Pale di San Martino, Sass d'Ortiga (m.2634) - via Scalet-Bettega

Pale di San Martino, Sass d'Ortiga (m.2634) - via Scalet-Bettega

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere Fiera Di Primiero (TN) e seguire le indicazioni per la Val Canali fino a giungere al ristorante Cant del Gal. Poco prima di esso svoltare a destra seguendo le indicazioni per la Val Canali. Percorrere la strada fino a giungere al suo termine. Parcheggiare sulla destra, grandi slarghi disponibili.
  • Avvicinamento: seguire la strada che si inoltra nella Val Canali, sentiero 707. E’ possibile prendere una prima svolta a destra per il Rifugio Treviso (cartello indicatore, ponticello in legno visibile), oppure continuare sulla strada, poi sterrata, che arriva al bacino secco del fiume, che attraversato si congiunge con il sentiero indicato prima. Si segue il sentiero, prima in piano e poi salendo a zig-zag, fino al bel Rifugio (0h45, m.1631).
    Guardando il Rifugio, alla sua sinistra si trova il cartello per il sentiero 720 che sale alla Forcella delle Mughe. Seguirlo per un primo tratto nel bosco molto ripido, passando vicino alla parete del dente del Rifugio. Il sentiero poi piega verso destra e si inoltra in un bel vallone, dove è già ben visibile il Sass d’Ortiga. Si seguono sempre i numerosi segni di vernice del sentiero, che passano anche per un paio di tratti rocciosi ben ammanigliati, fino ad arrivare alla Forcella delle Mughe (palina indicatrice). Ora traversare a sinistra seguendo una buona traccia orizzontale (non salire più in alto, si tratta della via normale da dove si scende, segno di vernice visibile). La traccia è esposta a zone, perché taglia una parete. Si arriva ad un cavo metallico da seguire in discesa, per poi risalire un tratto verticale attrezzato. Si scende e poi si continua a seguire le evidenti tracce di passaggio che costeggiano la parete. Arrivati ad essa, le tracce salgono ancora (arrivano fino all’attacco della via Wiessner sullo spigolo), ma fermarsi prima. Tempo: circa 2h00 dal Rifugio Treviso.
  • Attacco: dopo un tratto pianeggiante salire leggermente e prepararsi sotto la verticale della parete, stando a sinistra della direttiva della grande striscia nera che segna la parete.
  • Discesa: indicazioni faccia a valle.
    Dalla cima tornare brevemente alla sella che c’è prima dell’anticima da dove si è arrivati. Un ometto indica di scendere verso sinistra. Altri ometti e segni di vernice indicano la discesa, su crestone molto largo con roccette e detriti. Si arriva poi ad alcuni saltini di roccia dove occorre arrampicare in discesa. Alcuni, più verticali ed esposti, sono attrezzati con un fittone resinato, per eventuali brevi doppie.
    Si arriva alla Forcella delle Mughe e da li si torna a ritroso per il sentiero utilizzato nell’avvicinamento, verso destra.
  • Difficoltà: VI+ max (1 passaggio), VI, spesso IV+. Proteggibilità: R3+.
  • Sviluppo: circa 500 metri, compreso lo zoccolo iniziale.
  • Attrezzatura: soste attrezzate quasi tutte con chiodi, alcune da rinforzare. Nei tiri qualche chiodo e qualche raro cordino in clessidra. Portare una serie di friend (anche il n°4BD può tornare utile) e circa 15-16 rinvii (per il tiro del diedro). Martello e chiodi consigliati, per eventuali emergenze o per rinforzare alcune soste.
  • Esposizione: sud-ovest.
  • Tipo di roccia: calcare, dolomia, ottima su quasi tutto il percorso. Solo qualche breve tratto con qualche appiglio da verificare.
  • Periodo consigliato: estate, autunno.
  • Tempo salita: 5h00/6h00.
  • Primi salitori: La salita è attribuita tradizionalmente a Samuele Scalet e Aldo Bettega, 15 ottobre 1961.
    Esistono però dei dubbi sulla prima salita, come ben descritto nell’articolo Una via, quattro nuove ascensioni di Ugo Pomarici, Sezione di Venezia, da Le Alpi Venete – Primavera Estate 2003 (pubblicato su sassbaloss.wordpress.com il 1° settembre 2019).
    La prima salita di questa via potrebbe essere di Penzo e Torresan, che però non riuscirono a salire il diedro finale e fecero una traversata (forse ancora più difficile).
    Scalet e Bettega potrebbero aver ricalcato tale itinerario senza saperlo, uscendo però più direttamente con la salita del diedro.
  • Riferimenti bibliografici: De Franceschi L., Pale di San Martino Est, Dolomiti di Primiero e Gosaldo, Edizioni CAI-TCI.
