Ciarforon (m.3642) - Parete Nord-Ovest

Ciarforon (m.3642) - Parete Nord-Ovest

Dettagli

  • Avvicinamento: dal parcheggio di Pont Valsavaranche (m.1960) attraversare il ponte e costeggiare per circa 200 metri il torrente Savara. All'altezza di un edificio prendere il sentiero che sale a sinistra nel bosco. Dopo numerosi tornanti uscire su un dosso erboso (0h40). Proseguire su comodo sentiero con pendenza moderata fino ad un modesto salto roccioso che si supera sulla sinistra salendo dei gradini assestati con grosse pietre. Salire ancora circa 100 metri e raggiungere il rifugio Vittorio Emanuele II. (1h45)
  • Discesa: dalla vetta del Ciarforon si può scendere dal versante Ovest, ovvero verso il Ghiacciaio di Monciair, oppure dalla via normale di salita, sulla cresta Nord Est effettuando delle calate in corda doppia.
    Discesa sulla cresta nord-est: dalla vetta scendere in direzione Est per circa 100 metri, fino ad una zona rocciosa. Traversare su cengia a sinistra (faccia a valle) per circa 10 metri. La prima calata è attrezzata al limite della cengia in alto sulla destra, è comunque possibile evitarla scendendo un paio di facili gradoni.
    Proseguire in discesa su pendio di neve di circa 30° e raggiungere il successivo salto roccioso. Rimontare la rocce e traversare a destra (faccia a valle) su cengia. Scendere un breve diedrino fino ad un comodo terrazzino dove è attrezzata la seconda doppia (2 spit, maillon e cordone). Calarsi in verticale per 45 metri fino alla doppia successiva (1 chiodo e clessidra con maillon e cordoni) attrezzata sulla sommità di una placca. Calarsi ora per 60 metri e raggiungere il ripido pendio di neve alla base della parete rocciosa. (1h30)
    Attenzione alla fase di recupero delle corde; pericolo di incastri e caduta di pietrisco instabile.
    La parete rocciosa è disseminata di cordini abbandonati utilizzati per delle doppie improvvisate, ma se ci si cala mantenendo la verticale delle soste è impossibile allontanarsi dall'itinerario sopra descritto.
    Scendere il ripido pendio verso destra e portarsi alla base della cresta Nord Est. Proseguire in discesa sul ghiacciaio di Moncorvè in direzione Nord, poco prima di raggiungere la fronte e ricongiungersi con l'itinerario di avvicinamento effettuato in salita, tagliando verso destra in direzione della morena sotto la vetta della Tresenta.
    Uscire dal ghiacciaio e scendere sulla morena fino ad incontrare un ometto di pietre che segnala l'itinerario di salita alla Tresenta. Raggiungere una zona piana disseminata di grossi ometti di pietre e scendere successivamente il crestone morenico fino al rifugio Vittorio Emanuele II. (2h30)
  • Difficoltà: AD+, un passo di III sulle rocce alla base della calotta sommitale, neve e ghiaccio da 40° a 50°.
  • Sviluppo: 350 metri la parete, 870 metri dal rifugio Vittorio Emanuele II.
  • Attrezzatura: N.D.A. (normale dotazione alpinistica), 2 piccozze, viti da ghiaccio ed un paio di chiodi per sicurezza. Utilizzare corde da 60 metri, utili per le doppie in discesa sulla via normale di salita.
  • Esposizione: nord-ovest.
  • Periodo consigliato: giugno-luglio.
  • Tempo salita: 4h00/5h00 dal rifugio Vittorio Emanuele II.
  • Primi salitori: Probabilmente l'Ing. Carducci dell'I.G.M. nel Luglio 1880, sicuramente E. Allegra e U. Sandrinelli con P. Dainè il 24 Giugno 1902.
  • Riferimenti bibliografici: Andreis E., Chabod R., Santi M.C., Gran Paradiso, Guida dei Monti d'Italia C.A.I.-T.C.I.
  • Cartografia: Kompass n° 86 1:50.000 - Gran Paradiso.
  • Relazione: Dal Rifugio Vittorio Emanuele II, attraversare il ponticello sul laghetto, svoltare a sinistra e salire l'evidente crestone morenico seguendo l'itinerario che conduce alla vetta della Tresenta. Dopo pochi metri giunti ad un bivio, in prossimità di un grosso masso sulla sinistra, svoltare a destra e percorrere la traccia di sentiero che senza perdere quota conduce ad una zona di enormi placconate lisciate dal ghiacciaio. Seguire qualche sporadico ometto di pietre e portarsi sul ghiacciaio di Moncorvè, alla base della parete Nord Ovest del Ciarforon compiendo un largo giro sulla sinistra, cercando il passaggio migliore tra i massi erratici, alcuni di notevoli dimensioni. (1h15)
    Portarsi all'estremità sinistra della parete in prossimità della bastionata rocciosa (1h45). Salire a sinistra di un isolotto di rocce affioranti, successivamente in verticale (40°) aggirando sulla destra un primo grosso crepaccio, superare poi la crepaccia terminale verso sinistra (45°). Salire parallelamente alla parete rocciosa fino alla base di un canalino di roccia rossa incrostato di ghiaccio. Traversare a destra e raggiungere la crestina nevosa al centro della parete (50°), salirla fino alla base della fascia rocciosa sotto la calotta sommitale che in quel punto raggiunge un'altezza di circa tre metri. (4h00)
    Salire ad un pulpito roccioso fino ad un chiodo (eventuale sosta). Rimontare un gradone sulla sinistra (III) e portarsi su una piccola cengia innevata sovrastata da una paretina molto liscia, aggirare a sinistra l'ostacolo (delicato con poca neve) e salire un breve pendio di rocce e neve fino in prossimità di un grosso masso di roccia rossa instabile situato alla base del pendio finale. Salire il centro della calotta sommitale su neve e ghiaccio con una pendenza costante di 50°. Dopo circa 130 metri uscire dalla parete Nord Ovest, proseguire pochi metri a sinistra in leggera salita e raggiungere la vetta del Ciarforon. (4h30)
  • Note: negli ultimi trent'anni la parete Nord Ovest del Ciarforon ha subito dei grossi cambiamenti: il caratteristico seracco pensile alto parecchi metri che caratterizzava la parte mediana della parete si è completamente esaurito, ed ha lasciato il posto ad una vasta zona di rocce fratturate, al di sotto delle quali si allarga un grande corpo di frana. Pertanto le difficoltà complessive delle vie di salita sono notevolmente diminuite.
    Il giorno della nostra ascensione la via classica ovvero quella in cui la salita si svolge al centro della parete non era in buone condizioni, così abbiamo deciso di raggiungere la calotta sommitale percorrendo l'estremità sinistra della parete costeggiando lungamente la bastionata rocciosa.
    Lo spessore del ghiaccio è in costante diminuzione, perciò è consigliabile informarsi bene sulle condizioni della parete prima di effettuare l'ascensione, contattando il rifugio Vittorio Emanuele II al numero 0165.95.920.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Simone Rossin, da un'ascensione effettuata con Isidoro Castelli il 1° agosto 2011.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.