Pizzo Cengalo (m.3367) - via Gaiser-Lehmann (spigolo Nord Ovest)
Dettagli
- Accesso stradale: da Chiavenna prendere per il confine svizzero (direzione S. Moritz). Poco più avanti della dogana si trova il paese di Bondo, dove si entra.
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Avvicinamento:
da Bondo salire con l'auto per la strada sterrata che porta in val Bondasca (circa 4 Km); occorre pagare il pedaggio tramite distributore automatico all'inizio della sterrata. Lasciare la macchina al termine della sterrata e continuare su sentiero fino ad un bivio. Da qui due possibilità:
- per il rifugio Sciora, a sinistra (faccia a monte) in circa 2 h, e poi continuare per il sentiero detto il Viale che va verso il rif. Sasc Furà. Appena possibile rimontare la morena a sx in direzione del ghiacciaio sotto il Cengalo. A seconda delle condizioni salire direttamente puntando all'attacco oppure entrare sul ghiacciaio più in alto, seguendo la morena successiva (dopo un grosso isolotto roccioso). Soluzione non verificata.
- per il rifugio Sasc Furà, circa 1 h, e poi continuare per le tracce che vanno al Viale ed allo spigolo N del Badile. Scendere poi verso sx per roccette (presenti alcune catene) seguendo il Viale e quando il sentiero è in piano salire nella morena che sale al ghiacciaio a dx. Seguire il percorso migliore tra i crepacci, evitando di rimanere in direzione del canale di scarico che c'è al lato sx della parete NE del Badile. Puntare alle rocce a dx dello spigolone del Cengalo.
- Attacco: a sinistra dell'evidente canale di scarico che si trova alla destra dell'arrotondato spigolone; noi abbiamo attaccato circa 100 m più sotto per evitare eventuali scariche e perchè abbiamo trovato un buon punto di passaggio della crepaccia terminale.
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Discesa:
un ometto a dx (faccia a monte) con piccola traccia porta in leggera discesa ad una zona da cui NON abbiamo più individuato la discesa. Salire invece ancora per la facile cresta verso la vetta (II) fino ad individuare una rampetta in discesa a dx che porta ad una cengia detritica da attraversare per circa 50 m (attenzione). In alternativa arrivare fino alla vicina vetta. Si individuano quindi gli ometti e la traccia di discesa per la via normale. Seguire gli ometti che inizialmente portano a sx (faccia a valle), poi scendono a dx su roccette fino ad una selletta. Da qui non scendere nel canale di sx (un ometto sembra indicare quella direzione), ma salire verso il risalto che ci si trova di fronte (diversi ometti) e poi scendere alla selletta successiva (Colle del Cengalo, ultimo ometto).
Scendere a sx (faccia a valle) nel canale con passaggi di II/III fino ad una calata da individuare sulla parete di dx (faccia a valle). Una doppia da 50 m deposita alla base (1,5-2 h).
Per placchette appoggiate, blocchi e gande scendere e puntare al rif. Gianetti fino a trovare degli ometti che indicano più chiaramente il percorso (30' al rifugio, 1 h al buio).
NB: abbiamo ben individuato al buio il rifugio grazie ad una luce di segnalazione. Dal rif. scendere il sentiero, inizialmente tra roccette segnate (non semplice al buio) e poi sempre più marcato fino ai Bagni di Masino (circa 3 h, al buio 4 h).
In alternativa scavalcare il passo del Porcellizzo e il passo di Trubinasca con sentiero attrezzato e segnato per ritornare in val Bondasca (soluzione da noi non verificata). - Difficoltà: VI (TD).
- Sviluppo: circa 1.100 m.
- Attrezzatura: serie di nut e friend, martello e qualche chiodo, due mezze corde (possibilmente da 60 m). Per l'accesso su ghiacciaio necessari i ramponi o ramponcini da fissare alle pedule (attenzione!!) ed eventualmente piccozza. Utilissima la lampada frontale in caso ci si attardi.
- Esposizione: nord-ovest.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: estate, ma occorre informarsi sulle condizioni del ghiacciaio e della crepaccia terminale.
- Tempo salita: 9h00/10h00.
- Primi salitori: F. Gaiser, B. Lehmann, 1937.
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Riferimenti bibliografici:
- Sertori M., Lisignoli G., Solo Granito, Edizioni Versante Sud
- Gaddi A., Masino Bregaglia, Edizioni Polaris
- Maspes G., Miotti G., Masino–Bregaglia-Disgrazia, Guide dalle Guide
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Cartografia:
- Meridiani Montagne - Pizzo Badile - scala 1:40.000
- Kompass, foglio 92 - Chiavenna, Val Bregaglia - scala 1:50.000
- Relazione
- Lunghezza 1, IV/III+: attraversare la crepaccia, continuare a dx per rocce a balze facili fino a trovare un chiodo dove sostare (sosta da rinforzare).
