Grigna Meridionale, Dito Dones (m.1106) - via del Diedro Obliquo
Dettagli
- Accesso stradale: da Lecco salire in Valsassina e imboccare la strada che conduce ai Piani Resinelli. Seguire la strada superando una scuola (due dossi) e svoltare a sinistra dopo 100/200 metri in via Fiume: comodo parcheggio.
- Avvicinamento: ritornare a piedi sulla strada principale e salire per 100/200 metri: prima che la strada svolti nettamente a sinistra imboccare sulla destra una stradina ("Vittolo ai Lavaggioli") dietro la casa con la scritta "Trattoria Alleluia", viottolo che diviene rapidamente un sentiero. Ad un primo bivio prendere a destra (segni rossi e blu) fino ad arrivare ad un prato circondato da muretti: seguire il sentiero a sinistra che lo costeggia, e, dopo un centinaio di metri, ad un altro bivio, il sentiero sulla destra che, traversando, conduce sotto i contrafforti del Dito. (0h25)
- Attacco: l'attacco si trova in corrispondenza di un ometto a bordo sentiero, e i primi spit sono ben visibili. Volendo si potrebbe salire ancora: la via percorre la parte superiore dell'edificio roccioso, ma nella parte bassa si salgono di solito i primi 2/3 tiri della "via Lunga" al Dito stesso, che vengono qui descritti.
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Discesa:
dall'ultima sosta seguire i cavi e catene che fanno fare il giro del dito fino al versante che guarda verso valle, da cui si scende con una ripida ferratina: cavi, catene e pioli: assicurarsi!!! Al termine della ferratina scendere a sinistra: un sentierino aggira il Dito fino alla sella tra Dito stesso e lo Zucco di Teral.
Da lì parte una traccia di sentiero verso destra (guardando verso monte) che in 15 minuti riconduce all'attacco della via. - Difficoltà: 5c e A0 (6a+).
- Sviluppo: 7 lunghezze, per circa 160 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: via ben attrezzata a fittoni resinati, tranne in qualche punto piuttosto semplice. Praticamente inutile altro materiale (salvo qualche cordino) per integrare le protezioni presenti, ed è sufficiente una corda singola.
- Esposizione: sud-est.
- Tipo di roccia: calcare.
- Periodo consigliato: tutto l'anno.
- Tempo salita: 2h00.
- Primi salitori: Fabio e Stefano Lenti, 1995.
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Riferimenti bibliografici:
- Corti P., Arrampicate sportive e moderne fra Lecco e Como, Edizioni Versante Sud, 2001
- Pesci E., Le Grigne, CAI-TCI, 1998
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Cartografia:
- TCI - Gruppo delle Grigne - scala 1:20.000 (solo da questa carta si rintraccia con precisione la zona dove si svolge la via)
- Multigraphic - Brianza, Prealpi Lombarde - scala 1:25.000
- Kompass, foglio 105 - Lecco, Valle Brembana - scala 1:50.000
- Relazione
- Lunghezza 1, 4c, 25 metri: si parte da un ballatoio poco sopra il sentiero: placchetta delicata, con cui si aggira uno strapiombino passando a destra, salendo poi per una semplice rampa. Al termine della rampa salire la parete di sinistra, obliquamente verso sinistra, raggiungendo un ripiano con un fittone quasi sullo spigolo: superare lo spigolo a sinistra e salire per un paio di metri: sosta su un comodo terrazzino.
- Lunghezza 2, 2c, 15 metri: verticalmente, per rocce semplici, superare un paio di muretti fino ad un fittone di sosta al termine delle rocce.
- corde in spalla proseguire per poche decine di metri fino al salto successivo.
- Lunghezza 3, 4b, 25 metri: salire un diedrino, poi una rampa rocciosa, ben appigliata ma poco chiodata: possibilità di proteggersi su una clessidra un poco a destra. Spit al termine della rampa: da lì proseguire verticalmente: il fittone successivo è più sopra di un paio di metri, ma non è visibile dal basso. Dal fittone proseguire in obliquo a sinistra, e poi per gradoni e lame, poco protetti ma semplici, fino ad uscire alla sosta su un'ampia cengia.
- corde in spalla risalire la cengia: dritti si prosegue per la "via Lunga", mentre a sinistra, in leggera discesa, partono i cavi metallici che, con una breve ferrata, permettono di contornare la base del Dito: assicurarsi e seguire tali cavi fino al loro termine: il "Diedro Obliquo" inizia un paio di metri più avanti.
- Lunghezza 4, 5c, 25 metri: magnifico diedro, molto appigliato, panoramico e con chiodatura ravvicinata (in alcuni tratti anche troppo!). Sosta comoda, posta leggermente a sinistra del diedro.
- Lunghezza 5, 5c, 25 metri: proseguire nel diedro, leggermente più impegnativo del tratto precedente. Il diedro è poi interrotto da un breve tratto più semplice, in cui ci si sposta a sinistra per prendere una fessura che conduce agli ultimi metri verticali, ma molto appigliati. Si è a questo punto sul bordo di un'ampia cengia, con degli anelli di calata riportati sul bordo della cengia stessa: meglio salire la cengia fino a dove partono i cavi, e assicurarsi lì.
- se siete saliti con uno zaino potete lasciarlo sulla cengia e recuperarlo durante la discesa (la cengia fa tutto il giro del Dito).
- Lunghezza 6, 6a+, 25 metri: scendere a sinistra sulla cengia di qualche metro, fino ai primi spit visibili. Il tiro inizia con una rampa delicata che conduce fin sotto un tetto. Traversare a sinistra sotto il tetto, per poi uscire con difficoltà sopra il tetto stesso: passo impegnativo, di difficile lettura, ma azzerabile. Segue una rampa più semplice fino ad una cengia: non sostare ma spostarsi a sinistra di qualche metro lungo la cengia fino ad una sosta con catena.
- Lunghezza 7, 5a, 20 metri: leggermente a destra della sosta, salendo grazie ad una specie di lama. Traversare poi in obliquo verso destra, salendo infine sotto un ampia fessura (spit mancante: c'è solo il corpo filettato, eventualmente strozzabile con un cordino). Con un movimento complicato salire la fessura fino all'ultima sosta, costituita da un enorme anello di calata. Proseguendo di qualche metro si raggiunge la croce di vetta.
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Note:
roccia ottima e ambiente molto gradevole.
Avviso: ci è stato segnalato (maggio 2007) che la via presenta problemi di accesso e discesa a seguito di un franamento del sentiero. Maggiori informazioni ed eventuali aggiornamenti in merito possono essere reperiti sul sito: http://larioclimb.paolo-sonja.net nella sezione bacheca. - Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 9 Maggio 2004.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.