salitori, che vedendo la via facile, ma al contempo pericolosa la definirono "Inglese". Se voleste ripeterla, prestate particolare attenzione alle condizioni della via ed al pericolo di caduta valanghe o rocce, infine, si sottolinea come la via sia assimilabile ad un unico toboga: in caso di scivolata fate i vostri conti. - Aggiornamento: relazione a cura di Pietro Ceriani da un’ascensione effettuata il 12 Aprile 2025.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.