Monte Bianco, Pyramide du Tacul (m.3468) - via Ottoz

Monte Bianco, Pyramide du Tacul (m.3468) - via Ottoz

Dettagli

  • Avvicinamento: dal rifugio Torino seguire la traccia che costeggia la terrazza dei ghiacciai (punta Helbronner) salendo al col Flambeaux e scendendo verso l'Aiguille du Midi. Oltrepassare il Grand Capucin ed il Pic Adolphe salendo alla base della Pyramide. Di solito c'è una traccia che porta fino alla Pyramide, che è abbastanza isolata, e presenta una caratteristica cuspide terminale, a forma di piramide. Il ghiacciaio alla base della parete può essere molto rotto (noi siamo passati su un ponte pauroso!) e probabilmente cambia di anno in anno. Evidente piazzola di attacco. (1h00/1h30)
  • Discesa: a corde doppie più o meno lungo la via di salita in 2h00/2h30. Attenzione alle corde: possibilità di incastri. Dettagli:
    • Doppia 1: breve doppia orizzontale;
    • Doppie 2, 3, 4: con queste tre doppie si arriva alla base dell'ottava lunghezza;
    • Doppia 5: breve doppia per scendere alla partenza della settima lunghezza;
    • Doppia 6: doppia molto lunga, che consente di scavalcare il tettino e la sosta sopra di esso, arrivando alla sosta su chiodi alla partenza della quinta lunghezza;
    • Doppia 7: doppia lunga che permette di arrivare a sinistra della sosta su spuntone (partenza quarta lunghezza);
    • Doppia 8 e 9: doppie verticali con cui si arriva alla base. Attenzione ai detriti nell'ultima doppia.
  • Difficoltà: D- (IV+ obbligatorio).
  • Sviluppo: 10 lunghezze, per circa 250 metri di dislivello.
  • Attrezzatura: necessari picozza e ramponi per raggiungere l'attacco (attraversamento di ghiacciai con chiare tracce). Soste attrezzate (vengono usate per le calate) in via pochi chiodi. Necessari dadi, friend e cordini. Indispensabili gli occhiali da sole: si arrampica in mezzo ai ghiacciai.
  • Esposizione: sud est (via abbastanza soleggiata, parzialmente in ombra gli ultimi tiri).
  • Tipo di roccia: granito.
  • Periodo consigliato: estate.
  • Tempo salita: 4h00/4h30
  • Primi salitori: E. Croux, L. Grivel, A. Ottoz, 1940.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Bassanini G., Monte Bianco - Le classiche, Collana "Le Guide di Alp - alpinismo", Vivalda Editori, 1998 - (schizzo discretamente dettagliato)
    • Guida Vallot, Monte Bianco (volume 1, edizione italiana), Edizioni Mediterranee, 1988
  • Cartografia: Kompass n° 85 - Monte Bianco
  • Relazione
  • Lunghezza 1, I e II: risalire per roccette. Noi siamo andati a prendere una sosta su spit e cordone giallo, abbastanza a sinistra, ma probabilmente esistono altre soste più a destra (percorso più corretto).
  • Lunghezza 2, III e II: breve passaggio verticale. Seguire poi una cengia leggermente ascendente che riporta decisamente verso destra fino ad una sosta. La via corretta sale probabilmente più a destra, e la sosta è qualche metro più in basso.
  • Lunghezza 3, III+: salire qualche metro in verticale per rocce semplici e percorrere poi un diedro abbattuto, proteggibile in una fessura sul fondo, più semplice di quanto sembri (ma forse III+ è un po' poco come valutazione). Sosta su chiodo e spuntone mobile. Forse esiste una sosta posta qualche metro più a sinistra.
  • Lunghezza 4, IV: salire un bel diedro fessurato (chiodo) non banale, da proteggere. Poi terrazza, quindi ancora diedro (chiodo lasciato). Salire per tre/quattro metri sfruttando la fessura di fondo, spostarsi poi a sinistra e salire in un diedro canale più ampio e semplice. Sosta su chiodi. Proseguendo a destra per rampa ascendente si arriva ad una sosta su spit.
  • Lunghezza 5, IV+: dalla sosta a spit rientrare a sinistra e salire per belle placche, mirando il tettino più evidente. Il piccolo tetto è abbastanza chiodato e non faticoso se si procede con calma. Sosta su spuntone con cordini poco sopra il tetto.
  • Lunghezza 6, II e III: proseguire per placche più semplici (più facili man mano che ci si sposta verso destra) fino alla base di un muro verticale, con alla base una rampa obliqua che sale da destra a sinistra.
  • Lunghezza 7, IV: scendere un poco a destra lungo la rampa e salire dove la parete è più rotta (chiodo) passando sull'altro versante. Proseguire verticalmente per una placca entusiasmante, molto più semplice di quanto sembri. Il passo iniziale è un po' più di IV...
  • Lunghezze 8, 9, 10, III/III+: con tre lunghezze divertenti si raggiunge la vetta (sosta su spuntone due metri sotto la cuspide sommitale). Il percorso non è del tutto obbligatorio: salire inizialmente per placche, poi per diedri e sassoni, tenendosi più o meno verso lo spigolo di sinistra.
  • Note: tranne che per la prima lunghezza (friabile) la via si snoda su roccia fantastica, con percorso molto vario, e alcuni tratti in fessura che richiedono un minimo di tecnica e capacità di proteggersi (pochissimi chiodi). Attenzione alla partenza, sia per la roccia friabile, sia per la possibilità di sbagliare via: ci sono soste ovunque! La nostra via sale verso destra.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 11 agosto 2000.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.