Tre Cime di Lavaredo, Cima Ovest (m.2973) - via Cassin (parete N)

Tre Cime di Lavaredo, Cima Ovest (m.2973) - via Cassin (parete N)

Dettagli

  • Accesso stradale: arrivare a Cortina d'Ampezzo e da lì andare a Misurina. Si continua per la strada che va verso Brunico-Val Pusteria e si svolta a dx poco più avanti seguendo il cartello per le Tre Cime di Lavaredo.
    La strada arriva ad un posto di pedaggio per entrare (al momento 22 euro per 24h) e continua fino al parcheggione vicino al rif. Auronzo.
  • Avvicinamento: dal rif. Auronzo seguire la strada sterrata fino al rif. Lavaredo (possibilità di pernottare anche li, ottima posizione per partire a fare la via e ottima ospitalità...) e prendere il sentiero che sale verso la Forcella Lavaredo. Dalla Forcella seguire il sentiero più basso che costeggia la parete nord della Cima Grande e poi traversare lungamente su ghiaioni verso la Cima Ovest, arrivando ad una traccia che sale verso la parete. (1h30 dal rif. Lavaredo)
  • Attacco: traversare alla base della parete, verso dx, fino ad aggirarne lo spigolo in corrispondenza di un canale. Individuare un grosso ometto.
  • Discesa: seguire la cengia verso dx, che gira intorno alla cima e passa sotto la parte finale della via normale a sud. Si arriva ad un ometto dove più sotto è visibile una sosta per calata. Si fa una breve doppia da 25 metri e si scende nel canale sottostante. Continuare seguendo grosse tracce, ometti e segni rossi, prestando attenzione a non andare fuori via. Il percorso è tortuoso, con qualche saliscendi ma abbastanza facile, ed arriva infine ad un canale secondario che scende al grande canale tra la Cima Ovest e la Cima Grande. Scendere direttamente fino alla strada sterrata che collega i rifugi Auronzo e Lavaredo. (1h00/1h30)
    NB: non viene descritta la discesa dalla cima, in quanto siamo usciti dalla cengia.
  • Difficoltà: VI/VI+ e A0.
  • Sviluppo: circa 600 metri.
  • Attrezzatura: serie di friend (fino al n°3 BD), serie di nut, martello e chiodi non indispensabili ma molto utili per eventuali emergenze e per chiodi da ribattere, due mezze corde da 60 metri, circa 15 rinvii, una staffa non indispensabile.
  • Esposizione: nord.
  • Tipo di roccia: dolomia, generalmente di non buona qualità ma ripulita dalle numerosissime ripetizioni. Prestare comunque attenzione a sassi-scaglie mobili.
  • Periodo consigliato: estate , scegliere giornate calde.
  • Tempo salita: 9h00-12h00.
  • Primi salitori: R.Cassin, V.Ratti, dal 28 al 30 agosto 1935.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Svab E., Renzi G., Tre Cime, Edizioni Versante Sud
    • Rabanser I., Vie e vicende in dolomiti, Edizioni Versante Sud
    • Buscaini G., Le dolomiti orientali, le 100 più belle ascensioni ed escursioni, Edizioni Zanichelli
  • Relazione
  • Lunghezza 1, III: salire le roccette facili dietro lo spigolo, cercando i punti di minore resistenza e arrivando ad una sosta su due chiodi dopo circa 40 metri (non sempre evidente, diverse possibilità di salita...).
  • Lunghezza 2, IV+: si sale sopra la sosta, si arriva ad un chiodo e da lì si traversa a sx ad entrare in un diedro da salire fino ad un terrazzino dove, traversando a dx, si trova la sosta.
  • Lunghezza 3, IV: traversare a sx ed entrare in un canale. Risalirlo brevemente superando un muretto (non continuare nel canale, che si trova a dx dello Spigolo degli Scoiattoli ed è pieno di rocce mobili!!) e poi andare a sx a sostare su clessidra (sosta da rinforzare).
  • Lunghezza 4, V+: tagliare a sx su lame e andare a prendere un diedro da salire. Si arriva in cima ad un pilastrino e da lì si risale su roccia gialla compatta pochi metri alla sosta a sx.
  • Lunghezza 5, V+: continuare su roccia gialla compatta obliquando in salita verso sx. Si arriva ad un diedro da salire fino ad una cengia con grossi blocchi. In alto, a dx e sotto lo spigolo degli scoiattoli, si sosta.
  • Lunghezza 6, I, A0, passo di VI: traversare a sx su cengia. Si arriva ad una sosta dove ci si può fermare (I). Noi abbiamo continuato salendo qualche metro a raggiungere una sosta più sopra (A0, passo VI).
  • Lunghezza 7, VI, A0, 1 passo obbligato di VI+: traversare a sx seguendo delle lame che salgono leggermente. Si arriva così in piena parete gialla, dove si traversa e si sale alla sosta (chiodo mancante).
  • Lunghezza 8, VI, A0: inizio del grande traverso: traversare orizzontalmente grazie a delle liste orizzontali per le mani. Alcuni punti con chiodatura lunga. Ad un certo punto non ci sono più chiodi e occorre salire verso dei cordoni penzolanti più in alto (dopo uno strapiombino, dove in fessurina rovescia è possibile proteggersi con friend piccolo). Si continua ancora in traverso e si arriva alla sosta posizionata sopra lo strapiombo.
