Monte Bianco, Aiguille Croux (m.3251) - via Ottoz-Hurzeler
Dettagli
- Avvicinamento: dal rifugio Monzino seguire il sentiero che si dirige verso la parete. Scavalcare un avancorpo della parete, scendendo sulla pietraia (sentierino esposto, ricordarsi dove si scende per il ritorno!).
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Attacco:
risalire la pietraia (tracce di sentiero) fino all'attacco, posto sulla sinistra dello sperone che scende più in basso dalla parete alla sua estremità destra (0h45).
Alla data in cui abbiamo ripetuto la via (inizio agosto) non c'era neve per raggiungere l'attacco, ma potrebbe dipendere dalle annate. -
Discesa:
a corde doppie, in parte lungo la via di salita. E' comunque possibile calarsi da ogni sosta. Calcolare un paio d'ore per la discesa. Dettagli:
- Doppia 1: lunga, sopra il "muro giallo", formazione che rimane sopra la sosta al termine del settimo tiro;
- Doppia 2: calata fino alla sosta al termine del settimo tiro;
- Doppia 3: calata fino alla sosta al termine del sesto tiro;
- Doppia 4: calata fino alla sosta moschettonata nella salita durante il quinto tiro;
- Doppia 5: calata obliqua (verso sinistra faccia a valle) fino alla sosta su catena al termine del terzo tiro;
- Doppia 6 e 7: due calate in verticale (non si segue lo sperone di salita) che portano al limite di un nevaio basale, a poche decine di metri dal punto di attacco.
- Difficoltà: D+ (Monte Bianco - Le classiche)/TD- (Guida Vallot). Passi di V e oltre.
- Sviluppo: circa 11 lunghezze per 350 metri di dislivello.
- Attrezzatura: soste attrezzate, in via chiodi nei tratti difficili. Portare dadi, friend, martello e chiodi. Utili corde da 60 metri.
- Esposizione: sud est (via ben soleggiata).
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: estate.
- Tempo salita: 5/6 ore.
- Primi salitori: E. Hurzeler, A. Ottoz, 1935.
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Riferimenti bibliografici:
- Bassanini G., Monte Bianco - Le classiche, Collana "Le Guide di Alp - alpinismo", Vivalda Editori, 1998 - (schizzo discretamente dettagliato)
- Guida Vallot, Monte Bianco (volume 1, edizione italiana), Edizioni Mediterranee, 1988
- Cartografia: Kompass n° 85 - Monte Bianco
- Relazione
- (nota: in vari punti viene fatto riferimento allo schizzo contenuto nel primo riferimento bibliografico per evidenziarne alcuni punti non troppo chiari, e la possibilità di collegare più lunghezze in un unico tiro)
- Lunghezza 1, II, 50 metri: salire obliquando alquanto a sinistra. Sosta attrezzata sopra l'ampia terrazza. Attenzione ai detriti.
- Lunghezza 2, II, 45 metri: risalire l'ampio spigolo, con notevole vista sull'altro versante. Roccia friabile e con detriti.
- Lunghezza 3, III e IV: diedro appoggiato, che abbiamo risalito sul suo spigolo sinistro. Passaggino strapiombante (in loco abbiamo trovato un dado incastrato). Proseguire poi obliquando verso sinistra fino ad una sosta con due spit e catena. Queste tre lunghezze dovrebbero corrispondere alle prime quattro indicate nella relazione del primo riferimento bibliografico.
- Lunghezza 4, II: traversare quasi in orizzontale a sinistra, fino ad una sosta su mazzi di cordini.
- Lunghezza 5, IV/IV+: salire in verticale obliquando un poco a destra, moschettonando una sosta da usarsi poi nelle calate. Da qui rientrare salendo verso sinistra e raggiungendo la sosta (non difficile ma delicato, messo e tolto un chiodo).
- Lunghezza 6, V: salire a sinistra per aggirare uno strapiombo e rientrare poi man mano verso destra con un traverso esposto e difficile: in loco un vecchio cordino e qualche chiodo. Al termine del traverso si entra in un diedro, che si risale per 10/15 metri fino alla sosta. Questa lunghezza dovrebbe corrispondere alla sesta e settima indicate nella relazione del primo riferimento bibliografico.
- Lunghezza 7, IV+: salire una rampa verso destra, poi verticalmente (e un poco a sinistra) per un diedro camino leggermente strapiombante (qualche chiodo) che diventa poi un canale sempre più appoggiato. Sosta a sinistra su due chiodi e uno spit. Questa lunghezza dovrebbe corrispondere all'ottava e nona della relazione. La parete di fronte alla sosta dovrebbe costituire il cosiddetto "muro giallo", ma le rocce gialle sono molte...
- Lunghezza 8, III, 10/15 metri: salire a sinistra fino ad una sosta su spit. Tiro breve.
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Lunghezza 9, III e V (probabilmente di più), 45 metri:
salire in obliquo a sinistra, lasciando perdere uno spit ed un chiodo posti sulla verticale della sosta, salendo su terreno delicato e friabile. Proseguire poi verticalmente per una fessura abbastanza larga, a tratti strapiombante, con molti appigli, anche se spesso di dubbia tenuta (questa è l'impressione, vedendoli!). Numerosi chiodi e cordini nei chiodi che consentono di azzerare vari passi.
Lunghezza chiave, esposta ed impressionante, con passi di difficoltà superiore al quinto. Questa lunghezza dovrebbe corrispondere alla decima ed undicesima della relazione. - da qui con due lunghezze di terzo si dovrebbe uscire ad una sella: la via non arriva in cima. Noi ci siamo alzati verso destra di una decina di metri fino ad una sosta, da cui abbiamo iniziato direttamente le calate.
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Note:
consigliate corde da 60 metri, utili per alcune lunghezze. Ambiente grandioso, severo e austero. Via non banale, su roccia non sempre buona, con un tiro chiave molto esposto e delicato.
AVVISO: recenti ripetitori (giugno 2014) ci segnalano che la relazione non è più conforme all'andamento della via per come si sviluppa oggi dopo una recente riattrezzatura. Consigliamo quindi di cercare riferimenti più recenti per informazioni sul percorso attuale. - Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 8 agosto 2000.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.