Albigna, Pizzo Balzetto (m.2869) - via Cresta sud-sud-ovest
Dettagli
- Accesso stradale: da Chiavenna superare la frontiera di Castasegna con la Svizzera, e proseguire per una decina di chilometri fino in località Pranzeira, da dove parte una piccola funivia di servizio per la diga dell'Albigna.
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Avvicinamento:
la funivia effettua servizio dal 1° giugno al 30 settembre, dalle ore 7,00 alle ore 16,45 (ma in discesa, di solito, continua ad andare fino a smaltire tutte le persone presenti). Costo: 18 franchi svizzeri/12 euro andata e ritorno. In alternativa è possibile salire a piedi per sentiero in 2h00/2h30.
Dall'arrivo della funivia salire alla diga verso destra, attraversarla e raggiungere per sentiero il rifugio dell'Albigna.
Sul retro del rifugio imboccare un sentiero (indicazioni "Cacciabella" e, su un masso, "Passo del Casnile"), sentiero che si abbandona, ormai in vista del Balzetto, quando inizia a salire decisamente verso destra. (1h30) - Attacco: l'attacco della cresta si raggiunge per erbe, tracce di sentiero, pietraia e qualche ometto, ed attacca in corrispondenza di un canale (ometti) ben riconoscibile per la presenza, poche decine di metri più sopra, di un grosso masso incastrato. Salire nel canale per pochi metri fino ad una piazzola a sinistra, poco dopo uno spuntone, prima del masso incastrato.
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Discesa:
dalla cima seguire brevemente la cresta est, scendendo poi per rocce un po' ripide leggermente verso destra fino ad una catena di calata visibile solo all'ultimo. Da qui con una doppia di una cinquantina di metri si scende alla forcella tra Pizzo Balzetto e Torre Est (in realtà si arriva poco più in basso, e si risale a sinistra di qualche metro fino alla forcella. Non seguire altri ancoraggi di calata (cordini su spuntoni) che scendono direttamente nel canale a destra). Traversare orizzontalmente sul versante nord (cioè a sinistra rispetto al senso di marcia) seguendo gli ometti, raggiungendo una sosta di calata (spit e cordini, oppure catena su spit qualche metro più sotto), da cui con una doppia da 30 metri si scende alla forcella sottostante (fare la calata stando verso sinistra). Dalla forcella scendere verso sud (destra) per tracce di sentiero fino ad un ulteriore ancoraggio, da cui effettuare una doppia di una trentina di metri. Per tracce di sentiero ed ometti si ritorna a prendere il percorso fatto per salire, indi al rifugio e alla funivia. (1h30)
Il percorso di calata è indicato da una successione di frecce rosse.
In vetta è anche presente una sosta di calata che sembra consentire la discesa diretta a fianco della cresta sud, questa alternativa non è però stata verificata. - Difficoltà: III, IV/IV+, un paio di passi di V.
- Sviluppo: 8 lunghezze, per circa 300 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: soste attrezzate (spit/chiodi) o da attrezzare su spuntoni. Recentemente la via è stata parzialmente attrezzata con spit in tutti i tiri cosa questa che, oltre a consentire la protezione dei passaggi meno banali, permette di individuare il percorso più logico. Possibilità di integrare agevolmente le protezioni in loco con friend/nut medi.
- Esposizione: sud-ovest.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: estate ed inizio dell'autunno.
- Tempo salita: 3h00.
- Primi salitori: Walter Risch, 1922.
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Riferimenti bibliografici:
- Jürg von Känel, Plaisir Sud, Edition Filidor, 2000
- F. Giacomelli, R. Rossi, Albigna 2, Edizioni Albatros, 1992
- Cartografia: Kompass n° 92 - Chiavenna - Val Bregaglia
- Relazione
- Lunghezza 1, V- (1 passo), IV, III: dalla piazzola di sosta salire direttamente in placca (spit). Proseguire sulla placca, ora via via più appoggiata (chiodo) e poi in una specie di canalino (uno o due chiodi), da cui si esce a sinistra sostando su comoda piazzola con due spit di sosta.
- Lunghezza 2, III, IV-: riportarsi a destra, salire alcuni metri e rientrare su placche a sinistra (è anche possibile salire direttamente sopra la sosta: passaggio da cercare su belle lame). Proseguire su terreno più semplice fino ad un ultimo muretto, che conduce alla sosta su due spit (o due chiodi, lì vicino).
- Lunghezza 3, IV, circa 50 metri: salire a sinistra per rocce rotte e verticali, e proseguire poi con percorso abbastanza libero per diedrini e placche fessurate, facilmente proteggibili a friend, fino ad una sosta su due chiodi.
- Lunghezza 4, IV-, II/III, IV: verticalmente sopra la sosta a superare un primo risalto. Segue un tratto semplice e poi una nuova impennata, con un netto spigolo-lama che si sale spostandosi a sinistra in un diedro. Sosta su massi incastrati.
- Lunghezza 5, IV-, III, II: salire uno spigolo arrotondato, spostandosi poi sulla parete alla sua sinistra. Breve tratto appoggiato fino ad uno spuntone (chiodo alla sua base) aggirabile da sinistra o superabile direttamente con maggiori difficoltà. Proseguire con percorso libero per rocce rotte e semplici, sostando su spuntoni.
- Lunghezza 6, II/III: ancora per rocce rotte e semplici fino ad una sosta su due spit sulla placca alla base dell'ultimo caratteristico spuntone.
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Lunghezza 7, IV+/V:
dalla sosta in verticale ad uno spit (o a un chiodo). Da quì due possibilità con diverse con diverse difficoltà:
- in obliquo a destra (salendo su un fungo sporgente) ad uno spit, e da quì con un passo delicato, tirando una lama verticale, salire ad una terrazza orizzontale (chiodo) ed uscire a sinistra, aggirando, sempre a sinistra, lo spuntone;
- dallo spit sopra la sosta traversare a sinistra di un paio di metri, e risalire una fessura da proteggere, uscendo poi a sinistra dello spuntone come descritto nella soluzione precedente. Le difficoltà dovrebbero aggirarsi in questo caso sul IV (soluzione non verificata).
Proseguire per rocce rotte e sostare su spuntone.
- Lunghezza 8, IV, III/II: ancora per rocce rotte fino ad una selletta da cui si risale un diedro verticale e ben appigliato di pochi metri, riprendendo poi il filo della cresta e proseguendo per rocce rotte e semplici fino alla cima. Sosta su catena. Alla base del diedro è presente un chiodo che può essere integrato per costituire un'eventuale ulteriore sosta, per spezzare in due la lunghezza. Sulla destra del diedro, all'esterno dello spigolo è presente uno spit che può essere utilizzato se si preferisce percorrere lo spigolo in alternativa al diedro, variante leggermente più difficile ma più estetica.
- Note: bella via, con chiodatura essenziale, ma facilmente integrabile, in ambiente magnifico.
- Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 12 giugno 2005. Aggiornamento 2013, da una ripetizione di Gianni Perelli Ercolini.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.