Corna di Medale (m.1029) - via Boga o IV Novembre
Dettagli
- Accesso stradale: dalla città di Lecco seguire le indicazioni per la Valsassina e in salita uscire dalla città. In prossimità di un curvone verso dx, poco prima di esso prendere una strada a sx per il paese di Laorca e seguirla fino al parcheggio (strada senza uscita).
- Avvicinamento: dal fondo del parcheggio prendere la stradina che va a dx verso il Medale, costeggia prima il cimitero e scende alcuni scalini; andare poi a dx, dirigendosi chiaramente verso la Corna (seguire l'indicazione "Ferrata Alpini del Medale"). La stradina diventa sentiero, raggiunge uno spiazzo erboso e sale dei gradini a dx, continuando poi fino ad una strada cementata, da seguire in salita verso dx fino a raggiungere uno spiazzo a dx con panchine. Poco oltre c'è una traccia di sentiero che sale a sx e piega poi nettamente a sx, andando verso la Corna. Seguire il sentiero (ma non la mulattiera che si incontra a dx: da lì arriva il sentiero di discesa dalla vetta); si incontrano diverse tracce che salgono a dx verso gli attacchi delle varie vie. Si passa un grande ometto ed uno più piccolo poco più avanti, continuare e prendere poi la successiva traccia evidente che sale verso la parete, sotto la direttiva dei grandi tetti della zona sx, poco prima di arrivare allo spallone Irene. Si arriva ad una vecchia corda fissa da seguire (attenzione, usurata!), fino ad arrivare al secondo e ultimo fix a cui è fissata.
- Attacco: ancora qualche metro e si arriva ad un piccolo terrazzino con un fix con cordino.
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Discesa:
seguire facilmente in salita (dx) il cavo della ferrata che in breve porta alla vetta. Poco prima c'è un cartello che indica verso sx il sentiero di discesa per Rancio (praticamente all'uscita della via), che permette poi di raggiungere Laorca con il sentiero che taglia in orizzontale la base della parete del Medale. Questo sentiero è ottimo nel periodo invernale, perchè quello che scende direttamente al sentiero di attacco è spesso colmo di neve o gelato.
Altrimenti andare oltre la croce di vetta e individuare un sentiero che va a sx. Seguirlo e in breve individuare la seconda traccia che scende ripida a dx (lasciare perdere la prima, che è meno marcata). Scendere per tracce e sentiero con qualche catena, fino ad arrivare al sentiero utilizzato per arrivare alla via. Attenzione in caso di neve! (0h20) - Difficoltà: VI e A0/A1 (VII+/VIII-).
- Sviluppo: 370 metri.
- Attrezzatura: 15 rinvii, friend fino al n° 3 Camalot, qualche nut piccolo, una staffa non indispensabile ma utile, fiffi.
- Esposizione: sud-est.
- Tipo di roccia: calcare mediamente di buona qualità ma con molte zone dove prestare attenzione per sassi, blocchi mobili e zone erbose.
- Periodo consigliato: ottimo nelle mezze stagioni e d'inverno se non fa troppo freddo (ma attenzione alle ore di luce). Troppo caldo in primavera inoltrata e in estate.
- Tempo salita: 6h00/8h00.
- Primi salitori: Mario Dell'Oro, Francesco Polvara, Ugo Tizzoni,1934.
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Riferimenti bibliografici:
- Pesci E., Le Grigne, CAI-TCI, 1998
- Buzzoni P., Pesci E., Lario rock pareti, Edizioni Versante Sud
- Relazione
- Lunghezza 1, V-, 30 metri: dal terrazzino salire su placchetta verticale sopra la sosta, obliquare poi a sinistra, seguendo un diedro/canale, sempre cercando il facile stando nel canale (vegetazione!). Dopo circa 30 metri si incontra una sosta, che è possibile saltare. Noi comunque abbiamo sostato qui.
- Lunghezza 2, V+/VI-, 40 metri: dalla sosta seguire il diedro che si fa via via più verticale, puntando alla base di un altro evidente diedro/camino. Poco sotto la base di questo, a circa 20 metri dalla S1 si incontra una sosta, che noi abbiamo saltato. Da qui salire un muretto e attaccare il diedro/camino, piuttosto chiodato e comunque proteggibile con friend fino al 3 Camalot, fino a superarlo. Sostare poco più in alto.
- Lunghezza 3, IV+, 30 metri: salire obliquando a sinistra per placchette con vegetazione, arrivare ad un diedrino da salire in parte per poi uscire sul suo spigolo di sx, quindi salire fino alla sosta su terrazzino (spit e vecchio albero). Poco sopra a sx visibili fix che salgono verso la via Milano '68.
- Lunghezza 4, V+, 30 metri: traversare a destra fino a un piccolo canale erboso da seguire per entrare in un diedro. Salirlo uscendone poi a dx, arrivando ad una sosta su pulpito che si può evitare. Continuare brevemente per diedro fino ad arrivare ad una sosta sotto una fessura.
