Cima d'Ambiez (m.3102), parete est - via Concordia

Cima d'Ambiez (m.3102), parete est - via Concordia

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere San Lorenzo in Banale (da Trento o dalla Valle del Sarca) per la strada che da Sarche sale verso Molveno. A San Lorenzo fare attenzione ad una svolta a sx che indica il Ristoro Dolomiti, dove si parcheggia.
  • Avvicinamento: dal parcheggio è possibile salire a piedi seguendo il sentiero 325 che risale la Val d'Ambiez, passa per il rifugio al Cacciatore (m.1820) seguendo una strada sterrata (2h30 circa) e poi continua per sentiero verso il Rifugio Agostini, ottimo punto d'appoggio per la salita (1h00 dal Rifugio al Cacciatore).
    E' possibile arrivare al Rifugio al Cacciatore anche con servizio taxi-jeep (meglio prenotare : Matteo tel. 3335909327 - Giorgio tel. 3333198204).
  • Attacco: dal rifugio Agostini salire il sentiero che va verso l'evidente parete (sentiero che sale alla Vedretta d'Ambiez). Il sentiero per ghiaione si avvicina allo zoccolo della parete e lo segue fino al suo termine, dove è possibile rimontare la grande cengia alla base della parete (qualche catena nei punti più difficili).
    Ora seguire la cengia verso sx fino ad arrivare alla sx di alcuni marcati tetti. Subito dopo si trovano due evidenti fessure. La via sale quella di dx (circa 0h45 dal rifugio).
  • Discesa: dalla cima scendere lungo la via normale (cresta sud, quella a sx guardando la parete). La cresta è ampia e occorre seguire numerosi ometti (a volte anche troppi, che seguono varie soluzioni).
    Se si evita la cima, come indicato nella relazione, si scende nello stesso modo. Tendenzialmente stare sempre sul crestone, seguendo un po' a zig-zag gli ometti per saltini e roccette facili (passaggi di I/II).
    Si arriva ad una cengia dove occorre individuare una sosta attrezzata per corda doppia, rivolta alla forcella tra la Cima d'Ambiez e i Denti d'Ambiez. Noi ci siamo arrivati percorrendo la cengia verso sx (faccia a valle).
    Scendere alla forcella con una doppia di circa 55 metri.
    Ora occorre scendere nel canale a sx (faccia verso i Denti d'Ambiez).
    Possibile scendere arrampicando (II/III), oppure fare un'altra doppia (sosta attrezzata su grosso masso a sx nel canale, faccia a valle).
    A questo punto è possibile fare una ulteriore doppia (attrezzata a sx), oppure scendere facilmente nel canale seguendo qualche ometto (I/II), fino ad arrivare alla cengia che segue la parete alla base delle vie della Cima d'Ambiez (1h30/2h00). Seguire la cengia a sx e ripercorrere il sentiero utilizzato per l'attacco della via (circa 0h30).
    Attenzione nel percorrere la cengia d'attacco, in presenza di cordate sulla parete forte pericolo di caduta sassi.
  • Difficoltà: VI+ max (VI e A0).
  • Sviluppo: circa 350 metri.
  • Attrezzatura: serie di friend (fino al n°3 BD), serie di nut, 15 rinvii circa, martello e chiodi non indispensabili, due mezze corde da 60 metri, una staffa non indispensabile.
  • Esposizione: est.
  • Tipo di roccia: dolomia di buona qualità; nei tratti gialli roccia ripulita dalle numerose ripetizioni.
  • Periodo consigliato: estate, autunno se le giornate sono calde.
  • Tempo salita: 5h00/6h00.
  • Primi salitori: Armando Aste e Angelo Miorandi, Andrea Oggioni e Josve Aiazzi, 1955.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Buscaini G., Castiglioni E., Dolomiti di Brenta, Guida dei Monti d'Italia
    • Rabanser I., Bonaldo O., Vie e vicende in Dolomiti, Edizioni Versante Sud (schizzo ben fatto)
  • Relazione
  • Lunghezza 1, VI-: salire verso la fessura (1 chiodo circa a metà) e seguirla fino ad una piccola cengetta, da cui si scelgono i passaggi più facili per raggiungere e salire una sezione più semplice costituita da un diedro ammanigliato. Si arriva ad una cengia da seguire verso sx fino ad arrivare alla sosta.
