Pizzo Uccello (m.1781) - Gran diedro nord (via classica)
Dettagli
- Accesso stradale: autostrada A15 Parma-La Spezia, uscita Aulla. Seguire le indicazioni per Fivizzano. Dopo qualche chilometro seguire per Casola in Lunigiana e quindi per Minucciano. Dopo il paese si arriva ad una galleria e subito dopo si svolta a destra per Orto di Donna e Rifugio Donegani. Arrivare fino a questo rifugio e parcheggiare. Possibile dormire e mangiare al rifugio (ottima ospitalità) oppure bivaccare nel parcheggio.
- Avvicinamento: dal rifugio Donegani proseguire sulla strada asfaltata, in direzione opposta a quella di arrivo, superare la sbarra e, poco dopo il primo tornante, prendere il sentiero segnalato sulla destra (poco visibile, per Foce Siggioli). Seguire il sentiero, che sale e taglia lungamente verso destra, fino ad una selletta dove è possibile ammirare l’imponente parete nord del Pizzo Uccello. Pochi metri sopra la selletta parte la Ferrata Tordini-Galligani (conosciuta anche come Ferrata di Foce Siggioli), che segue in discesa la lunga cresta che porta all’anfiteatro sotto la parete nord del Pizzo Uccello. Seguire ancora per poco il sentiero (sentiero per Ugliancaldo), poi andare direttamente nel bosco, a sinistra e tendenzialmente in piano, in direzione dell’attacco del Gran Diedro. Continuare fino alla base dell’anfiteatro che sta sotto la direttiva dell’evidente enorme diedro. (2h00)
- Attacco: salire su terreno facile fino alle prime rocce abbattute. Continuare con attenzione, puntando al lato destro dell’anfiteatro, fin sotto la base di una rampa obliqua sotto la grande parete di destra. Fare sosta sotto un tratto ripido, in corrispondenza di un alberello.
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Discesa:
dalla croce di vetta scendere per la via normale (cresta est, passaggi su roccia e sentiero segnati), max passaggi di I/II grado. Il sentiero è spesso non lineare, quindi fare attenzione a non perdere i segni (spesso sbiaditi) del sentiero. Altre tracce marcate possono essere varianti o errori di passaggio.
Arrivare ad una sella dove si trova una palina con indicazione dei sentieri (Giovetto, 1487m). Seguire il sentiero 191 per il Rifugio Donegani. Il sentiero scende e traversa verso sinistra, molto lungamente. Si arriva ad un’altra palina indicatrice, dove occorre continuare verso sinistra e poi in discesa. Si arriva alle cave di marmo di Orto di Donna, e alla strada che, in discesa, riporta al rifugio Donegani.(1h00)
Vedere anche la descrizione di L7 e L9 per eventuali calate senza arrivare in cima (non verificato personalmente). - Difficoltà: VI+. Proteggibilità: R3, tratti R4.
- Sviluppo: circa 1000 metri per arrivare alla Cresta di Nattapiana. Dettagli nelle note (*)
- Attrezzatura: soste attrezzate con chiodi, a volte un fix, alberi. Nei tiri presenti pochi chiodi (salvo in qualche lunghezza). Portare una serie di friend fino al n° 4 BD. Martello e qualche chiodo indispensabili per emergenze, per ribattere alcuni chiodi un po' ballerini (attenzione!) e per rinforzare delle soste.
- Esposizione: nord-est.
- Tipo di roccia: calcare grigio, di qualità variabile, da friabile a buona.
- Periodo consigliato: dalla primavera all’autunno, ma attenzione alle ore di luce disponibili.
- Tempo salita: circa 12h00. Maggiori dettagli nelle note (**)
- Primi salitori: M. Piotti, F. Cantini, M. de Bertoldi, R. Galassini, 1969.
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Riferimenti bibliografici:
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Giannetti R., Toscana Pareti, Edizioni Versante Sud
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https://escursionismo360.blogspot.com/2020/01/cresta-di-nattapiana-pd.html - Interessante descrizione della Cresta di Nattapiana, in questo caso descritta integralmente, da considerare dal colle dopo il Monte Abeta
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- Relazione
- Lunghezza 1, III, 50 metri: salire seguendo la rampa che sale prima dritto e poi verso sinistra, fino ad arrivare ad un grande ripiano. Qui abbiamo attrezzato una sosta su chiodi, perché non abbiamo trovato altro.
- Lunghezza 2, IV, 60 metri: continuare a seguire la rampa, oltrepassare un fix (in alcune relazioni è indicato come prima sosta, ma probabilmente sono più di 60 metri da S0) e proseguire su alcuni muretti (un chiodo con cordone), fino ad arrivare alla base del diedro, dove si sosta su un fix.
