Grigna Meridionale, Dito Dones (m.1106) - via Lunga

Grigna Meridionale, Dito Dones (m.1106) - via Lunga

Dettagli

  • Accesso stradale: da Lecco salire in Valsassina e imboccare la strada che conduce ai Piani Resinelli. Seguire la strada superando una scuola (due dossi) e svoltare a sinistra dopo 100/200 metri in via Fiume: comodo parcheggio.
  • Avvicinamento: ritornare a piedi sulla strada principale e salire per 100/200 metri: prima che la strada svolti nettamente a sinistra imboccare sulla destra una stradina ("Vittolo ai Lavaggioli") dietro la casa con la scritta "Trattoria Alleluia", viottolo che diviene rapidamente un sentiero. Ad un primo bivio prendere a destra (segni rossi e blu) fino ad arrivare ad un prato circondato da muretti: seguire il sentiero a sinistra che lo costeggia, e, dopo un centinaio di metri, ad un altro bivio, il sentiero sulla destra che, traversando, conduce sotto i contrafforti del Dito. (0h25)
  • Attacco: l'attacco si trova in corrispondenza di un comodo terrazzino poco sopra il sentiero principale, e i primi spit sono ben visibili.
  • Discesa: dalla cima riportarsi in direzione del versante che guarda verso la valle, dove iniziano le catene sulle quali abbiamo costruito l'ultima sosta della via. Da qui assicurarsi e scendere la ripida ferratina che riporta alla cengia. Al termine della ferratina scendere a sinistra per traccia di sentiero fino a riportarsi all'attacco dell'ultimo tiro della via. Continuare seguendo il sentiero (che aggira tutta la cengia del Dito) fino alla sella tra Dito stesso e lo Zucco di Teral. Da lì parte una traccia di sentiero verso destra (guardando verso monte) che in 15 minuti riconduce all'attacco della via.
    Nel 2007 una frana ha colpito il canalone che viene attraversato dal sentiero di discesa. Si tratta solo di qualche metro, ma su terreno instabile (sono visibili alcuni vecchi cavi metallici divelti). Fare attenzione in questo tratto.
  • Difficoltà: 5c e A0 (6a).
  • Sviluppo: 7 lunghezze, per circa 180 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: via ben attrezzata a spit, tranne nei tratti facili di collegamento. Soste attrezzate su due spit e anello di calata. Eventualmente utili qualche friend medio/piccolo e qualche cordino per spuntoni/clessidre. E' sufficiente una corda singola.
  • Esposizione: sud-est, tranne l'ultima lunghezza (a nord) che rimane in ombra.
  • Tipo di roccia: calcare.
  • Periodo consigliato: tutto l'anno.
  • Tempo salita: 3h00.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Corti P., Arrampicate sportive e moderne fra Lecco e Como, Edizioni Versante Sud, 2001
    • Pesci E., Le Grigne, CAI-TCI, 1998
  • Cartografia:
    • TCI - Gruppo delle Grigne - scala 1:20.000 (solo da questa carta si rintraccia con precisione la zona dove si svolge la via)
    • Multigraphic - Brianza, Prealpi Lombarde - scala 1:25.000
    • Kompass, foglio 105 - Lecco, Valle Brembana - scala 1:50.000
  • Relazione
  • Lunghezza 1, 4c, 25 metri: si parte dal terrazzino poco sopra il sentiero: placchetta delicata (spit), con cui si aggira uno strapiombino passando a destra, salendo poi per una semplice rampa. Al termine della rampa salire la parete di sinistra (spit), obliquamente verso sinistra, raggiungendo un ripiano con un fittone quasi sullo spigolo: superare lo spigolo a sinistra e salire per un paio di metri: sosta su comodo terrazzino.
  • Lunghezza 2, 2c, 15 metri: verticalmente, per rocce semplici, superare un paio di muretti. Da qui proseguire per traccia di sentiero fino alla base del risalto successivo. Fittone di sosta alla base di un diedrino.
  • Lunghezza 3, 4b, 25 metri: salire il diedrino, poi la rampa rocciosa verso destra, ben appigliata ma poco chiodata: possibilità di proteggersi su una clessidra un poco a destra. Spit al termine della rampa. Da lì proseguire verticalmente: il fittone successivo è più sopra di un paio di metri, ma non è visibile dal basso. Dal fittone proseguire in obliquo a sinistra, e poi per gradoni e lame, poco protetti ma semplici, fino ad uscire alla sosta su un'ampia cengia. Sosta su spit singolo con catena e anellone.
  • Lunghezza 4, 2c, 20 metri: tiro di collegamento. Risalire la cengia prima per tracce di sentiero e poi per alcuni semplici risalti in direzione dell'evidente diedro. Sosta su singolo spit alla base del diedro.
  • Lunghezza 5, 5a, 25 metri: risalire il bellissimo diedro con ampie spaccate sfruttando la fessura al suo interno. Giunti sotto gli strapiombi traversare a sinistra. Sosta con catena e anello di calata su comodo terrazzino. Lunghezza non semplice ma molto estetica e ottimamente chiodata.
  • Lunghezza 6, 6a, 30 metri: partenza in verticale sopra la sosta, poi più semplicemente fino alla base del passaggio chiave. Superare il muretto tecnico con passaggio difficile, ma azzerabile (due spit e un chiodo vecchio). Continuare poi leggermente verso destra con percorso più semplice, continuo e molto bello. In questa seconda parte la chiodatura diviene leggermente più distanziata. Sosta su comodo terrazzino.
    Risalire la cengia corde in spalle o con un tiro di collegamento per tracce di sentiero. Seguire il sentiero sulla destra in leggera discesa fino ad aggirare lo spigolo del dito (questo sarà poi il sentiero di discesa). Appena doppiato lo spigolo, dove il sentiero di discesa prosegue verso destra, ci si trova alla base dell'ultima lunghezza. Grossa scritta blu Via Lunga alla base. Manca però il fittone di partenza.
  • Lunghezza 7, 5a, 40 metri: risalire la parete a destra dello spigolo verticalmente, più semplice di quanto sembri dal basso. Grosse lame e maniglie nascoste su roccia fantastica. Peccato sia l'unica lunghezza in ombra della via. Superata la parete proseguire ancora in direzione della vetta fino ad incontrare le catene della ferrata. Attrezzare su queste una sosta o, eventualmente, proseguire fino alla croce di vetta e assicurarsi su di essa.
  • Note: via bella su roccia ottima, peccato risulti un po' discontinua. La frana che ha colpito la zona nel 2007 ha lasciato qualche traccia, ma la via risulta sicura, ben attrezzata e ripetuta. La frana si è verificata infatti nel canalone tra il Dito Dones e lo Zucco Teral, a nord, che viene attraversato dal sentiero di discesa.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Christian Orlandelli e Riccardo Cabrini, 30 Novembre 2009.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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