Tre Cime di Lavaredo - Cima Grande (m.2998), parete Nord - via Hasse-Brandler

Tre Cime di Lavaredo - Cima Grande (m.2998), parete Nord - via Hasse-Brandler

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere Misurina, località vicina a Cortina d'Ampezzo. Procedendo sulla strada che va verso Brunico-Val Pusteria, si svolta a dx poco più avanti seguendo il cartello per le Tre Cime di Lavaredo.
    La strada arriva ad un posto di pedaggio per entrare (si preleva il biglietto e si paga poi al ritorno) e continua fino al parcheggione vicino al rifugio Auronzo.
  • Avvicinamento: dal rifugio Auronzo seguire la strada sterrata fino al rifugio Lavaredo e prendere il sentiero che sale verso la Forcella Lavaredo. Dalla Forcella seguire il sentierino che sale verso le pareti nord e poi traversa lungamente alla base della Cima Grande. (1h00/1h20)
  • Attacco: si attraversa verso dx quasi tutta la parete nord della Cima Grande. Si arriva ad un pilastro che forma un diedro fessurato con la parete. Alla base del diedro c'è un ometto. Il pilastro si trova poco prima della rampa di salita del primo tiro della via Comici, che è ancora più a dx.
  • Discesa: quando non specificato, le indicazioni sono faccia a monte.
    Si scende in prevalenza per la via normale di salita, con alcune doppie nei tratti ripidi. Non è assolutamente facile seguirla, vista la complessità di questo lato della montagna e la presenza di ometti anche in diverse varianti di discesa. Io sono sceso due volte da questa montagna e in entrambi i casi non sono riuscito a rispettare completamente la discesa normale. Queste le indicazioni per seguire quanto fatto da noi, ma si consiglia vivamente di fare riferimento anche ad altre descrizioni della discesa.
    Indicazioni:
    • dalla cima seguire a ritroso la via normale, fino ad arrivare alla cengia circolare;
    • se invece si termina la via sulla cengia circolare, procedere con attenzione verso sx sulla cengia. Si passa un canale e si arriva ad una zona ampia, con diversi ometti su un crestone che scende verso valle;
    • scendere seguendo gli ometti, trovando quasi subito una sosta con catena per la calata;
    • doppia 1 sulla paretina sottostante, fino ad un grosso ripiano di pietra, dove si trova la sosta successiva;
    • doppia 2 fino ad arrivare ad un canale, dove si trova la sosta sulla dx sopra un altro salto;
    • doppia 3 fino a raggiungere una zona facile e detritica. Qui si trova un anello per eventuale calata, noi siamo scesi a piedi;
    • si seguono le tracce di passaggio e si arriva ad un ometto che dà verso un canale. Scendere nel canale di sx (faccia a valle), fino ad arrivare ad un altro anello di calata, noi siamo scesi ancora a piedi;
    • scendere nel canale, con un piccolo salto da disarrampicare. Si arriva ad una zona con roccette;
    • scendere in arrampicata seguendo le tracce di passaggio, fino a trovare un altro anello di calata;
    • doppia 4 fino alla base della parete, in un canale;
    • scendere nel canale verso sx (faccia a valle) e risalire ad un intaglio a dx (nella direzione di marcia). L'intaglio, con un anello di calata, dà su un ripido canale;
    • doppia 5 fino ad una zona facile;
    • traversare a dx su una cengetta rocciosa. Si aggira un roccione e si trova un anello di calata molto grosso;
    • doppia 6 fino al termine della parete;
    • traversare lungamente a sx, seguendo una marcata traccia e diversi ometti. Prima del termine della traccia, si arriva ad un canalino a dx (senso di marcia) che scende verso il grande canale tra la Cima Grande e la Cima Ovest;
    • scendere arrampicando fino ad arrivare nel fondo del canalino e seguirlo in discesa, fino a due spit con cordone (messo da noi) sulla dx (senso di marcia);
    • possibile breve doppia o scendere arrampicando un breve intaglio di roccia, fino ad un tratto facile;
    • stare a dx (senso di marcia) e seguire le tracce, che arrivano al grande canale tra le due cime;
    • scendere senza difficoltà tutto il canale, fino ad arrivare ad una traccia che taglia a dx (senso di marcia), oppure raggiungere più sotto il grande sentiero che c'è tra rifugio Auronzo e rifugio Lavaredo;
    • con la traccia alta si arriva al parcheggio alto sopra il rifugio Auronzo, mentre con il sentiero basso si arriva al rifugio Auronzo.

