Gruppo delle Odle, Furchetta (m.3030)- via Solleder (parete N)

Gruppo delle Odle, Furchetta (m.3030)- via Solleder (parete N)

Dettagli

  • Accesso stradale: prendere l'autostrada del Brennero, uscire per la Val Gardena oppure per la Val di Funes, a seconda dell'avvicinamento prescelto.
  • Avvicinamento: diverse possibilità, meglio documentarsi sulla più comoda:
    • salendo la sera tardi noi abbiamo optato per dormire nel parcheggio al termine della Val di Funes, all'inizio del Parco delle Odle. Da qui a piedi seguendo per Malga Zannes e poi il sentiero delle Odle-Adolf Munkel Weg (n°35).
      A un certo punto piegare a sx verso l'evidente ghiaione sotto le pareti N (noi abbiamo preso quella direzione nei pressi dell'indicazione per i massi palestra di roccia). Ora, senza percorso obbligato, si punta al canalone tra la Furchetta e l'Odla di Valdussa (è la montagna a sx della Furchetta). Dalla macchina circa 1h30;
    • più comodo sicuramente salire dalla Val Gardena al Rifugio Col Raiser (disponibile funivia) e da lì prendere per la forcella Pana per scendere in Val di Funes e pernottare al Rif. Malga Brogles. Oppure da Rif. Col Raiser prendere per la Forcella de Mesdì (più faticoso), per scendere in Val di Funes ed eventualmente pernottare al Rif. Genova (soluzione probabilmente più lunga e scomoda).

    In entrambi i casi al ritorno dalla via risulterà più comodo scendere direttamente in Val Gardena a riprendere la macchina.

