Cimone della Bagozza (m.2409) - via Cassin

Cimone della Bagozza (m.2409) - via Cassin

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere Schilpario (BG) e da lì prendere la strada per il passo del Vivione. Si segue questa strada lungamente, fino a trovare un ristoro con le pareti rosse sulla sx, e poco sopra visibile il rifugio Bagozza. Si parcheggia a dx di fronte al ristoro.
  • Avvicinamento: si segue il sentiero che va a dx (lato opposto a quello del ristoro). Inizialmente si trova una strada cementata e poi sterrata. Ad un certo punto, in corrispondenza di una Madonna sulla sx, occorre prendere una traccia che si stacca a dx nei prati. Continuare su questo sentiero, che va in direzione dell'evidente torre del Cimone della Bagozza. Si arriva ad una grande pietraia dove il sentiero continua. Seguirlo fino ad una traccia che si stacca orizzontale a dx e va verso la base del Cimone della Bagozza.
    Si arriva ad un pendio di ghiaie e sassi molto ripido, dove occorre salire per traccia che passa sotto la parete (in corrispondenza della base dello spigolo si vede in alto una targa in corrispondenza dell'attacco originale). Si continua a costeggiare la parete fino ad arrivare al canalino di dx. (1h30 circa)
  • Attacco: nel canalino, alla base del primo saltino (non ci sono chiodi presenti). L'attacco originale è invece in corrispondenza della targa alla base dello spigolo.
  • Discesa: dalla croce di vetta tornare indietro verso l'anticima e, raggiunto il colletto prima di questa, scendere a dx per sentierino ripido che porta ad un colletto dove scendere a sx per canalone che riporta ai ghiaioni dove si è saliti per l'attacco della via. (Circa 0h30 per raggiungere i ghiaioni basali)
  • Difficoltà: VI+ (VI e A0).
  • Sviluppo: circa 400 metri.
  • Attrezzatura: serie di nut e friend (usato fino al n°4 BD), martello e qualche chiodo per sicurezza.
  • Esposizione: nord.
  • Tipo di roccia: calcare, a zone ottimo e compatto ma in altre un po' friabile.
  • Periodo consigliato: estate-autunno.
  • Tempo salita: 5h00/6h00.
  • Primi salitori: R. Cassin, R. Varallo, A. Frattini, 8/7/1934.
  • Riferimenti bibliografici: Savonitto A., Scalate scelte nel bergamasco, Melograno Edizioni
  • Relazione
  • Lunghezza 1, II/III, 40 metri: salire nel canale per saltini facili, fino ad un cordone verde su masso incastrato, dove si sosta.
  • Lunghezza 2, III, passaggio di IV, 40 metri: su per il masso incastrato sopra la sosta (a sx), continuare nel canale, e poi salire un secondo masso strapiombante (sempre a sx). Traversare poi a sx salendo verso un evidente camino (chiodo a dx all'inizio della strozzatura), si sale nella strozzatura e si sosta leggermente più in alto a sx su due chiodi e cordone.
  • Lunghezza 3, IV+, 30 metri: continuare in spaccata nel camino, superare un masso strapiombante (chiodo sotto) e poi salire la paretina di sx, per poi andare verso dx a doppiare uno spigolo, dietro il quale si trova la sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 4, IV, 40 metri: salire a sx della sosta, dove si trova una placca che va seguita per poi puntare più in alto a sx, contro la parete verticale dove si trovano due chiodi con cordone. Si traversa a dx, trovando dei chiodi, si sale un muretto e poi si traversa di nuovo a dx, ad arrivare in un canale dove si trova la sosta su chiodo e clessidra attrezzata sulla parete verticale.
  • Lunghezza 5, VI+ oppure VI e A0, 30 metri: traversare a dx su buona lista rocciosa, fino a trovarsi sotto la verticale di un chiodo più in alto. Si sale e si trova un chiodo prima non visibile, si raggiunge il secondo chiodo e poi si esce a sx per ristabilirsi su buoni appoggi. Ora si traversa a dx ad arrivare sotto una fessura che sale verso sx. Seguire la fessura fino al suo termine (molti chiodi), uscendo su pulpito dove si trova la sosta con cordone su due clessidre.
  • Lunghezza 6, III/IV, 35 metri: salire per roccette facili a sx e poi arrivare ad un muretto. Salirlo e poi traversare a sx puntando alla base di un diedro, dove si trova la sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 7, IV, 35 metri: salire il bellissimo diedro ammanigliato. Arrivare fin quasi al tetto che lo chiude, ma prima traversare a dx per facili roccette (traversando a sx sotto il tetto c'è una variante, visibili chiodi) ed arrivare sotto un muretto che si supera a sx. Si arriva ad una placca molto appoggiata (chiodo) e poco dopo ad una sosta poco visibile con un fix ed un chiodo nascosto.
  • Lunghezza 8, V+, 35 metri: traversare sulla placca appoggiata (chiodo arancione subito dopo la sosta) fino a raggiungere lo spigolo a dx. Doppiare lo spigolo e raggiungere un muretto delicato che porta ad un vago diedro da seguire (2 chiodi, il secondo "ballerino") fino ad una cengia detritica (attenzione ai molti blocchi e sassi). Qui salire per roccette leggermente a sx (clessidra) e raggiungere la sosta alla base di rocce compatte.
  • Lunghezza 9, V, 35 metri: salire il diedro subito a dx della sosta (2 chiodi), al suo termine traversare in placca a sx e poi salire per placca e fessura sotto lo strapiombo, arrivando ad una cengetta rocciosa sotto un diedro.
  • Lunghezza 10, VI-, 55 metri: su per il diedro (chiodo) fino al suo termine. Da lì salire per muro verticale con buchi e fessurina chiodata. Prima del termine del muro si traversa a dx (chiodo più sotto inutilizzabile), uscendo poi al facile canale sovrastante. All'inizio del canale c'è un chiodo a dx, poco dopo dovrebbe trovarsi la sosta che non ho visto. Continuando nel canale ho fatto una sosta al suo termine su nut e friend, poco a dx c'è un chiodo.
  • Lunghezza 11, III, 20 metri: continuare per facili roccette (ma attenzione ai molti sassi mobili), fino ad arrivare all'anticima, dove si sosta su spuntoni.
    Da qui continuare facilmente per crestina su traccia che porta alla grossa croce di vetta.
  • Note: non abbiamo seguito la via originale per i primi due tiri, perchè dalle informazioni reperibili risulta molto friabile. Nei primi due tiri abbiamo salito il canale della via Bramani, per poi ricollegarci alla Cassin all'altezza della terza sosta.
    Bella salita alpinistica, decisamente classica. Ascensione non troppo difficile ma neanche da sottovalutare, di sicura soddisfazione. Alcuni tratti presentano roccia un po' friabile e blocchi mobili, a cui occorre porre attenzione. In alcuni punti non è di immediata individuazione, anche per la presenza di varianti (ma quella che abbiamo fatto noi è veramente la via originale??).
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione del 22 settembre 2012 con Mario Colombo, Guido Bucchi e la cordata Emanuele Nugara e Matteo Maino.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.