  • Relazione
  • Lunghezza 1, II, III, 80 metri: zoccolo: salire abbastanza linearmente, cercando i punti più facili, puntando ad arrivare alla sosta una decina di metri a sinistra della grande striscia nera sulla parete. A circa metà zoccolo si trova una clessidra con cordino e maglia rapida. Continuare fino ad un roccione con sosta su due clessidre con cordoni e maglia rapida. Pochi metri a sinistra è visibile un cordone nero, probabilmente di un'altra sosta.
  • Lunghezza 2, IV+, 45 metri: salire circa direttamente sopra la sosta, all'inizio stando un pochino a destra perché più facile. Si tratta del muro grigio che sta alla sinistra di una grande zona gialla e strapiombante più in alto, ben visibile dal basso. Si trovano 3 chiodi, poco visibili e distanziati tra loro. Al termine del tiro si arriva ad una nicchia gialla, visibile solo parzialmente dal basso, dove si trova la sosta su tre chiodi.
  • Lunghezza 3, un passo V, poi IV+, 45 metri: salire a destra della sosta, prima su un muretto compatto che permette di raggiungere una spaccatura verticale, da seguire fino ad un terrazzino. Qui non continuare nella spaccatura, ma salire nel muro di destra, più articolato. Verso la fine obliquare verso sinistra fino alla visibile sosta, su due chiodi, sotto la direttiva di strapiombi giallastri.
  • Lunghezza 4, V+, un passo VI+ oppure A0/A1, 50 metri: traversare a sinistra (cordino su spuntone), passando sotto uno strapiombo. Nel centro del traverso si trova una zona delicata e più liscia (da noi trovata bagnata). Si arriva ad uno strapiombino, visibile anche dalla sosta, da affrontare direttamente (due chiodi in posto, possibile salire il breve tratto in A0/A1), uscendo su piccolo terrazzino. Traversare a sinistra (rinviare un cordino un po' alto, ma non salire lì!), doppiando uno vago spigolo, in modo da arrivare a rocce più facili. Si sale ora su difficoltà più contenute, fino ad una nicchia giallastra. Poco prima di essa si trova una sosta su chiodo e clessidra, possibilmente da rinforzare.
  • Lunghezza 5, IV+, 30 metri: traversare a destra, stando leggermente più bassi, fino ad una zona dove si sale su muro verticale visibilmente più arrampicabile. Si sale in obliquo verso destra, arrivando ad una spaccatura verticale, arrivando ad una sosta su clessidra e 3 chiodi, scomoda.
  • Lunghezza 6, IV+, 40 metri: continuare nella spaccatura, fino a quasi l'inizio dell'evidente diedro successivo. Sostare nella prima sosta che si trova, su due chiodi, poco sotto un'altra sosta più scomoda.
  • Lunghezza 7, VI, 50 metri: salire un bel muro nero con appigli, raggiungendo il diedro. Si arrampica spesso sulla parete di sinistra, dove c'è una bella fessura, e utilizzando quando possibile dei sassi incastrati e qualche buon appoggio a destra. Quasi al termine del diedro, traversare a destra su evidente zona articolata, fino ad un pulpito con muretto da superare (chiodo). Si arriva ad una cengia ascendente, che porta alla base di una evidente rampa, sosta su due chiodi. Nel tiro diversi chiodi. Attenzione, il diedro può risultare bagnato. Noi lo abbiamo trovato bagnato a zone sul fondo del fessurone, senza che queste desse problemi alla progressione.
  • Lunghezza 8, V+, IV, 50 metri: salire nella rampa ascendente verso sinistra, con alcuni passi iniziali non banali. La si segue fino ad un tratto delicato dove occorre scendere un paio di metri ad un terrazzino, dove si trova un chiodo. Traversare ancora verso sinistra, salendo verso il vago spigolo della parete. Sostare a sinistra dello spigolo, sosta da attrezzare.
  • Lunghezza 9, III, II, 100 metri: salire per roccette facili, puntando poi ad un canaletto verso sinistra, che porta nei pressi dell'anticima. Traversare ora verso la cima principale, visibile con grande ometto, sostando dove possibile prima di essa. Si continua poi facilmente verso la cima, dove si trova il libro di via in un contenitore d'acciaio, dietro il grosso ometto.
  • Note: via veramente bella. I gradi spesso contenuti potrebbero far pensare ad una via semplice, ma non è così. Spesso occorre orientarsi, la chiodatura è minimale (salvo nel tiro del diedro) e la parete è comunque sempre verticale. Il lungo avvicinamento è la lunga discesa completano questa via dalle caratteristiche spiccatamente alpinistiche.
    Come dicono tutti, il tiro del diedro è spettacolare, continuo ma estetico, protetto con diversi chiodi e spesso proteggibile con friend.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione con Battista Casiraghi del 9 luglio 2023.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.