    Non è la discesa che ricalca tutta la normale, ma risulta abbastanza facile, salvo purtroppo la possibilità di seguire tracce secondarie o disorientamenti vari...
    Tempo indicativo: 3h00, se tutto fila liscio.

  • Difficoltà: VI+ e A1-A2.
  • Sviluppo: circa 640 metri fino alla grande cengia circolare, circa 740 metri fino alla cima.
  • Attrezzatura: 22-23 rinvii per i tiri di artificiale, serie di friend fino al n°3 BD (eventualmente potrebbe essere utilizzato anche il n°4), serie di nut, due staffe a testa, fifi, martello e qualche chiodo per eventuali emergenze. Alle soste presente quasi sempre uno spit e un chiodo, qualche volta un fittone. Soprattutto le soste degli ultimi tiri sono solo a chiodi. Nei tiri presenti chiodi e qualche spit.
  • Esposizione: nord.
  • Tipo di roccia: dolomia ben ripulita, genericamente buona, ma da verificare in alcune zone. Si vedano le note.
  • Periodo consigliato: estate.
  • Tempo salita: 12h00.
  • Primi salitori: Lothar Brandler, Dieter Hasse, Jörg Lehne, Sigi Löw, 1958.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Svab E., Renzi G., Tre Cime, Edizioni Versante Sud
    • Rabanser I., Bonaldo O., Vie e vicende in Dolomiti, Edizioni Versante Sud
  • Relazione
  • Lunghezza 1, V, 35 metri: salire per il diedro con fessura fino ad un ripiano con una sosta su due chiodi (due chiodi nel tiro).
  • Lunghezza 2, IV+, 40 metri: su ancora per il diedro, fino a delle rocce più facili, fino ad arrivare contro la parete verticale, dove si trova verso sx un chiodo a pressione con cordino. Da qui traversare a sx e poi scendere facilmente ad una sosta.
  • Lunghezza 3, V+, 40 metri: traversare nettamente a sx in piena parete, fino a raggiungere una evidente fessura ed una lama da risalire, arrivando ad una sosta sotto ad un tettino, poco sotto una vecchia sosta con due chiodi e cordino.
  • Lunghezza 4, VI+ e A0-A1, 30 metri: salire verso il tettino, superarlo verso il bordo sx, andare un po' a dx e poi continuare in piena parete, seguendo i chiodi presenti, per uscire infine verso sx.
  • Lunghezza 5, V+, 20 metri: su verso sx seguendo una parte di parete che forma una sorta di rampa con dei gradini.
  • Lunghezza 6, VI, poi VI+ e A0-A1, 30 metri: su per parete verticale, seguendo i chiodi presenti, uscendo leggermente a sx.
  • Lunghezza 7, V+ e A0, 25 metri: salire sopra la sosta, quindi un po' verso dx e poi nettamente verso dx. Si raggiunge una zona più facile che permette di tornare verso sx, a dei chiodi visibili, fino alla sosta.
  • Lunghezza 8, VI+ e A0-A1, 35 metri: traversare a sx sfruttando delle buone prese, per poi salire leggermente, traversare ancora e quindi su per scalare un bel diedro, fino alla sosta al suo termine, a sx.
  • Lunghezza 9, IV, 40 metri: traversare verso sx per gradoni, scendendo anche leggermente a raggiungere le zone più facili. Si arriva ad un murettino da salire, per poi traversare a sx ad un buon ripiano sotto i diedri strapiombanti.
