Gruppo Croda da Lago, Lastoni di Formin (m.2585) - via Bonetti-Mezzacasa (o dei Bolognesi)

Gruppo Croda da Lago, Lastoni di Formin (m.2585) - via Bonetti-Mezzacasa (o dei Bolognesi)

Dettagli

  • Avvicinamento: dal Passo Giau (circa 16 chilometri da Cortina d'Ampezzo) prendere il sentiero per la Forcella Giau. Circa 100 metri prima di raggiungere la forcella lasciare il sentiero e deviare a sinistra: l'attacco è posto circa al centro della parete, nei pressi di una placca biancastra, alla base di un diedro-canale che costituisce la direttrice della salita. (0h50)
  • Attacco: la partenza è su una placca, a 5-6 metri dalla torre di sinistra (che ha un sasso incastrato in alto), oltre una prima fessura, e almeno una decina di metri da una placchetta metallica a destra, che indica la partenza di una nuova via a spit.
  • Discesa: percorrere il pianoro per circa 20 minuti in direzione della Croda da Lago (ad un certo punto ometti) arrivando quasi alla forcella tra i Lastoni di Formin e la Croda da Lago (inutile piegare prima a destra). Da lì scende verso destra il sentiero 435, che si raccorda poi al 436 che, piegando verso destra, consente di aggirare i Lastoni, risalire alla Forcella Giau e tornare al Passo Giau. (2h00)
  • Difficoltà: D- (max IV+).
  • Sviluppo: 8 lunghezze per circa 350/370 metri di sviluppo e 300 di dislivello.
  • Attrezzatura: soste da attrezzare su vecchi chiodi, clessidre o su spuntoni. In via qualche chiodo: molto utili dadi, cordini per le numerose clessidre e friends (un paio di friends medi/grandi per l’ultimo diedro). Martello e chiodi consigliati, come sempre su vie di tipo alpinistico.
  • Esposizione: ovest, in ombra al mattino.
  • Tipo di roccia: dolomia.
  • Periodo consigliato: estate (probabilmente anche in autunno, data la relativa vicinanza alla strada).
  • Tempo salita: 5h00.
  • Primi salitori: Bonetti, Mezzacasa, 15/9/1977.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Dragosei F., Dolomiti. Itinerari scelti di croda, Vivalda Editori, 1999 - (schizzo minuzioso e dettagliato)
    • Primi passi da capocordata, a cura della scuola di Alpinismo e Scialpinismo "Cesare Capuis" - CAI Mestre - (descrizione e schizzo generale)
  • Cartografia: Tabacco foglio 03 - Cortina d'Ampezzo e Dolomiti Ampezzane - scala 1:25.000
  • Relazione
  • La via permette diverse varianti, che si trovano spesso in relazioni e possono confondere. Noi abbiamo cercato di seguire sempre la via originale, cercando i riferimenti e soprattutto le protezioni usate dai primi salitori.
  • Lunghezza 1, IV, III, 45/50 metri: superare la placca sfruttando la fessura/lama che sale sopra la zona di partenza, ed entrare nel canale. Risalirlo e passare sotto un enorme blocco incastrato. Sosta su un chiodo (spit) e protezione veloce.
  • Lunghezza 2, IV, 25 metri: si risale un paio di metri, si passa poi a destra del canale con qualche metro di facile arrampicata. Passato un primo vecchio chiodo si sale in dulfer una bella lama che costeggia il camino (passo di IV), rimanendo sempre alla sua destra. SI trova un secondo vecchio chiodo e, da qui, si sale ancora qualche metro cercando il punto più semplice per attraversare il camino e passare alla sua sinistra (passaggio comunque atletico e non semplice, IV). Salire ancora su terreno facile fino a trovare un chiodo e un lungo cordino ancorato ad uno spuntone dove fare sosta.
  • Lunghezza 3, IV, 50 metri: sopra la sosta sale un camino: salire sul lato sinistro del camino, quanto basta per non strisciare contro l'altro lato (lo schizzo fa invece sembrare che si debba rimanere sul fondo del canale). Si trova subito un vecchio cordino bianco su un chiodo, poi alcune clessidre. Nel camino si trova anche un nuovo chiodo e una sosta per eventualmente smezzare il tiro, entrambi da non considerare e uscire invece a sinistra per arrampicare su bel terreno, non difficile, più aereo ma ben appigliato, fino a trovare due chiodi ove fare sosta.
  • Lunghezza 4, IV, 50 metri: salire il sovrastante caminetto (chiodo visibile, non entrare troppo nel camino). Proseguire poi a sinistra del canale per rocce più semplici uscendo su una cengia (la "grande" cengia, attenzione ai detriti). Qui si trova un chiodo attrezzato per eventuale discesa in doppia, proseguire sopra di esso per una decina di metri fino a vedere sulla sinistra alcuni cordini che indicano la presenza di ben 3 clessidre ove attrezzare la sosta.
  • Lunghezza 5, III+ e IV+, 30/40 metri: questa lunghezza e la seguente hanno percorso abbastanza libero, su roccia solida, molto lavorata: placche, canalini, qualche strapiombetto. Si traversa a destra per cercare terreno relativamente facile (III+) puntando a una fessura caminetto ben visibile che risale un tratto verticale, prima della quale si trova un vecchio chiodo. Superato il caminetto di piega a destra, si risale una rampa e si arriva a una nicchia con 2 clessidre ove fare sosta.
  • Lunghezza 6, IV-, 35 metri: si prosegue in verticale, su terreno non obbligato. Si supera una prima piccola cengia (un chiodo) e sulla sinistra si risale una rampa con fessura fino a una nuova cengia, ove sostare in corrispondenza di un'ampia rientranza (2 chiodi alla stessa altezza, ma distanti tra loro oltre 1 metro).
  • Lunghezza 7, III e IV+, 40 metri: dalla rientranza salire dritti (possibile sosta dopo un tratto di III in una nicchia con ben 4 vecchi chiodi). Qualche metro sopra si trova una piccola cengia, da raggiungere per affrontare poi una piccola placca verticale: un vecchio chiodo indica dove salire, possibilità di proteggersi poi su una clessidra prima di fare sosta poco sopra, su cengia, sempre su clessidre (ce ne sono ben 4).
  • Lunghezza 8, III+, IV, 25 metri: salire su terreno semplice (clessidre per proteggersi) per poi obliquare decisamente verso destra, sotto ad uno strapiombo giallo, per arrivare all'ultimo diedro. Si risale il diedro, ben ammanigliato ma proteggibile solo con friends medio grandi. Si sale fino a sbucare sulla spianata sommitale. Sosta su spuntoni.
  • Note: bella via, su roccia buona: anche i tratti semplici sono solidi.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 25 agosto 1999. Revisione relazione a cura di Alberto Borghi, da una ripetizione dell'estate 2026.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.