Etica e tutela - Scuola Guido Della Torre

Etica e tutela

Etica alpinistica e tutela dell'ambiente alpino

In un'epoca in cui tutto viene bruciato in un soffio, in cui i valori trovano difficoltà a restare saldi e vengono rapidamente messi da parte, può essere utile fare mente locale sul nostro andare in montagna, domandandoci se le sensazioni che ci spingono troveranno ancora terreno fertile in un futuro non troppo lontano.
Su questa problematica è stata presentata da Vittorio Bedogni una relazione durante il Congresso degli Istruttori Lombardi di Alpinismo del 1998 a Pavia.
Si ritiene utile riportare l'intervento rendendolo noto a tutti coloro che visitano il nostro sito.

Quale alpinismo insegnare negli anni futuri

L'approccio della scuola Guido della Torre

Quale ALPINISMO insegnare nelle Scuole del CAI negli anni a venire? Quali saranno le modalità di insegnamento e più ancora i contenuti dei nostri Corsi perchè questi possano in un futuro prossimo mantenere la loro attualità e la loro funzione?
Il mio contributo cercherà di analizzare tali interrogativi e illustrerà come la nostra Scuola si è posta il problema e cosa ha proposto come soluzione.
Vorrei sottolineare come questo intervento non riporti conclusioni specificatamente messe a punto per questo Congresso ma illustri analisi fatte già da tempo nella Scuola "Guido della Torre" e che oggi ben si prestano ad essere esposte in un contesto che vede la stessa problematica analizzata e dibattuta a livello regionale.
E' pertanto con soddisfazione che riporto in questa sede le considerazioni da noi fatte già da qualche tempo a testimonianza dell'attualità del tema: questo mi conforta anche circa la giustezza delle problematiche che ci eravamo posti e mi incuriosisce circa la condivisibilità delle soluzioni che abbiamo dato al problema.
Ma andiamo con ordine e vediamo come è stato sviluppato il tema.

Analisi della situazione

Le nostre considerazioni sono nate da una analisi di quanto ci circonda e dalla semplice constatazione che:

  • la montagna è sempre più antropizzata con la conseguenza sia di danneggiarla nei suoi equilibri estremamente precari, sia, aspetto questo che è a noi più vicino, di snaturarla togliendole quell'aspetto di "wilderness" che tanta parte è dell'alpinismo
  • viene sempre più facilitato l'accesso all'alta montagna con infrastrutture e attrezzature a volte giustificate con la necessità di rendere tutto più "sicuro"
  • l'invasività dei media che reclamizzano una montagna "no limits" ha raggiunto livelli che lasciano perplessi e che nascondono interessi non sempre consoni con il mondo alpino

Questo ci ha portato a rivedere attentamente e criticamente l'insegnamento finora portato avanti dalla Scuola sia sotto il profilo delle tecniche alpinistiche che sotto quello dei contenuti culturali; in questa analisi due sono stati essenzialmente i punti fermi cui ancorare le nostre considerazioni e cioè:

  • necessità di praticare la montagna in sicurezza seguendo i dettami della CNSASA
  • mantenere intatto il patrimonio naturale alpino secondo quanto recita lo Statuto generale del CAI
Tecniche alpinistiche

E' il punto forte delle Scuole del CAI che vedono in primis la necessità di istruire gli allievi allo scopo di prevenire incidenti.
La prevenzione è stata, ed è tuttora, il punto di partenza che ha portato alla nascita delle Scuole ancora prima dell'ultima guerra mondiale in un contesto di frequentazione della montagna che era tipica di quei tempi e quando ancora lo Statuto del CAI contemplava la diffusione dell'alpinismo come suo compito primario.
In questo settore molto è stato fatto in termini di messa a punto di tecniche, di manovre e quant'altro fosse necessario ad aumentare la sicurezza in montagna.
Anche lo sforzo a livello di uniformità dei contenuti insegnati nei vari Corsi costituisce un notevole traguardo raggiunto dalle Scuole del CAI: questo risultato deve essere continuamente tenuto vivo senza mai calare la guardia.
Ma vi è un altro aspetto tecnico che vale la pena di mettere a fuoco e cioè la constatazione dell'elevatissimo livello delle prestazioni atletiche in termini di difficoltà oggi superate: questo ha richiesto un aggiornamento dei livelli di preparazione tecnica delle Scuole stesse che ancora una volta si sono adeguate e hanno risposto positivamente. Ma a questo punto sorgono vari quesiti:

