Dom (m.4545) - via Normale
Dettagli
- Accesso stradale: provenendo dalla zona di Milano seguire la A8 (Milano-Varese) indi la A26 per Gravellona Toce. Proseguire sulla statale del Sempione fino a superare il passo omonimo, scendendo a Briga (Brig). Da qui seguire per Visp e risalire la valle di Zermatt (svolta a sx ad una rotonda, indicazioni poco visibili) fino a Randa. Entrare in paese e parcheggiare in un parcheggio coperto vicino alla stazione (cartello, ma parcheggio non visibile perchè sotteraneo). 8 CHF al giorno, pagabili ad una macchinetta che accetta monete e banconote svizzere.
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Avvicinamento:
proseguire a piedi entrando in paese, dove si trovano le indicazioni per la Domhutte (tempo indicato: 4h30). Seguire il sentiero che sale subito abbastanza ripidamente per boschi. A circa 2500 metri di quota inizia un tratto attrezzato con pioli, cavi, qualche catena e scalette. Non richiede attrezzatura da ferrata (tratti esposti ma comunque semplici) ma si sconsiglia di percorrere questo tratto con condizioni meteo negative (pioggia, o peggio). I tratti così attrezzati proseguono fino a circa 2800 metri, dove poi il tracciato ritorna ad essere un normale sentiero e porta in breve alla Domhutte (m.2940) recentemente ristrutturata, in punto panoramico (si vede Randa!).
Tempo salita indicato: 4h30, in pratica siamo saliti in circa 3h30. - Attacco: palina indicatrice e traccia appena fuori dal rifugio.
- Discesa: per la stessa via di salita. Al Festijoch risulta pratico scendere con due/tre corde doppie, sfruttando i vari ancoraggi disponibili. Calcolare 4h30 per ridiscendere al rifugio e altre 3h00 per tornare a valle.
- Difficoltà: PD
- Sviluppo: 1500 per il rifugio, 1600 per la vetta
- Attrezzatura: normale da alta montagna: corda, picozza, ramponi. Il tratto per raggiungere il Festijoch (un canale di roccette di una sessantina di metri) suggerisce l'uso del casco, specialmente in presenza di altre cordate, anche se lo si usa solo in questo breve tratto.
- Esposizione: est, nord, nord-ovest.
- Periodo consigliato: estate.
- Tempo salita: 1° giorno: 3h30; 2° giorno: 7h15.
- Primi salitori: J.L. Davies, Johann Zumtaugwald, Johann Kronig, Hieronymous Brantschen l'11/09/1858.
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Riferimenti bibliografici:
- Goedeke R., i 4000 delle Alpi, Guide Iter
- CAI Torino - Club 4000, Tutti i 4000, Vivalda Editori, 2010
- Svariate relazioni in internet (www.camptocamp.org, www.gulliver.it, ecc)
- Cartografia: CNS, Mischabel, n° 284 S, scala 1:50.000
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Relazione:
colazione dalle 3.00, si riesce a partire entro le 3.30.
Seguire la traccia che sale sulla morena alle spalle del rifugio, su sentiero ben tracciato. Si raggiunge così, a quota 3100/3200, una zona per bivacco (piazzole protette da muretti) dove dovrebbe essere possibile posizionare la tenda se non si vuole pernottare al rifugio. Da qui si seguono ometti su tracce di sentiero sporadiche. Gli ometti sono numerosi e apparentemente disposti anche a caso. Dopo un certo tratto tendono a far salire sulle rocce di sx, ma sembra meglio stare più in basso a dx (ometti anche qui) fino ad avvicinarsi al ghiacciaio (Festigletscher) in un punto ove vi si può salire.
Qui è meglio legarsi: il ghiacciaio è abbastanza tormentato ed il primo tratto piuttosto disagevole: ghiaccio, morena, buchi da aggirare,... Proseguendo il percoso si fa più semplice, si risale il ghiacciaio avvicinandosi progressivamente alle rocce di sx fino nei pressi del punto più basso, a circa 3600/3650 metri di quota, in corrispondenza del Festijoch (avvallamento sulla cresta).
Tolti i ramponi (se le rocce sono pulite) si risale una specie di canalone poco accennato che sale obliquamente verso sx, arrampicando su rocce a tratti sporche con modeste difficoltà (max II). In loco presenti svariati ancoraggi, costituiti da spit talvolta accompagnati da fittoni resinati. Abbiamo contato cinque ancoraggi in circa 50 metri. Se non si vuole salire slegati, è quindi possibile fare agevolmente un tiro di corda. Dall'ultimo ancoraggio, trovato dopo circa 50/55 metri, si prosegue deviando a sx (non dritti sulla verticale) uscendo in breve (una quindicina di metri) al colle (m.3723). Fino a qui 2-3 ore, in funzione di quanto tempo si perde al buio sulla pietraia prima del ghiacciaio.
Dal colle si scende sul ghiacciaio (Hohberggletscher) perdendo una cinquantina di metri e attraversando una zona minacciata da seracchi: passare velocemente o, meglio ancora, allargare la traccia verso sx. Si risale quindi brevemente e si prosegue lungamente, facendo un giro molto ampio e guadagnando poca quota, per evitare grandi crepacci, arrivando quasi al Lenzjoch (colle nella cresta che si ha davanti, a circa 4100 metri). Da qui si ritorna verso dx (viso a monte) e si inizia a salire decisamente, portandosi sotto l'ultimo risalto nevoso, salito il quale si è in vetta. La croce si raggiunge superando una breve ma aerea crestina orizzontale di una decina di metri, esposta su entrambi i lati, che porta alla croce.
Tempo: i cartelli danno 6h00, noi ci abbiamo impiegato 7h15, e direi che è stato soprattutto tempo perso all'inizio ed in alcuni tratti ove la traccia era stata ricoperta dal vento. -
Note:
ambienti grandiosi e poco frequentati: siamo saliti a fine agosto in settimana ed il rifugio era mezzo vuoto; la mattina solo una ventina di persone sono salite in vetta, tutte, tranne noi, seguendo il percorso della Festigrat (cresta che sale direttamente in cima dal Festijoch). Si vede che la lunghezza dell'avvicinamento e della salita seleziona gli aspiranti ripetitori.
Difficoltà tecniche basse: tranne il canalino per accedere al Festijoch si tratta essenzialmente di una camminata su neve. Indispensabile un'ottima forma fisica e condizioni meteo buone: con brutto tempo anche la sola salita o discesa dal rifugio può rivelarsi pericolosa per la ferratina dell'ultimo tratto.
Rifugio recentemente ristrutturato, personale molto gentile ed accogliente. - Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, da una salita del 27 agosto 2015 con Gianni Gariglio.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.