- Lunghezza 3, V+, 60 metri: salire un lungo tratto non proteggibile su muro verticale e placca più appoggiata, fino ad un chiodo visibile anche dal basso. Si continua fino ad arrivare ad un camino, da seguire fino al suo termine. Poco dopo si trova la sosta su chiodo e fix.
- Lunghezza 4, V+, passo di VI, 50 metri: continuare nel diedro, ora più marcato, prima più facilmente e poi con qualche passo difficile. Si oltrepassa un punto con due chiodi vicini, vecchia sosta, e si continua fino ad individuare a destra un piccolo terrazzino dove si trova la sosta su un fix, visibile dal diedro.
- Lunghezza 5, VI, 40 metri: rientrare a sinistra nel diedro, quindi salire fino a quando il diedro risulta più difficile ed erboso. Qui a destra. Noi abbiamo piantato un chiodo (poi tolto) e siamo saliti su un muro con alcuni passi difficili. Si arriva ad un chiodo con cordone leggermente a destra, e poi si procede verso l'alto, deviando infine a sinistra alla sosta su chiodo, fix e due chiodi più in basso. Probabilmente, dal diedro occorre andare ancora più a destra, ad una zona più facile, per poi salire al chiodo con cordone (in questo caso si troverebbe a sinistra), per poi continuare a salire e andare a sinistra alla sosta.
- Lunghezza 6, VI, VI+, 25 metri: salire verso destra un muro (chiodi), prima dritto, con uscita leggermente a destra, per poi ritornare a sinistra a doppiare uno spigoletto. Salire ora nel diedro strapiombante, su prese abbastanza buone ma da verificare, e poco dopo uscire a sinistra ad una buona lista orizzontale. Salire un muretto, quindi superare uno strapiombo sulla destra, arrivando alla sosta su due chiodi e una clessidra.
- Lunghezza 7, VI, 35 metri: salire nel diedro, arrivando ad una zona con strapiombo a sinistra. Fare attenzione in questo punto, dove si trova roccia friabile. Ci si sposta leggermente a destra, si sale su muretto ostico, per rientrare poi a sinistra alla sosta su chiodo, fix e due chiodi a pressione. Da qui dovrebbe essere possibile calarsi sulla via, tramite le soste con un fix (attenzione! Alcune presentano un solo fix, senza chiodi aggiuntivi). Soluzione non verificata.
- Lunghezza 8, VI+, 50 metri: salire un muro compatto con due chiodi a pressione (un chiodo a pressione e un chiodo normale anche sul muro di sinistra). Traversare a destra su piccola cengia esposta (chiodo in basso). Non salire verso l'alto su diedrino compatto (al di sopra del quale c'è una sosta dell'uscita Direttissima, poco visibile), ma proseguire a destra oltre uno spigoletto, arrivando ad un muro con qualche chiodo (da verificare, alcuni precari). Salire verticalmente seguendo i chiodi, uscendo poi a destra per raggiungere una esile cengia detritica. Seguirla verso destra (qualche chiodo), arrivando ad un alberello. Qui, poco prima, si trovano tre chiodi per una sosta. Erroneamente abbiamo continuato sulla cengia, ora più delicata e con una zona friabile, arrivando a due chiodi non molto buoni, dove abbiamo fatto sosta aggiungendo due chiodi, poi tolti.
- Lunghezza 9, VI+, 60 metri: continuare ad attraversare a destra, su muro più compatto, per poi scendere leggermente puntando ad una zona con alberelli (nessun chiodo). Doppiare uno spigoletto (difficile), dopo il quale si trova un chiodo con cordino marcio. Si traversa a destra e si sale un muro compatto con qualche chiodo e un fix, per poi deviare a destra verso uno strapiombino (passo difficile). Si sale evitando lo strapiombino stando a destra. Salire ora più facilmente su muretti erbosi, arrivando ad un albero su un grosso pulpito, sul costone alberato. Da qui pare sia possibile calarsi in doppia su alberi seguendo il costone alberato. Da info in internet: "è possibile scendere in doppia sugli alberi, con circa 6 doppie da 50 metri (l'ultima da un nettissimo intaglio del costone, ometto, riporta a sinistra, faccia a monte)". Soluzione non verificata.
- Lunghezza 10, III, 45 metri: salire verso destra una evidente rampa erbosa, facendo sosta su albero.
- Lunghezza 11, III, 50 metri: continuare su rampa ascendente erbosa, fino a quando diventa difficile. In quel punto la parete rocciosa presenza zone più facili ed erbose. Salire lì, cercando i punti più facili, e puntando, in alto, ad una cengia ascendente erbosa da sinistra verso destra, che porta ad un albero dove si sosta, sotto una parete chiusa da un tetto orizzontale.