  • è corretto, a livello di insegnamento nei corsi, innalzare sempre più il grado di difficoltà?
  • non è questa una rincorsa verso obiettivi che idealizzano e identificano, secondo il pensare comune, l'alpinismo con le prestazioni dei "rambo" della montagna ampiamente pubblicizzati dai media specializzati?
  • o, peggio ancora, non è una rincorsa e una competizione con altre realtà nel campo alpinistico delle quali paventiamo la concorrenza in un momento di confusione di obiettivi e di ruoli?
Contenuti culturali

Sono sempre stati un punto grigio dei nostri insegnamenti, forse perchè il primario bisogno di sicurezza ha spesso appannato questa valenza dell'insegnamento: d'altra parte l'aspetto tecnico è sempre stato l'argomento principale delle Scuole del CAI e solo negli ultimi decenni si è dato maggiore peso agli aspetti culturali.
Lo stesso Corpo Istruttori a volte è perplesso se non addirittura ostile a questa valenza a volte ostica (chi sa, fa; chi non sa, insegna...) e un poco indigesta a chi è avvezzo prevalentemente a brandire, seppur con grandisssima perizia, la piccozza. Qualcuno pone anche in dubbio il fatto che le Scuole debbano trattare aspetti culturali e in primis quelli legati alla protezione dell'ambiente alpino. Ma anche relativamente a questa valenza dell'insegnamento, come nel caso del grado di difficoltà tecnica, le esigenze da parte degli allievi sono cresciute, il livello culturale generale richiede una maggiore professionalità: ecco quindi che la necessità di una conoscenza più ampia e sfaccettata del mondo alpino costiuisce una domanda non più eludibile come pure una maggiore capacità nel trasferire conoscenze ed esperienze, aspetto primario di ogni Scuola, diventa mandatorio. 
Ancora si possono porre dei quesiti:

  • sono realmente necessari elementi di cultura nei Corsi del CAI?
  • la sensibilizzazione verso la tutela del mondo alpino è compito delle Scuole o non piuttosto di altri corpi del CAI?
  • devono essere realmente migliorate le modalità e le tecniche finalizzate al trasferimento di concetti ed esperienze (la così tanto vituperata didattica)?
Il problema

A fronte di questa situazione, dell'accavallarsi di considerazioni, dubbi, posizioni personali etc., la Scuola "Guido della Torre" ha cercato di analizzare i vari aspetti mediante la formazione di un gruppo di lavoro che ha proposto un documento contenente alcune linee guida che stanno alla base dell'insegnamento della Scuola.
Tale documento, che è partito proprio dalle origini prime della missione delle Scuole e del CAI, è stato ampiamente discusso e quindi accettato.
Esso ha cercato e individuato un punto di equilibrio tra i due aspetti apparentemente contraddittori quali il:

  • promuovere e favorire lo sviluppo dell'alpinismo in tutti i suoi aspetti tecnici e culturali con particolare attenzione ai problemi della sicurezza
  • proteggere e tutelare l'ambiente alpino

E' proprio l'intento di coniugare questi due aspetti apparentemente contraddittori, là dove si parla di "favorire lo sviluppo" e nello stesso tempo "tutelare l'ambiente alpino", il nocciolo del problema.

Quale approccio?