- Lunghezza 2, III+: continuare in obliquo verso dx, scegliendo sempre il percorso più facile; si arriva così alla sosta della via che probabilmente si sarebbe potuto raggiungere più direttamente partendo poco distanti dal canale di scarico (sosta su 2 chiodi).
- Lunghezza 3, IV+: continuare nella rampa erbosa a dx della sosta, puntando ad un diedro più verticale più in alto che affronta una paretina.
- Lunghezza 4, II/III: continuare per il facile e ampio canale con detriti e roccette, puntando ad una selletta visibile più in alto alla base di un torrione. Qui siamo saliti in conserva per circa 150 m (attenzione!!), seguendo le zone più facili fino ad una paretina dove abbiamo sostato su spuntone.
- Lunghezza 5, III+: salire la paretina con erba fino ad un terrazzino dove si entra nel diedro di sx, inizialmente facile, dove si sosta (sosta da attrezzare).
- Lunghezza 6, V+/VI-: su per il diedro, che diventa più verticale e più aperto, con passaggi faticosi, fino alla sosta sotto una parete.
- Lunghezza 7, IV: girare lo spigolo a sx ed entrare in un diedro non visibile. Si trova subito un'altra sosta dove conviene fermarsi per evitare gli attriti della corda.
- Lunghezza 8, V+/VI-: continuare dritti per diedro verticale con buoni appigli (da verificare) ma a tratti faticoso; nel diedro c'è un'altra sosta che abbiamo trascurato. Continuare fino alla fine del diedro e prendere poi la fessurina in placca a sx, da seguire con bellissima arrampicata in opposizione fino ad un terrazzino dove c'è la sosta. Con 60 m la corda non arriva, mancano 5-6 m. Abbiamo attrezzato la sosta appena sotto e poi abbiamo subito raggiunto la sosta su terrazzino.
- Lunghezza 9, V: proseguire sopra la sosta (un passo faticoso), poi su rocce facili salire e attraversare a sx a prendere un diedro e poco dopo sostare.
- Lunghezza 10, V+: salire per lame-fessure (diverse possibilità). Noi siamo saliti per le lame di dx e poi abbiamo attraversato alle lame di sx, da salire in opposizione (visibile vecchio cuneo) fino ad un muro più liscio e verticale. Da qui traversare legg. a sx ad una sosta.
- Lunghezza 11, VI-/V-: ritornare in traverso a dx (delicato) fino ad una fessura-lama verticale (chiodo alla base, alla stessa altezza della sosta). Dopo un primo passo impegnativo salire più facilmente fino alla sosta.
- Lunghezza 12, IV+: facilmente per diedrini, placchette e lame, cercando la via più facile. Inizialmente dritti/a destra della sosta, per poi spostarsi gradualmente a sx fino alla sosta.
- Lunghezza 13, V+/VI-: salire per placca utilizzando un sistema di fessure, da sfruttare zigzagando per raggiungerle.
- Lunghezza 14, V: seguire sempre le fessure-lame migliori fino a portarsi verso lo "spigolo" di sx.
- Lunghezza 15, IV: dritti per lo spigolo con divertente arrampicata in placca/lame ed attrezzare una sosta prima di un risalto verticale.
- Lunghezza 16, V/IV: salire il risalto per rocce ammanigliate e continuare per lo spigolo, ora più abbattuto e placcoso.
- Lunghezza 17, II/III: da qui abbiamo continuato in conserva per circa 100 m fino al termine delle placche, arrivando ad una zona detritica.
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Note:
la relazione, data la lunghezza e la possibilità di varianti, può contenere degli errori: confrontare sempre con altre relazioni.
Salita alpinistica lunga ed in ambiente selvaggio.
I bassi gradi di difficoltà tecnica non devono fare pensare che sia una via facile: ghiacciaio, canali di scarico, roccia inizialmente non ottimale, itinerario non sempre facile da individuare, rendono la salita impegnativa e di soddisfazione.
Informarsi sempre bene sulle condizioni del ghiacciaio e della crepaccia terminale. Fare molta attenzione alle scariche di sassi, specialmente in presenza di altre cordate.
I tiri sono quasi sempre molto lunghi e di solito dopo 50-55 m si trovano i chiodi di sosta.
Abbiamo ripetuto la via non-stop da casa (Milano e provincia) a casa in circa 28 h continue complessive. L'impegno complessivo sale in questo caso a ED-. La soddisfazione sportiva è stata grande, ma si consiglia di godere la via almeno in un paio di giorni.
Logisticamente abbiamo lasciato una macchina ai Bagni di Masino e siamo andati con l'altra macchina a Bondo, per poi al termine della via raggiungere l'auto ai Bagni di Masino e tornare a Bondo. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori e Antonio Mattion, 30 agosto 2008.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.