  • Lunghezza 9, V+: traversare ancora brevemente a sx e poi scendere un paio di metri a raggiungere una sosta poco più sotto. Da qui traversare più facilmente a sx fino ad arrivare ad una sosta posizionata poco sotto uno strapiombino.
  • Lunghezza 10, VI, A0: salire per lo strapiombino e poi cercare i punti deboli, con percorso tendenzialmente in salita verso sx. Si arriva ad una sosta non distante dalla colata nera spesso bagnata a sx. Roccia compatta, tiro delicato.
  • Lunghezza 11, VI, A0: salire leggermente a sx della sosta, su parete compatta. Con passaggi delicati e sfruttando alcuni chiodi brutti, si sale direttamente la paretina sovrastante, uscendone a sx dove si sosta poco a dx della colata nera.
  • Lunghezza 12, V+, IV: traversare a sx la colata nera (qualche chiodo), poi finita la colata salire dritti per rocce più facili fino ad arrivare ad una cengia dove si sosta.
  • Lunghezza 13, I: traversare a sx su cengia (stretta e sotto grossi strapiombi gialli), fino ad arrivare a due chiodi dove si sosta, proprio sotto un punto di debolezza della parete (visibili anche chiodi nel diedro proprio sopra la sosta di partenza, forse una variante).
  • Lunghezza 14, VI o A0, IV+: su per lo strapiombino sopra la sosta (VI o A0), quindi continuare per rocce più facili e poi appena possibile traversare lungamente verso dx, arrivando ad un chiodo. Da qui salire dritti su parete compatta grigia, puntando ad un cordone in clessidra e ad un chiodo in fessura più sopra. Si continua ancora brevemente fino ad una sosta su tre chiodi (IV+, attenzione all'attrito della corda!).
  • Lunghezza 15, IV+: salire ancora abbastanza direttamente, fino a sostare sotto una zona di strapiombi, a dx di un diedro giallastro.
  • Lunghezza 16, V+: traversare a sx ed entrare nel diedro. Salirlo fino a quando è possibile ed evidente, traversare a dx verso una cengetta rocciosa dove (circa 5-7 metri a dx) si trovano due spit vecchi dove sostare.
  • Lunghezza 17, V: su per belle rocce grigie (chiodo in fessura), per traversare più in alto verso un breve camino visibile a sx (chiodo alla sua base a sx). Salire il camino e poi uscire a sx dove si sosta su un chiodo grosso su cengetta su vago sperone (sosta da rinforzare).
  • Lunghezza 18, IV+: su per il vago sperone, passando per una specie di rampa che forma nel mezzo. Si arriva ad una cengia dove si sosta su due chiodi a sx di un evidente diedro.
  • Lunghezza 19, V: salire nel diedro a dx (chiodo), per poi continuare per muretti, rampe, fino alla fine dove si esce su cengia. Tiro lungo, circa 55 metri. Non abbiamo trovato sosta, abbiamo trovato un solo chiodo (sosta da rinforzare).
    Da qui la via continua facilmente a sx e sale alla cima, ma come la maggior parte delle cordate siamo usciti a dx verso la cengia anulare.
  • Lunghezza 20, III: traversare a dx su cengia, puntando ad una rampa gialla che sale (facile, sembra più difficile vista di fronte). Si sale la rampa e, alla fine, un facile muretto, uscendo poi a dx sulla cengia anulare. Continuare sulla cengia fino a trovare uno spit nuovo di sosta di una via laterale, sotto uno strapiombo (tiro lungo, abbiamo fatto un pezzo in conserva).
  • Note: la descrizione dei tiri dovrebbe essere affidabile, ma potremmo comunque avere fatto qualche errore: documentarsi sempre con più relazioni.
    Segnalo che alcune relazioni da libri e da internet ci hanno creato qualche problema di orientamento (...!!) per le imprecisioni contenute.
    La via si presta in alcuni punti a varie possibilità di salita, si trovano diverse soste e chiodi.
    Chiodatura presente, ma tenere presente che non ci sono tiri fattibili completamente in A0: diversi passaggi fino al VI/VI+ sono obbligati. Molti chiodi sono poi poco affidabili: proibito cadere o sollecitarli troppo.
    Via storica, mitica, decisamente un capolavoro. Ogni alpinista dovrebbe farla...

    Commenti di Walter:
    • via dedicata al mio amico Vecchio (Olivotto Bruno), che ha fatto la via molti anni fa ancora con gli scarponi rigidi e senza le attrezzature odierne. Come erano forti gli alpinisti...
    • complimenti a Mattia, che ha fatto la via (tirandone quasi metà) solo dopo un anno dall'aver frequentato un corso base di alpinismo nella nostra scuola.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori e Mattia Guzzetti, da una ripetizione del 3 settembre 2011 con Mattia Guzzetti.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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