- Lunghezza 5, VI e A0 oppure VI+, 25 metri: salire l'evidente fessura sopra la sosta, prima in spaccata poi con dulfer abbastanza faticosa. Roccia compatta ma un po' unta (diversi chiodi, possibilità di proteggersi con friend). Al termine della fessura rimontare lo sperone sovrastante su ottime prese e uscire leggermente a destra (più facile). Portarsi contro la parete e traversare decisamente a destra per 7-8 metri fino ala sosta. Attenzione! Su questo traverso vecchie relazioni parlano di una lama ben ammanigliata ormai scomparsa; comunque il tratto è ben fattibile ma delicato (un unico chiodo al termine del traverso).
- Lunghezza 6, V-, 25 metri: obliquare verso destra su una gradinata erbosa (facile proteggersi). Continuare su placca poco proteggibile ma appoggiata, e poi salire tendenzialmente verso dx, arrivando ad una placca sotto un evidente tetto, dove è possibile sostare (chiodo e spit, comodo), altrimenti saltare la sosta e salire la placca verticale verso il tetto, fino a sostare su due vecchi spit sotto il tetto (sosta scomoda). A dx del terrazzino dove si trova la sosta evitabile si intravedono sulla destra dei chiodi con cordino: non sono da seguire in quanto facenti parte della via dei Ragni.
- Lunghezza 7, V+ e A0 oppure VI+, max V la parte finale, 25 metri: spostarsi a sinistra della sosta e attaccare l'estremità destra del tetto (la più debole) seguendo i vecchi chiodi (molto a sinistra rispetto ai vecchi chiodi vi è uno spit nuovo, posto nella parte più strapiombante del tetto: non seguire...). Una volta usciti salire obliquando a sinistra per zolle erbose più facili e blocchi instabili tra la vegetazione, fino a sostare sulla radice di un albero con cordone. Dovrebbe esserci una sosta più a sx, che evita di sostare sull'albero.
- Lunghezza 8, IV, A0, VI, 40 metri: salire, traversare leggermente a sx e poi tornare a dx ad entrare nel grande diedro erboso. Si sale per saltini e rocce da verificare, fino ad una placca compatta a dx, con chiodo e cordone. Da qui si raggiunge un altro chiodo sporgente a dx (A0, non andare verso vecchi cordoni più in alto) e quindi si doppia uno spigolino a dx, dove si trova una sosta poco sopra, su due chiodi.
- Lunghezza 9, V-, 40 metri: traversare a dx fino ad entrare in un diedro erboso. Salirlo fino a quando sulla sx in alto si vede un chiodo sporgente. Traversare a sx sotto il chiodo e raggiungerlo. Ora salire al di sopra del chiodo e poi proseguire salendo obliquando verso sx, per pilastrini erbosi di dubbia tenuta. Si raggiunge un albero e poi poco sopra a sx si individua un piccolo terrazzino dove si trova la sosta. Un paio di chiodi nel tiro.
- Lunghezza 10, IV+, 30 metri: traversare a sx e poi salire per rocce fessurate e meno erbose del tiro precedente. Si deve puntare allo strapiombo nero meno pronunciato che si vede in alto (visibili anche dei cordini del tiro artificiale). Si trova un chiodo e poi una sosta su due fix. Un chiodo nel tiro.
- Lunghezza 11, A0, A1, V+, 25 metri: salire ad un chiodo, quindi traversare a sx ed entrare in un diedrino, quindi raggiungere il tetto (chiodi). Qui si seguono molti chiodi, alcuni con cordino (chiodi e cordini molto datati, attenzione!), che portano a sx ad uscire dal tetto ed entrare in un diedro strapiombante. Si continua in artificiale fino ad arrivare a delle grosse lame che permettono di raggiungere un pulpito a dx, dove si trova la sosta su chiodo e vecchio spit.
- Lunghezza 12, V, IV, 30 metri: salire ad un chiodo e poi traversare a sx ad uno spigolino che si doppia. Ora salire per rocce rotte (attenzione) e poi traversare a sx ad entrare in un canalino erboso che va seguito fino al cavo della via ferrata, dove si sosta. Un chiodo nel tiro.
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Note:
soste attrezzate genericamente con due chiodi oppure un vecchio spit ed un chiodo. Sulla via presenti chiodi, a zone anche molto distanziati nei tiri più facili. Il tiro in artificiale è ben chiodato, ma i chiodi sono molto brutti e occorre fare attenzione (sconsigliata la libera per evitare di caderci sopra). La lunghezza dei tiri è indicativa.
Via decisamente alpinistica, adatta a chi piace questo genere di avventura. Non farsi tentare dai gradi contenuti: l'impegno è notevole. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, Gabriele Mainini e Andrea Vitali, da una ripetizione del 5 maggio 2013.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.