  • Lunghezza 10, VI+ e A0, 20 metri: salire a sx della sosta, sopra una grossa lama con cordone (possibile salire anche direttamente sopra la sosta, presente chiodo con cordone). Spostarsi leggermente a dx e salire direttamente verso il tetto . Lo si segue e poi si sale a sostare sotto al tetto successivo.
  • Lunghezza 11, A1, 20 metri: raggiungere la fessura sotto al tetto e seguirla verso dx, per poi risalire uno strapiombo, che si supera nel suo punto debole, arrivando a sostare sotto un altro strapiombo.
  • Lunghezza 12, A1, 25 metri: salire a sx della sosta (nut incastrato), e poi rientrare nel diedro strapiombante, da seguire fino alla sosta a dx.
  • Lunghezza 13, A1-A2, 40 metri: su per la fessura-spaccatura strapiombante, molto chiodata, fino al suo termine, sosta a sx.
  • Lunghezza 14, A1, poi V, 50 metri: ancora artificiale su spaccatura e strapiombi per arrivare ad un bel diedro arrampicabile, da salire fino alla sosta.
  • Lunghezza 15, V, IV, 30 metri: salire la spaccatura sopra la sosta, per arrivare ad una zona più facile ma con sassi instabili. Si arriva ad una zona abbattuta, dove salire un muretto a dx, per arrivare ad una bella e ampia cengia, dove ci sono due soste e il libro di via.
  • Lunghezza 16, VI, 40 metri: andare a sx e salire l'evidente diedro giallastro.
  • Lunghezza 17, V, 30 metri: su per la fessura-spaccatura che prosegue sopra il diedro.
  • Lunghezza 18, VI, 30 metri: andare verso il camino ed entrarci. E' un po' umido e scivoloso a tratti. Uscirne a sx su buon ripiano, sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 19, IV+, 25 metri: andare a sx rispetto ad un camino, rientrando a dx per parete fessurata e roccette, fino ad un ripiano. Sosta su due chiodi non vicini, da rinforzare.
  • Lunghezza 20, IV, III, 40 metri: entrare nel camino sovrastante e poi uscirne a sx. Si prosegue su rocce man mano sempre più facili, fino ad arrivare ad una cengia (la cengia anulare), dove si trova la sosta su spit e chiodo (a dx c'è un'altra sosta con cordone rosso sotto uno strapiombo).;
  • Lunghezza 21-22-23: ora si può proseguire verso la vetta con tre tiri (IV/V, III, III) partendo dalla sosta. Roccia evidentemente mediocre. Noi abbiamo optato (come la maggior parte dei ripetitori) per uscire dalla cengia.
  • Note: sul tipo di roccia: in alcuni punti dei camini-diedri finali ci sono pericolosi massi instabili. Inoltre sui gialli si devono utilizzare delle prese/lame che suonano male, a cui fare molta attenzione. Parete prevalentemente gialla, quindi la roccia non può essere super...
    La lunghezza dei tiri è indicativa.
    Via estetica, che si svolge su una parete repulsiva ma bellissima, sempre verticale o strapiombante. E' molto faticosa, occorre affrontarla preparati, anche per la difficoltà nel tornare in doppia (praticamente impossibile dopo i tiri strapiombanti di artificiale).
    La prima parte sui gialli è quella che impressiona di più, la più bella. Sembra impossibile passare su una paretona del genere. Non molti chiodi, tra i passaggi in artificiale c'è sempre qualche passaggio obbligato.
    La seconda parte strapiombante è molto fisica e richiede buon uso delle staffe, ma più chiodata.
    La parte finale è più facile, per diedri e camini, ma attenzione che si arriva stanchi qui.
  • Aggiornamento: relazione di Walter Pres Polidori, da una ripetizione del 4 settembre 2016 con Alessandro Pelo.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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