Gandschijen (m.2388) - Südpfeiler (via classica)

Gandschijen (m.2388) - Südpfeiler (via classica)

Dettagli

  • Accesso stradale: appena fuori dalla galleria del Gottardo lasciare l'autostrada all'uscita di Göschenen, che si raggiunge in breve. Seguire la strada per la valle di Göschenen arrivando alla frazione di Gwüest. Superarla e parcheggiare poco dopo sulla destra, all'inizio di una strada sterrata.
  • Avvicinamento: per sentiero abbastanza agevole si raggiunge la base del Gandschijen, parete evidente già da valle per un caratteristico grande diedro. (1h00)
  • Attacco: la via classica attacca una cinquantina di metri a destra del grande diedro, dove sale obliquamente verso sinistra seguendo un altro netto diedro obliquo che non inizia da terra e viene raggiunto solo al termine della prima lunghezza.
    L'attacco vero e proprio è posto una ventina di metri a destra dell'inizio del diedro: spit e chiodo con anello evidenti, utilizzabili come sosta di partenza, a 4/5 metri da terra, raggiungibili per facili rocce.
  • Discesa: con 7 corde doppie (necessarie due corde) lungo la via di salita. E' anche possibile scendere per sentiero verso sinistra.
  • Difficoltà: 5c+ (5c obbligatorio).
  • Sviluppo: 8 lunghezze per circa 300 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: soste attrezzate con anelloni di calata. In via spit e qualche chiodo. La chiodatura è discreta (molto migliore che sulla vicina via Gatsch) ma da integrare: nut (tutte le misure) e friend (misure medio-grandi). Eventualmente utile una staffa.
  • Esposizione: sud. Alla data della ripetizione (28 ottobre, ora legale) la via rimane al sole fin verso le 17.30.
  • Tipo di roccia: granito.
  • Periodo consigliato: estate (ma non troppo presto) e autunno prima che inizino le nevicate.
  • Tempo salita: 4h00/5h00
  • Primi salitori: Heinz Bächli, A. Horrisberger, 1960.
  • Riferimenti bibliografici: von Känel, Jürg, Plaisir Ost, Edition Filidor, 1999 - (schizzo molto dettagliato e preciso)
  • Relazione
  • Lunghezza 1, 5c+: partendo da terra, o dalla sosta indicata, posta a 4/5 metri dal suolo, salire in verticale per una quindicina di metri: 2 spit e lame delicate. Poi ancora lame fino ad un chiodo con cordino, da cui si inizia ad attraversare verso sinistra: rispetto al chiodo con cordino abbassarsi subito leggermente, e seguire un sistema di fessure orizzontali che risalgono leggermente verso sinistra per una decina di metri fino ad uno spit: da lì in verticale ad un altro spit e poi alla sosta. Oppure, anzichè il primo spit, utilizzare un chiodo con anello posto un poco più sopra e prima: da qui è più facile raggiungere la sosta, ma il tratto è meno protetto.
  • Lunghezza 2, 5b: traversare a sinistra fino ad entrare nel diedro: tre spit per un traverso non semplice, con fessure sfuggenti per le mani e placca liscia per i piedi. Risalire il diedro per una ventina di metri uscendo poi a destra ad una sosta su spit: proseguire ancora qualche metro fino ad un anellone di sosta.
  • Lunghezza 3, 5b e A0: rientrare ancora nel diedro e risalirlo con movimenti difficili e delicati: opposizione quasi da camino tra le due pareti del diedro! Proseguire per alcuni metri più semplici fino ad un "bivio": si può proseguire dritti seguendo una lama atletica per 10/15 metri, interamente da proteggere (friend grandi) oppure è possibile traversare a sinistra e risalire una placca con tre spit: difficile (6a+) ma parzialmente azzerabile.
  • Lunghezza 4, 5b: risalire alcune placche poi una fessura non banale ma chiodata (3 spit più un vecchio chiodo). Traversare a sinistra per cengia erbosa fino ad un terrazzo che porta alla base di un diedro di una decina di metri. Il diedro è chiodato (3 spit) ma molto ostico (altro che 5b!). Partenza problematica, poi risalire con difficili movimenti: io l'ho risalito strisciando e incastrando la gamba destra nel fondo del diedro (fessura). In questo tratto è possibile, nel caso, usare friend medio-grossi.
  • Lunghezza 5, 5b e A0: risalire una placca con quattro spit, azzerando alcuni passaggi (altrimenti è 6a+). Con movimento difficile salire sopra una rampa rocciosa che si segue verso sinistra fino al suo termine. Uno spit posto poco più in basso consente, con passaggio esposto, di superare uno spigolo e di portarsi alla base di un diedro di una decina di metri. L'inizio è abbastanza semplice, segue un passaggio ostico, anche se più facile di quanto sembri: proteggersi con un dado su una lama a sinistra (o su una a destra), salire su un primo gradino, proteggersi con un friend e salire di un metro con difficile movimento, fino ad una comoda maniglia sul bordo della lama di destra, non intuibile dal basso, che consente di raggiungere lo spit. Con alcuni metri un poco più semplici (ma non banali) si arriva fino alla sosta.
  • Lunghezza 6, 6a+/A0: da qui è possibile salire verso sinistra per placca strapiombante: A1 o 7b+, oppure (soluzione scelta) in verticale e verso destra: 6a+, parzialmente azzerabile usando gli spit in posto e incastrando un dado. Con movimenti difficili salire una specie di diedrino strapiombante (primi due spit) aiutarsi eventualmente con un dado e superare lo spigolo verso destra, uscendo in placca, che si risale per alcuni metri fino alla sosta. Lunghezza faticosa ma breve (non più di 15 metri).
  • Lunghezza 7, 5b: in obliquo verso sinistra per placche ben chiodate, fino ad uno spigolo che si risale per alcuni metri rientrando poi a destra fino alla sosta posta oltre una netta lama staccata.
  • Lunghezza 8, 5b: ritornare verso sinistra di un paio di metri e risalire per alcuni metri un diedro, proseguendo poi per placche fino ad una cengia erbosa (rocce un po' sporche e poco chiodate: attenzione). Dalla cengia salire per fessure non banali per una decina di metri fino alla sosta finale.
  • Note: via magnifica e impegnativa, abbastanza chiodata (spit) nei tratti più difficili, ma non per questo da sottovalutare, e la chiodatura presente è comunque da integrare. Alcune lunghezze presentano tratti molto tecnici, e sono, a mio parere, un po' sottovalutate dalle gradazioni indicate.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 28 ottobre 2000.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.