  • Attacco: a sx della parete, nel canale che separa la Furchetta dall'Odla di Valdussa, pochi metri a dx di una targa ricordo, sotto una rampa facile.
  • Discesa: dalla vetta raggiungere di nuovo il punto dove si è usciti dalla via sulla cresta W (passo di III). Seguire alcuni ometti presenti a sx (faccia a valle), che poi portano a scendere e piegare a sx. Si continua per tracce e qualche ometto su terreno abbastanza facile (detriti, roccette), fino ad uno spuntone con cordone. Da qui si traversa ancora a sx, fino ad arrivare ad un canale che si scende, per poi piegare verso la fine a dx, per raggiungere l'evidente sentiero (passi di I, II+). Circa 0h30 dall'uscita della via e 1h00 dalla cima. Ora si scende per facile sentiero verso la Val Gardena.
    Possibile fermarsi al Rif. Firenze (meno di 2h00 dall'uscita della via), oppure prendere il sentiero che sale alla forcella de Mesdì e poi scende di nuovo in Val di Funes. Noi abbiamo pernottato al Firenze e poi l'indomani abbiamo seguito il sentiero per la forcella Pana e da lì siamo scesi in Val di Funes, seguendo lungamente il sentiero che costeggia in basso le pareti N delle Odle (uno spettacolo!) per ritornare al sentiero di partenza. (circa 3h30 dal rifugio alla macchina)
  • Difficoltà: max VI.
  • Sviluppo: circa 900 metri.
  • Attrezzatura: serie di friend (fino al n°4 BD), serie di nut, martello e scelta di chiodi (indispensabili), due mezze corde da 60 metri.
  • Esposizione: nord.
  • Tipo di roccia: dolomia, a zone compatta e di buona qualità, altre zone friabili.
  • Periodo consigliato: estate, scegliere giornate calde.
  • Tempo salita: 10h00/12h00.
  • Primi salitori: Emil Solleder, Fritz Wiessner, 1 Agosto 1925.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Meciani L. e P., Odle-Puez, Guida dei Monti d'Italia, CAI-TCI (descrizione e schizzo troppo sommari)
    • Buono lo schizzo di Jacopelli (tranne la parte centrale), ma ormai introvabile in internet. Non mi risulta sia compreso in alcuna sua pubblicazione di vie
  • Relazione
  • Lunghezza 1, III: salire per la rampetta su roccette facili fino ad una cengia dove sostare (sosta da attrezzare).
  • Lunghezza 2, IV+: a dx verso un pilastro che forma una fessura con la parete. Salire il pilastro a dx della fessura, si trova un chiodo (poco affidabile), quindi andare leggermente a sx e poi ancora a dx ad aggirare lo spigolo del pilastro. Si sale quindi alla sua sommità, dove si sosta (sosta da attrezzare).
  • Lunghezza 3, IV+: dalla sosta andare per parete appigliata in salita verso sx; si trovano due cordoni che segnano il passaggio. Arrivare ad una nicchia con un chiodo, dove si sosta (sosta da rinforzare).
  • Lunghezza 4, III/IV: scendere leggermente dalla sosta, quindi traversare a sx fino a trovare un canale, da risalire fino alla base di una parete appoggiata. Noi siamo saliti a dx del canale, per entrarci poi verso la fine (sosta da attrezzare).
  • Lunghezza 5, III/IV: si sale sulla facile parete fino alla base di un diedrino con fessura (sosta da attrezzare).
  • non ricordo esattamente i successivi 4 tiri, comunque:
  • Lunghezza 6, III/IV: su per diedro e la successiva fessura obliqua a dx, fino alla base di un diedro-canale (sosta da attrezzare).
  • Lunghezza 7, IV: su per il diedro canale, da abbandonare dopo pochi metri per salire a dx fino ad un terrazzo detritico.
  • Lunghezza 8, III/IV: salire tendendo leggermente a destra sulla parete fino trovare un chiodo, superarlo piegando verso sinistra fino ad una sosta da attrezzare.
  • Lunghezza 9, III: su ancora per rocce facili a raggiungere una cengiona detritica dove si va a sostare a sx (sosta da attrezzare).
  • da qui ricordi più vivi:
  • Lunghezza 10, IV: traversare a dx verso la rampa formata da una evidente torre staccata. Salire per la fessura formata da un pilastro con la parete, arrivando su cengetta sopra lo speroncino (sosta su chiodo, da rinforzare).
  • Lunghezza 11, V-: dritti sopra la sosta, cercando i punti deboli nella compatta parete, fino a prendere una rampetta che porta ad un grosso spuntone con cordone.
  • Lunghezza 12, IV+: salire a dx della sosta e poi su per parete puntando alla cengia sotto la parete gialla sommitale (sosta da attrezzare). Da qui andando a sx si va verso il famoso pulpito Dulfer, dove il grande alpinista si fermò. La via Solleder invece va a dx.
  • Lunghezza 13, III: salire a dx sopra rocce marce, traversare a dx e poi scendere per un canaletto con rocce friabili. Individuare una cengetta rocciosa su cui salire e traversare facilmente fino a trovare una sosta a chiodi e cordino (possibile rinforzare con nut) (attenzione!! Tiro pericoloso per i detriti).
  • Lunghezza 14, V+: salire una lama poco a dx della sosta, per andare a prendere l'evidente diedro che la sovrasta. Continuare su roccia gialla fino ad un chiodo, dove NON bisogna continuare nel diedro ma invece puntare a dx per paretina ed arrivare ad un piccolo pulpito (sosta scomoda su chiodi da rinforzare).
  • Lunghezza 15, V: dritti sopra la sosta su parete gialla, spostandosi poi verso sx puntando in alto verso una grossa nicchia sormontata da uno strapiombo. Sostare su piccolo terrazzino sotto lo strapiombo, in una zona friabile (sosta da attrezzare).
  • Lunghezza 16, VI: affrontare lo strapiombo alla sua dx (prima dello strapiombo un chiodo nuovo a dx ed uno vecchio a sx). Un altro chiodo poco più in alto a dx. Possibile anche proteggersi con friend 4 nella fessura sotto lo strapiombo. Uscire su buone maniglie e poi su placca appoggiata sotto uno strapiombo; sostare sotto un diedro giallo (sosta da attrezzare).
  • Lunghezza 17, V: su per il diedro sopra la sosta, per traversare dopo pochi metri a dx, doppiando uno spigolino. Si traversa per placca ammanigliata fin contro la parete, individuando una sosta su chiodi.
  • Lunghezza 18, V+: salire sopra la sosta e poi piegare in parete a sx puntando ad una sosta su chiodi tra i gialli (sosta su roccia friabile e difficile da rinforzare, attenzione!!).
  • Lunghezza 19, VI sostenuto: salire leggermente a sx sopra la sosta (2 chiodi accoppiati), quindi ancora dritti a 2 chiodi accoppiati con cordone. Da li traversare a dx ad un chiodo vecchio con moschettone, fin sotto lo strapiombo umido verso cui salire. Abbiamo trovato questo tratto completamente bagnato. Attraversando sotto lo strapiombo si trovano dei cordini molto vecchi da rinviare (attenzione!!!). Si arriva quindi al termine dello strapiombo e si risale verticalmente il camino che forma a dx, fino a sostare sopra masso incastrato (due chiodi in sosta).
  • Lunghezza 20, IV+: seguire il diedro fino all'uscita sulla via normale per la vetta (sosta da attrezzare).
  • da qui possibile scendere direttamente per la via normale (soluzione seguita da noi), oppure continuare facilmente per la vetta seguendo la cresta w (I, II, passi di III).
  • Note: data la lunghezza della via nella relazione potrebbero esserci errori, parti mancanti, imprecisioni, soprattutto nei tiri centrali molto simili tra loro. Si consiglia di documentarsi bene e di seguire la logicità del tracciato (anche se ci sono zone dove è facile sbagliare).
    Via decisamente alpinistica. Il grande Solleder non scherzava!!
    Pochissime soste in loco, scarsa chiodatura, chiodi spesso poco affidabili.
    Una grande avventura per gli amanti dei terreni selvaggi.
    Roccia nel complesso abbastanza buona, ma con zone detritiche e friabili dove occorre fare MOLTA attenzione. Il tiro chiave, il penultimo, è molto più difficile degli altri, forse anche perchè lo abbiamo trovato in parte bagnato.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione del 10 luglio 2010 con Claudio Camisasca (Fasin) e Matteo Filippini.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.