Corna di Medale (m.1029), Pilastro Irene - via Miryam
Dettagli
- Accesso stradale: dalla città di Lecco seguire le indicazioni per la Valsassina e in salita uscire dalla città. In prossimità di un curvone verso destra, poco prima di esso prendere una strada a sinistra per il paese di Laorca e seguirla fino al parcheggio (strada senza uscita).
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Avvicinamento:
dal fondo del parcheggio prendere il sentiero verso destra per il Medale, che costeggia prima il cimitero, scende un poco con alcuni scalini e prende a destra, dirigendosi chiaramente verso la Corna (seguire l'indicazione "Ferrata Alpini del Medale"). Raggiunta una strada cementata, seguirla in salita verso destra fino a raggiungere uno spiazzo a destra con panchina. Poco oltre c'è una traccia di sentiero che sale a sinistra e piega poi nettamente a sinistra, andando verso la Corna. Seguire il sentiero, dal quale si dipartono verso destra delle tracce che salgono a destra verso gli attacchi delle varie vie.
Seguire sempre il sentiero principale che, con alcuni saliscendi arriva fino ad un piccolo spiazzo in corrispondenza dell'attacco della ferrata "Alpini del Medale". (0h30)
Salire sulla ferrata (attenzione ad usare gli adeguati sistemi di autoassicurazione) e quando questa attraversa evidentemente a destra, alla fine del traverso continuare ad attraversare a destra (la ferrata poi sale verticalmente) e per tracce di sentiero fino ad un terrazzino comodo, poco sotto al primo tiro (diedro posto circa 30 metri a destra della ferrata). -
Discesa:
dall'ultima sosta procedere verticalmente su rocce instabili e terriccio (attenzione, procedere in sicurezza ), fino ad incontare la ferrata. Dalla ferrata è possibile:
- scendere e tornare alla base della ferrata (sconsigliato in presenza di gente in salita);
- salire in vetta al Medale e scendere sul retro per ripido sentiero: con la ferrata si raggiunge la vetta (0h30). Dalle vetta proseguire (segnavia) raggiungendo in breve una sella e da qui un ripido sentiero (catene nei punti più ripidi) che riconduce fino al vallo paramassi e da qui a ritroso al parcheggio (0h30 la discesa, altri 0h20 per il parcheggio). Attenzione: discesa sconsigliata in caso di innevamento o ghiaccio: questo versante rimane sempre in ombra;
- proseguire per la via Bonatti: continuare per traccia verso destra fino ad uno speroncino alla base di un diedro, con sosta su comodo terrazzino (scritta "Bonatti").
- Difficoltà: max 6a (obbligato 5c e A0).
- Sviluppo: 5 lunghezze, per circa 200 metri di sviluppo.
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Attrezzatura:
serie di nut e friend medi. Portare poi 12-14 rinvii e, consigliate, due mezze corde da 50 metri per eventuali calate.
Chiodatura a fittoni resinati e qualche chiodo vecchio (distanti in qualche punto), soste con catena e anello di calata (tranne l'ultima sosta, con due fittoni da collegare).
Consigliato kit da ferrata per percorrere i tratti di ferrata. - Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: calcare.
- Periodo consigliato: primavera-autunno-inverno: la parete è molto solare e riparata dal vento. In estate è sconsigliata per l'alta temperatura.
- Tempo salita: 3h00.
- Primi salitori: Giuliano Uboldi, Raffaele Banfi, Gabriele Biella, 20 dicembre 1984.
- Riferimenti bibliografici: Pesci E., Le Grigne, CAI-TCI, 1998
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Cartografia:
- Kompass n° 105 - Lecco Valle Brembana
- Touring Club Italiano - Gruppo delle Grigne
- Relazione
- Lunghezza 1, 5c+, 30 metri: salire per il diedrino, breve e con uscita a dx (passaggio delicato), quindi salire per roccia più lavorata fino ad una placca verticale dove bisogna traversare a dx. Continuare fino ad un altro muretto con caratteristica roccia sporgente e sovrastata da una fessura. Salire e quindi spostarsi leggermente verso dx per poi puntare al terrazzino a sx, dove c'è la sosta.
- Lunghezza 2, 5b, 25/30 metri: salire a sx della sosta tornando verso dx (percorso logico) puntando ad un primo fittone. Proseguire poi in un diedrino delicato da cui uscire a dx (fittone dopo le difficoltà, possibilità di proteggersi prima in fessura). Salire poi per bella placca lavorata fino alla sosta.
- Lunghezza 3, 5a, 20 metri: per placca fino alla base di un diedro da cui si esce a dx (fittone) proseguendo poi per spigolo rotto fino alla sosta.
- Lunghezza 4, 5c, 25 metri: traversare a dx in orizzontale (fittone) per cengetta fino ad un muro percorso da una fessura (fittoni) da salire con bei movimenti. Segue una placca che conduce ad un terrazzo. Da quì salire obliquamente a sx (fittone in una zona in cui le rocce sono più scure)(passo difficile, eventualmente azzerabile) e poi in verticale per rocce ben appigliate ad un ulteriore terrazzo. Spostarsi un poco a dx e salire un facile diedro raggiungendo poi a dx la sosta.
- Lunghezza 5, 6a, 25/30 metri: aggirare a sx la placca sovrastante la sosta, tornare poi a dx (fittone) quindi salire dei facili gradoni fino alla base di un diedro compatto che si sale stando un poco a sx, dove sono presenti rocce più rotte. Sosta sotto uno strapiombo.
- Lunghezza 6, 6a+, 25/30 metri: superare lo strapiombino a dx (non andare ad incassarsi troppo sotto lo strapiombo, appena rinviato al fittone traversare a dx), quindi puntare verticalmente su rocce più lavorate. Arrivati ad una paretina verticale verso sx occorre superarla ed entrare in un diedro al termine del quale ci sono rocce più articolate fino all'ultima sosta (la via originale dopo lo strapiombino saliva verso dx su rocce più facili, ormai invase dalla vegetazione, soluzione comunque possibile, prestare attenzione).
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Note:
attenzione ai blocchi instabili presenti sulla via. In alcuni punti possibilità di spostarsi facilmente verso sinistra per accedere alla ferrata. Attenzione: in caso di persone sulla ferrata è possibile che vengano fatti cadere dei sassi sulla via.
Le due vie (questa e la via Bonatti) sono molto interessanti anche se prese singolarmente. Prese insieme costituiscono una bella e logica combinazione per raggiungere la vetta. Nonostante la presenza di fittoni resinati le due vie sono di stampo alpinistico e necessitano di un buon allenamento. Attenzione alla presenza di massi mobili. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, 9 maggio 2004. Revisione del 1° dicembre 2024 da una ripetizione di Riccardo Girardi e Matteo Bonvicini.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.