Zucco Barbisino (m.2154) - via Bramani

Zucco Barbisino (m.2154) - via Bramani

Dettagli

  • Accesso stradale: da Barzio (m.769) in provincia di Lecco, salire ai Piani di Bobbio (m.1662) a piedi sul sentiero che taglia la pista da sci (calcolare almeno 1h30 - 1000 metri di dislivello), oppure prendere l'impianto di risalita (info biglietteria Barzio e webcam su http://www.pianidibobbio.com).
  • Avvicinamento: dalla stazione superiore dell'impianto salire per comodo sentiero alla Chiesetta Regina dei Monti delle Funivie posta in prossimità della sciovia. Salire costeggiando l'impianto e raggiungere la cisterna dell'acquedotto lasciando sulla destra il vallone del gruppo del Campelli. Proseguire per il sentiero dietro la costruzione segnalato da bolli rossi e gialli, inoltrarsi nel vallone dei Mugof e costeggiare lungamente la bastionata Nord dello Zucco Barbisino. Portarsi all'estremità sinistra della parete su detriti molto instabili, all'altezza dell'ultimo sperone roccioso, traversare verso la parete in direzione del marcato diedro che caratterizza la via.
    L'attacco è segnalato da un piccolo ometto di pietre e da una palina di ferro arrugginita incastrata in una fessura orizzontale a circa un metro di altezza dal terreno. (1h15 dalla stazione di arrivo dell'ovovia)
  • Discesa: dalla vetta seguire in leggera salita la larga cresta erbosa, successivamente in discesa fino ad un'ampia conca denominata Coldera a quota 1930 metri. Proseguire sulla cresta salendo per un breve tratto e raggiungere la cima dell'avancorpo occidentale del Barbisino. Scendere ora per un ripido sentiero di rocce e mughi (bolli rossi segnavia) e raggiungere la cisterna dell'acquedotto, per sentiero poi alla Chiesetta e successivamente alla stazione di arrivo dell'ovovia. (1h00)
  • Difficoltà: D, IV+.
  • Sviluppo: 310 metri.
  • Attrezzatura: discreta a chiodi da verificare, S1 su chiodi, S2 su singolo spit, le altre da attrezzare su massi e clessidre. Portare martello ed un paio di chiodi, qualche nut e friend di misura media. Utilizzare corde da 60 metri, caschetto obbligatorio.
  • Esposizione: nord.
  • Tipo di roccia: calcare.
  • Periodo consigliato: tarda primavera, estate a causa dell'esposizione.
  • Tempo salita: 3h00.
  • Primi salitori: V. Bramani, M. Bonazzi, G. Amidani, il 3 agosto 1929.
  • Riferimenti bibliografici: Mozzanica I., Zuccone Campelli: le trenta vie più belle, 1986
  • Relazione
  • Lunghezza 1, III, 35 metri: salire lo zoccolo verticale e appigliato sopra la S0 per circa 15 metri, proseguire poi praticamente camminando su detriti instabili in direzione dell'evidente diedro, salire ad uno scomodo terrazzino e sostare su due chiodi collegati da un cordino.
  • Lunghezza 2, IV, IV+, 40 metri: dalla sosta traversare a sinistra ed immettersi nel diedro, salire ora in verticale per un buon tratto senza protezioni, a circa 3 metri dalla sosta è possibile proteggersi con un friend medio in una fessura sulla sinistra, proseguire poi fino ad un chiodo, superare due piccoli terrazzini detritici e raggiungere il grosso masso incastrato che chiude il diedro (chiodi con fettuccia). Aggirarlo a destra sfruttando un'ottimo appiglio nascosto all'estremità destra del masso, ristabilirsi su una comoda cengia e sostare su singolo spit (l'unico presente sull'itinerario).
  • Lunghezza 3, III+, IV+, IV, 40 metri: salire un muretto ben appigliato fino alla cengia posta alla base del marcato diedro. Salire per qualche metro uno spigolino arrotondato fino a 3 chiodi vicini, obliquare a destra ed immettersi nel diedro. Salire ora in verticale, superare un'esile lama di roccia malsicura (chiodi) e con un passo delicato uscire su un terrazzino su massi instabili, aggirare a destra l'ultimo tratto friabile del diedro e portarsi alla base della parete successiva, immediatamente a destra di un camino. Sosta su grossa clessidra.
  • Lunghezza 4, III, 30 metri: salire il breve e facile camino ed uscire su cengia detritica, salire il canale di sfasciumi sulla sinistra fino ad una fessura verticale sovrastata da un masso incastrato, salire qualche metro e sostare alla base del masso. Sosta da attrezzare sul masso incastrato.
  • Lunghezza 5, III+, III, 25 metri: salire la fessura friabile ed uscire su un'ampia cengia, sostare sul suo limite destro su un grosso masso a forma di "L" rovesciata incredibilmente solido e stabile.
  • Lunghezza 6, III, conserva, 80 metri: traversare a sinistra per una decina di metri e salire l'evidente camino obliquo a destra, uscire su cengia detritica alla base di un ampio canale di sfasciumi. E' consigliabile recuperare il compagno appena oltre il camino e salire in conserva il ripido canale. Portarsi sulla verticale della fessura camino obliqua a destra che caratterizza lo sperone roccioso finale. Sosta da attrezzare con difficoltà a causa della roccia malsicura, eventualmente attrezzarla su chiodi in una piccola nicchia poco più in alto.
  • Lunghezza 7, III, 60 metri: salire la fessura camino fino ad un terrazzino detritico, superare verticalmente un breve muretto oppure aggirarlo a destra, dopo qualche facile gradone uscire in vetta. Sosta da attrezzare su massi.
  • Variante d'uscita, conserva, circa 100 metri: è possibile aggirare a destra lo sperone roccioso finale percorrendo un canalone di sfasciumi. Eventualmente l'uscita è possibile traversando a sinistra fino ad un ometto di pietre e proseguendo poi su cresta fino in vetta.
  • Note: bella via di stampo classico, si scala in un ambiente selvaggio, lontano dagli impianti di risalita dei Piani di Bobbio. Belli ed atletici i primi due diedri, poi la via diventa molto discontinua. Prestare attenzione al detrito presente sull'itinerario: è difficile non far cadere qualche pietra, pertanto è consigliabile attaccare presto al mattino per precedere le eventuali altre cordate, evitando così sicure scariche di sassi.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Simone Rossin, da un'ascensione effettuata con Bruno Olivotto e Isidoro Castelli l'8 settembre 2007.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.