Finale Ligure, Bric Pianarella - via Grimonett

Finale Ligure, Bric Pianarella - via Grimonett

Dettagli

  • Accesso stradale: da Finalborgo si segue la strada per Feglino. Circa cento metri prima del bivio per Orco si posteggia in un piccolo spiazzo sulla destra.
  • Avvicinamento: vicino allo spiazzo sorge una piccola chiesetta dalla quale inizia il sentiero di accesso al Pianarella. Seguirlo fino alla base della parete. Deviare a destra e costeggiare la struttura in discesa fino all'estremità inferiore. Qui si trova uno spiazzo libero dalla vegetazione alla base di una placca. Ci sono molte file di resinati che salgono verso una piccola cengetta con alberi. Quella giusta è la fila di resinati più vecchi, di colore grigio scuro opaco.
  • Discesa: dall'ultima sosta ci si inoltra nella macchia per qualche decina di metri fino ad incontrare un sentierino. Lo si segue verso sinistra fino ad un primo bivio. Si prende la diramazione di sinistra e lo stesso si fa con tutti i bivi successivi fino a giungere su di un sentiero segnato con due triangoli rossi (che è il proseguimento del sentiero che incomincia alla chiesetta adiacente il parcheggio). Lo si segue in discesa ed in breve si ritorna all'auto. (0h20/0h30)
    La discesa con le doppie non è attrezzata ed in ogni caso appare sconsigliabile a causa dei molti traversi e della vegetazione.
  • Difficoltà: 6b con possibilità di A0/A1.
  • Sviluppo: 6 lunghezze per circa 240 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: spittatura ottima nei punti difficili, essenziale negli altri. I tiri sono lunghi, portare 14 rinvii e cordini per clessidre. Consigliata una staffa (di "sicurezza") per il tiro del tetto.
  • Esposizione: ovest.
  • Tipo di roccia: calcare.
  • Periodo consigliato: mezze stagioni e, probabilmente, mattinate estive.
  • Tempo salita: 3h30/5h00.
  • Primi salitori: A. Grillo, V. Simonetti, Giuigno 1975.
  • Riferimenti bibliografici: Gallo A., Finale Y2K, Idee Verticali Edizioni, 2000
  • Cartografia: Finalese, Alp Cartoguide, n° 2, scala 1:25.000
  • Relazione
  • Lunghezza 1, 6a: attaccare la placchetta salendola verticalmente e un po' verso destra. Raggiunta la cengetta alberata ci si sposta verso sinistra fino alla base di una fessura unta. La si risale con alcuni metri difficili fino a dove la parete si appoggia. Si entra in un diedrino che si risale. Si vince un breve tratto verticale e si guadagna la cengia dove si sosta su alberi. Tiro lungo e complesso.
  • seguire il sentierino verso destra che in pochi metri porta sulla verticale di una lama. Sosta su alberi.
  • Lunghezza 2, 5b: salire un po' verso destra fino a raggiungere la lama che si risale in dulfer. Molto unto! Proseguire obliquamente verso destra su placca estremamente lavorata e ricca di clessidre. Superato un ultimo muretto raggiungere un albero e la sosta.
  • Lunghezza 3, 5a: tiro sporco che porta alla base dell'erosione di destra tra le due che caratterizzano la parete del Bric. Salire per facili risalti fino ad una grande cengia terrosa ricca di vegatazione. Sosta con tre fittoni alla base di un tettino.
  • Lunghezza 4, 5c: vincere con decisione lo strapiombino iniziale. Continuare dapprima su roccia appoggiata, poi lungo una serie di risalti verticali o leggermente strapiombanti cui si alternano delle cengette. Nella parte finale il tiro obliqua verso sinistra. Vincere l'ultimo strapiombino e sostare su di uno spigolino esposto. Tiro semplicemente fantastico: la roccia, l'ambiente, l'esposizione, la difficoltà ingradienti di una ricetta indimenticabile.
  • Lunghezza 5, 6b: bisogna "puntare" al tetto con cordone che si vede sulla destra. Risalire per qualche metro e traversare orizzontalmente sulla placca fino a raggiungere la base del tetto. Vincerlo con un bloccaggio molto duro (o con cordone e staffa!) e proseguire un po' a zig-zag sulla successiva parete cercando i punti di debolezza. Sosta su albero alla base di un diedro.
  • Lunghezza 6, 6b: salire con passi delicati il diedro fino a raggiungere una zona più abbattuta al di sotto di un lungo strapiombo obliquo verso sinistra. Salire per qualche metro verso sinistra su placchette e, seguendo i chiodi vecchi traversare orizzontalmente verso sinistra. Quando si arriva alla base di una paretina verticale con chiodi la si risale sino al suo termine sostando su macchia (arbusti).
  • Note: quella descritta nell'ultimo tiro è, probabilmente, l'uscita originale della via, quella seguita dai primi salitori. La via spittata dopo essere passata sotto lo strapiombo obliquo verso sinistra, dovrebbe proseguire verticalmente quando esso diventa una parete verticale. Non vedendo spit e osservando con timore la placca, abbiamo cercato una soluzione alternativa. La deviazione, comunque, è molto consigliabile sia per la sua logicità, sia perchè è ben protetta, sia, soprattutto, perchè fa vivere una sensazione ormai estranea ai ripetitori di questa via: la sensazione della roccia ruvida e degli spigoli taglienti sotto le dita.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Fabio Vergara, 13 aprile 2004.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.