Corma di Machaby (m.798) - via Diedro Jaccod
Dettagli
- Accesso stradale: dall'uscita di Pont S.Martin dell'autostrada A5 Torino-Aosta seguire la strada per Donnas, superare il forte di Bard e oltrepassare la svolta a sinistra per la Valle di Champorcher. In vista dell'ampia parete della Corma svoltare a destra alla prima deviazione (cartello indicatore: "Machaby") e proseguire per alcuni chilometri (cartelli) risalendo il boscoso versante opposto della Corma fino ad un comodo parcheggio.
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Avvicinamento:
dal parcheggio attraversare il ponte sul torrente e salire, per strada acciotolata, ad una chiesa e poi ad un agriturismo (aperto il sabato e la domenica, ottime merende!). Dall'agriturismo seguire le indicazioni per la base della parete: inizialmente strada sterrata, poi, quando questa svolta a sinistra poco oltre una costruzione (probabilmente una vecchia caserma) recentemente restaurata. Seguire un sentiero che prosegue dritto ed inizia a scendere. A fronte di qualche bivio tenersi sempre verso destra, cioè verso la parete, risalendo anche per qualche breve tratto. Il sentiero scende molto ripidamente e presenta qualche tratto di arrampicata, ma, con un po' di attenzione, è percorribile con semplici scarpe da ginnastica (meglio non dopo un periodo di pioggia).
Recentemente il ripido sentiero è stato parzialmente attrezzato con scalette di legno e passerelle nei tratti più esposti. Scendendo si accosta alla parete: le vie, una volta contrassegnate da scritte alla base, sono state recentemente (autunno 2003) richiodate ed "etichettate" con dei cartellini. Il "Diedro Jaccod" attacca in corrispondenza di un comodo terrazzo. (0h20) - Discesa: se si è seguito l'avvicinamento indicato non esiste una vera e propria discesa: in pochi minuti, per sentiero, si scavalca la cima della Corma e si ritorna all'agriturismo, da cui al parcheggio. E' anche possibile accedere alle vie dal basso, partendo da dove si lascia la strada principale sul fondovalle, ma, arrivati in cima alla parete, bisognerebbe ridiscendere per il ripido sentiero descritto, o a doppie lungo la parete: soluzioni entrambe scomode. Dal basso si accede di solito alle vie poste all'estremità sinistra della Corma, che partono un po' più in basso.
- Difficoltà: 5c (5c obb.) sul Diedro, 6a (6a obb.) per la seconda parte dalla via.
- Sviluppo: 8 lunghezze, per circa 330 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: via attrezzata a spit, con chiodatura non breve. Eventualmente utile qualche dado/friend medio/piccolo.
- Esposizione: sud, al sole da metà mattina.
- Tipo di roccia: gneiss.
- Periodo consigliato: via percorribile tutto l'anno.
- Tempo salita: 3h00/4h00.
- Primi salitori: S. Jaccod, R. Sestagalli.
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Riferimenti bibliografici:
- Bal M., Raspo P., Mani nude - Arrampicata sportiva in Valle d'Aosta, Martini Multimedia Editore, 2003
- Jürg von Känel, Plaisir Sud, Edition Filidor, 2000
- Relazione
- Lunghezza 1, 5a: in comune con la prima lunghezza della via Diedro del Bue Muschiato: dal terrazzino partono due file di spit, ed una terza sale da sinistra. Delle tre, seguire la fila centrale (che attacca dal bordo sinistro del terrazzo) e presenta spit nuovi. Sosta su catena in corripondenza di una grossa e volgare scritta in vernice rossa...
- Lunghezza 2, 4c: la via sale obliquando verso destra seguendo un vago canale. Tiro lungo ma dovrebbe essere possibile spezzarlo poco prima della metà, rintracciando una sosta sulla sinistra. La lunghezza è chiodata un po' lunga: 11 protezioni su 55 metri. Le difficoltà sono crescenti ed è difficile aggiungere ulteriori protezioni (eventualmente qualche friend/dado piccolo).
- Lunghezza 3, 5b, 20/25 metri: in verticale e poi a destra fino alla base di una fessura, che si allarga verso l'esterno, ed è limitata a destra da una lama. Salire la lama parzialmente in dulfer, con partenza non banale, poi diviene più semplice: la lama è tagliata a metà da un'ampia maniglia orizzontale. Eventualmente utile un friend medio. Al termine della lama, una betulla: salire ancora un metro e traversare poi a destra alla sosta.
- Lunghezza 4, 5c, 20/30 m: il passo chiave è costituito da un diedrino con chiodatura non corta, cui segue una fessura più semplice, ed infine una placca compatta. Uscire alla cengia e sostare su alberi.
- Da qui è possibile traversare a sinistra e raggiungere la parte superiore della via Topo Bianco, alla cui relazione si rimanda. Oppure è possibile proseguire lungo la via scendendo di qualche passo sulla cengia sino alla sosta con l'evidente etichetta Diedro Jaccod.
- Lunghezza 5, 6a/6a+, 20/25 metri: passo delicato in partenza, un po' viscido, ben protetto. Più semplice fino al secondo e terzo spit. Da quì è possibile proseguire per diedro un po' scivoloso usando una specie di lama, oppure spostarsi a destra in placca, leggermente ammanigliata, deviando poi leggermente a sinistra: delicato e tecnico. E' presente una evidente fessura orizzontale nella quale è possibile proteggersi utilizzando un friend medio.
- Lunghezza 6, 5bc, 20/25 metri: dalla sosta deviare a sinistra per placche sempre più semplici, chiodate via via più lunghe...
- Lunghezza 7, 5b, 40 metri: tiro non difficile, chiodato abbastanza lungo.
- Lunghezza 8, 4c, 40 metri: ultima lunghezza su terreno via via più semplice.
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Note:
l'attrezzatura della via è ottima ma si consiglia di prestare attenzione ai dadi degli spit che potrebbero essere allentati... (durante la nostra ripetizione questa eventualità si è presentata ben due volte). Questo problema non sussiste là dove gli spit sono stati integrati/sostituiti dai modelli più recenti che non prevedono il dado di serraggio.
Nota ottobre 2011: un gentile visitatore del nostro sito (Giovanni), ci segnala, dopo una recente ripetizione ed il confronto di varie relazioni, che: "le ultime due lunghezze descritte nella relazione sono in realtà della via 'Principe Azzurro', che parte dall'ultima cengia e sale a sinistra. Il Diedro Jaccod invece piega decisamente verso destra proseguendo per altre 3 lunghezze di corda, la penultima delle quali di grado 6a con chiodatura lunga rispetto allo standard della via". Ringraziamo per l'utile segnalazione. - Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 19 gennaio 2003. Revisione a cura di Mauro Luinetti, Olindo Fioretto, Davide Franchini. Marzo 2008.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.