Il problema si presenta senza dubbio complesso in quanto non credo esistano particolari ricette che portano a soluzioni facili, comprensibili e soprattutto condivisibili.
L'insegnamento delle tecniche alpinistiche più qualificate e aggiornate, obiettivo fondamentale della Scuola per far fronte alla sua missione di prevenzione di incidenti, è per sua natura arido e prescinde da qualsiasi considerazione sulla montagna che non sia quella puramente "tecnica" e pertanto di per sé non entra nel merito della protezione dell'ambiente alpino.
Vorrei chiarire subito un punto per evitare di banalizzare il problema e ricondurlo alla sua vera essenza: non si tratta di predicare semplicemente l'attenzione a non sporcare, a non fare vandalismi, a non abbandonare lattine o cartacce....; questa è solo una questione marginale, di educazione, è il livello più basso di protezione, un qualcosa che sicuramente verrà risolto nella misura in cui il vero concetto di tutela verrà definito, recepito e condiviso.
Ma qualcosa che deve essere definito, capito e condiviso deve essere prima di tutto

conosciuto

e pertanto il nostro problema diventa prima di tutto un problema di

cultura

Ecco pertanto come l' atteggiamento di tutela dell' ambiente alpino si caratterizza come un atteggiamento culturale nei confronti della montagna, diventa un modo di concepire

l'uomo nel suo rapporto con la montagna

ridisegna uno stile di comportamento, un modo di rapportarsi agli allievi nell' INSEGNAMENTO che lasci trasparire quelle che sono le convinzioni della SCUOLA in tema di alpinismo e di protezione della montagna.
Tutto questo porta a concepire la montagna e l'alpinismo in modo consono e soprattutto a

dare agli alievi

un concetto di questi che sia

COERENTE con gli obiettivi di TUTELA

che ci prefiggiamo di perseguire.

Questi sono i punti salienti del nostro documento programmatico che evidenziano in modo netto come un maggior contenuto culturale costituisca una possibile soluzione al problema e un punto qualificante per il futuro delle Scuole, punto che riesce a conciliare sia le esigenze tecniche che quelle dell'ambiente ridando inoltre alle Scuole del CAI un connotato sicuramente riconoscibile e di alto livello.
Ecco quindi la necessità di un nuovo modo di definire i programmi dei Corsi e di un nuovo stile di comportamento degli Istruttori che lasci trasparire, in modo coerente in ogni scelta e decisione, questo approccio al mondo della montagna.

Quindi:

  • deve essere riconosciuta pari dignità nell'insegnamento sia per gli aspetti tecnici secondo quanto dettato dalla CNSASA che per gli aspetti culturali in modo da avere uno strumento che dia senso compiuto ai dettami dello Statuto del CAI
  • non deve essere enfatizzata la difficoltà come aspetto qualificante dei Corsi sia per una questione di semplice progressione nel percorso didattico (infatti si ritiene che il perfezionamento nelle alte difficoltà debba essere un fatto personale che può anche esulare dall'insegnamento della Scuola) sia perchè la ricerca della difficoltà fine a se stessa senza alcun dubbio porta a un approccio più tipico dell'arrampicata sportiva (gare incluse) piuttosto che dell'alpinismo
  • ci si dovrebbe sempre più focalizzare verso una pratica della montagna che sia compatibile con l'ambiente e non trasformi tutto in un baraccone pilotato più dai media e dagli interessi commerciali piuttosto che dai valori più consoni allo spirito del CAI
  • deve essere dato maggior rilievo a una catena di sicurezza più rispettosa della montagna avendo come obiettivo ultimo l'arrampicata pulita così come era stata propugnata negli anni settanta in California e tuttora ampiamente perseguita da parte degli arrampicatori di lingua anglosassone.