  • Lunghezza 2, VI-: seguire la lama-fessura gialla che sale obliqua verso dx e poi dritta, fino arrivare ad una sosta prima del termine della fessura; visibile cordone più a sx dove passa il successivo tiro.
  • Lunghezza 3-4, V+, IV+: traversare a sx con arrampicata delicata, non seguire un chiodo che punta verticalmente più in alto ma traversare ancora e salire poi obliquamente verso sx fino ad un terrazzino con sosta (V+). Qui noi abbiamo continuato per il tiro seguente, salendo le rocce sopra la sosta che portano ad un bel diedro grigio da seguire fino alla sosta su un terrazzino (IV+, nessun chiodo).
  • Lunghezza 5, IV: continuare per il successivo bel diedro fino ad una comoda sosta su terrazzino sotto un camino giallo (nessun chiodo).
  • Lunghezza 6, VI-: salire il camino giallo sopra la sosta, con alcuni passaggi delicati in opposizione. Arrivare ad una sosta quasi sotto un tetto.
  • Lunghezza 7, VI+ oppure VI e A0: traversare a dx (delicato, attenzione alla grossa lama invitante che suona però molto male), raggiungere un chiodo più in alto verso uno strapiombo che si evita traversando ancora a dx. Non si continua per la fessura che contorna lo strapiombo terminato, ma si traversa su buoni appigli verso dx. Eventualmente possibile fare sosta su terrazzino per evitare gli attriti della corda (sosta da rinforzare). Continuare a sx, salire ed evitare uno strapiombino a sx, passandoci sotto. Superare invece il successivo strapiombino (chiodi), fino ad arrivare poi sotto un tettino. Da lì traversare a sx a raggiungere la sosta.
  • Lunghezza 8, un passaggio di VI, poi IV+: salire sopra la sosta puntando ad un cordone visibile sotto uno strapiombo. Raggiungere lo strapiombo e superarlo leggermente a sx dove è meno pronunciato, quindi continuare in diedrone più facile fin sotto uno strapiombo dove si sosta.
  • Lunghezza 9, VI, VI+ oppure VI e A0: salire sotto lo strapiombo (chiodo malconcio con fil di ferro e chiodo più sopra), quindi evitarlo traversando a sx. Continuare su rocce facili verso un evidente diedro erboso. Salire lì e poi andare a sx a prendere un diedrino bianco con chiodi. Superare il diedro, quindi traversare a dx quando possibile a prendere rocce più ammanigliate, continuare per muretto e arrivare ad un terrazzino dove si sosta.
  • Lunghezza 10, V/V+: salire in obliquo a dx della sosta, per poi tornare in alto più a sx e puntare alla evidente cengia più in alto. Percorso non obbligato, cercare i punti più facili. Sulla cengia abbiamo trovato una clessidra dove fare sosta, verificarne la solidità.
  • Lunghezza 11, II: andare a dx sulla cengia e poi salire per facili roccette fino al crinale della larga cresta che sale alla cima. Da qui è possibile salire facilmente in vetta oppure scendere direttamente seguendo il crinale.
  • Note: via classica molto bella, sale per fessure, diedri, camini e qualche tratto il placca. Soste chiodate (da verificare), in via chiodatura discreta (diversi chiodi nei punti più difficili).
    Dopo piogge recenti o abbondanti la via tende a rimanere bagnata in alcuni punti. A detta di chi ha salito altre vie della parete più a sx, la roccia è di qualità inferiore per questa via. E' comunque salda e ripulita nei tratti gialli.
    Consigliabile e di soddisfazione.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione del 29 agosto 2010 con Olindo Fioretto.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.