- Lunghezza 12, IV+, 35 metri: traversare a destra su cengia, alla base della parete. Quando la cengia finisce, salire direttamente una bella placca (chiodo visibile più in alto). Traversare poi a destra, e salire alla base di un diedro strapiombante con blocchi, punto debole della fascia rocciosa (chiodo). Affrontare lo strapiombo, facendo attenzione ai blocchi da utilizzare. Si continua più facilmente nel diedro con grossa fessura, fino ad uscire alla base di un crestone erboso con alberi. Sosta su albero.
- Da qui abbiamo continuato in conserva lunga, facendo sosta ogni tanto, grazie agli alberi presenti.
- Lunghezza 13, I, II, circa 150 metri: si prosegue sul crestone erboso con alberi, fino ad un piccolo colletto.
- Lunghezza 14, II, III, circa 200 metri: si scende dal colletto per entrare in un anfiteatro con meno alberi. Si continua in piano, per arrivare ad una zona più ripida. Si affronta una breve paretina di roccia erbosa con detriti, e si continua poi su rampa erbosa fino a sostare su albero, prima di un tratto che porta ad un diedro terroso.
- Lunghezza 15, IV, 30 metri: continuare su cengia erbosa, fino a raggiungere il diedro terroso, dove si trovano un chiodo all'inizio ed uno poco sopra. Nell'ultimo tratto c'è un cordone per aiutarsi, fissato ad un fix. Sosta sul fix.
- Lunghezza 16, III, 60 metri: proseguire su un pendio erboso, puntando ad una evidente cresta più in alto a sinistra, che si raggiunge scalando anche dei brevi tratti facili su roccette. Attrezzare una sosta sulla cresta (Cresta di Nattapiana, ci si trova su una sella dopo il Monte Abeta, 1487m).
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Da qui ci siamo slegati e abbiamo continuato (difficoltà da I a III). Indicazioni in direzione di marcia:
- Traversare verso destra, evitando di salire al culmine della cresta. Si raggiunge un canalino;
- Salire il facile canalino, con brevi saltini su massi. Il canale termina e si trasforma in pendio aperto su detriti, roccette ed erba. Al suo termine si arriva ad una sella, di nuovo sulla cresta di Nattapiana. Nel web si trovano info che indicano la salita a questo punto direttamente per rampa erbosa, prima di arrivare al canalino citato (Rampa di Paleo);
- Ora salire verso destra, verso l'anticima (Cima quota m.1651m), cercando i tratti più facili della cresta, spesso sul versante sud (destra).
- Si segue ancora la cresta e si arriva sotto la direttiva della cuspide principale del Pizzo Uccello, ben evidente;
- Salire poco, evitando di salire direttamente alla cima. Individuare a destra, nel pendio che sale ad un'altra cresta, una rampa più facile con roccette ed erba (non proprio evidente). Seguirla, trovando anche un esile e breve cavo metallico arrugginito, arrivando alle placche finali che portano in cresta (cercare i punti più facili per salire, trovato un fix recente);
- Arrivati sul crestone, proseguire verso l'alto per pratoni e detriti, fino a raggiungere una parete rocciosa, alla base della cima;
- Salire individuando i punti più facili (trovati un paio di fix) e poi man mano salire verso sinistra, su balze ghiaiose. Si arriva così alla cresta finale (presente una sosta su due fix) che, seguita verso monte (destra) porta al culmine del Pizzo Uccello (1783m), ampio e con grosso ometto (libro di vetta in un contenitore metallico).
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Note:
via decisamente alpinistica, nel complesso impegnativa per arrivare fino in vetta al Pizzo Uccello. Da consigliare solo ad amanti delle vie di ampio respiro, dove si trova di tutto: roccia buona, friabile, tratti erbosi, tratti in conserva, tratti con progressione intermedia tra l’escursionismo e l’alpinismo.
Servono un po' di intuito ed esperienza, per trovare sempre la giusta sequenza di tiri. Consigliato trovarsi molto presto all’attacco, per avere molte ore di luce davanti.
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Sviluppo: circa 1000 metri per arrivare alla Cresta di Nattapiana, di cui:- 430 metri di via vera e propria fino a S9, sul pulpito del costone alberato;
- 130 metri su cenge ascendenti e tratti di roccia da S9 a S12 (dove inizia il grande crestone erboso ascendente);
- 450 metri di cenge, boschi, roccette e qualche tratto da arrampicare da S12 a S16 (per arrivare alla Cresta di Nattapiana).
(**)
Tempo salita indicativo: circa 12h00 per arrivare in Vetta al Pizzo Uccello, di cui:- 6h45 per arrivare a S9 sul pulpito del costone alberato;
- 1h45 da S9 a S12, per arrivare all’inizio del crestone erboso ascendente;
- 2h00 da S12 a S16 (per arrivare alla Cresta di Nattapiana);
- 1h30 per la Cresta di Nattapiana fino alla vetta del Pizzo Uccello.
- Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione del 22 giugno 2024 con Alessandro Ceriani.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.