Circa il primo punto (pari dignità nell'insegnamento) va detto che si fa un gran parlare degli aspetti culturali sia nelle singole Scuole che a livello di Scuole Regionali e Nazionali ma nella realtà dei fatti si fa poco o quantomeno non in modo paragonabile a quanto viene fatto per gli aspetti tecnici. Attenzione, non fraintendetemi!! non voglio dire che debba essere fatto meno per la sicurezza e quant'altro ma che deve essere fatto di più per gli aspetti culturali siano questi legati a una maggior capacità di trasferimento di conoscenze ed esperienze (didattica) che legati a una visione più ampia dell'alpinismo e del mondo della montagna in genere.
Per quanto riguarda il secondo punto (sempre maggior "difficoltà tecnica") gli aspetti deleteri si possono cogliere facilmente dalle chiacchiere che si sentono fare... la difficoltà del passaggio "x" piuttosto che il numero di spit e la loro distanza sulla via "y"!!!.... poco si sente dire dell'ambiente, della fauna molestata, della banalizzazione di certe vie; tutto si ammanta di arido tecnicismo che è ben lontano come mentalità da una cultura che ha a cuore il rispetto dell'ambiente.
Il terzo e quarto punto (una pratica della montagna compatibile con l'ambiente e catena di sicurezza più rispettosa della montagna) sono strettamente collegati col concetto di una montagna (e non mi riferisco qui a falesie e strutture di bassa valle) che resti tale, che venga "protetta" da un assalto di massa che la snaturerebbe: parlo in sostanza di una maggior visibilità e una maggiore applicazione di quelle famose "Tavole di Courmayeur" che, anche a detta degli Organi Centrali del CAI, rischiano di restare lettera morta.

Quali le soluzioni individuate dalla scuola "Guido della Torre"

Le considerazioni finora fatte, al di là dell'accettazione e della condivisione, pongono senza alcun dubbio difficoltà applicative che cerchiamo di superare e certamente richiederanno tempo per essere tradotte in pratica. Senz'altro però si possono fare alcune proposte operative come ad esempio:

  • Inserire in TUTTI i corsi una lezione o meglio una conversazione sulla "TUTELA E PROTEZIONE DELL'AMBIENTE ALPINO" come momento di riflessione sull'argomento
  • Aumentare il dialogo con gli allievi PARLANDO loro di queste problematiche, instaurando un dialogo e un dibattito e soprattutto tenendo un atteggiamento coerente
  • Aumentare il contenuto culturale dei nostri Corsi, evidentemente NON A SCAPITO dell'insegnamento tecnico che resta la base per un approccio sicuro alla montagna, cercando di accrescere la CONOSCENZA del mondo alpino come strumento di creazione di VALORE e quindi di coscienza della necessità di TUTELA.
  • Sforzarsi di minimizzare gli aspetti tecnicistici e consumistici della montagna (eccesso di materiale, l'essere alla moda a tutti i costi etc.) specie in alcune Lezioni, come ad esempio quella su materiali, che particolarmente si prestano a un eccesso di "presentazione" quasi confondendo il fine con i mezzi. Ancora una volta la tecnica è un mezzo e non è fine a se stessa, almeno nell'alpinismo
  • Fare conoscere una montagna meno "alla moda" e meno attrezzata di rifugi, funivie etc. sottolineando la "wilderness" in contrapposizione alla montagna addomesticata e oggetto di consumo
  • Accrescere, e al limite rendere totalizzante, l'insegnamento dell "ARRAMPICATA PULITA" come modo sicuro di affrontare la montagna e al tempo stesso non inquinante non lasciando tracce del nostro passaggio: un modo "TECNICO" per non violentare PERMANENTEMENTE la montagna
  • Promuovere, PRENDENDO POSIZIONE a livello di Scuola, dibattiti sui temi scottanti dell'alpinismo e del suo impatto ambientale, delle gare in montagna, della massificazione dell'ambiente alpino etc.
Conclusioni

Al termine di questa esposizione vorrei trarre le seguenti conclusioni:

  • siamo di fronte a un mutamento del livello di preparazione sia atletica che culturale degli allievi che si presentano alle nostre Scuole: questo richiede un adeguamento sia nei contenuti dei corsi che nel modo di presentarli
  • la montagna si va sempre più massificando rendendo necessario un approccio più equilibrato e meno intrusivo
  • riteniamo corretto, per fare fronte a quanto ci attende per il futuro, attribuire, nel nostro insegnamento, pari dignità ai contenuti tecnici e culturali dando così alle Scuole un taglio diverso e permettendo loro, nell’ambito del CAI, di rivestire una funzione univoca, più ampia ed esclusiva in un momento di confusione di obiettivi e di ruoli aumentare ulteriormente la nostra professionalità perfezionando maggiormente la nostra capacità di trasmettere concetti ed esperienze piuttosto che innalzando il livello delle difficoltà tecniche dei vari Corsi
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