Val di Mello, Trapezio d'Argento (m.1100 circa) - via Nuova Dimensione

Val di Mello, Trapezio d'Argento (m.1100 circa) - via Nuova Dimensione

Dettagli

  • Accesso stradale: dalla statale che da Colico porta a Sondrio, superato il centro abitato di Morbegno, svoltare a sinistra all'altezza di un ponte in cemento a tre arcate e seguire le indicazioni per S.Martino in Val Masino. Oltrepassato il centro del paese, prendere una traversa verso destra seguendo i cartelli per la Val di Mello. Seguire la stretta strada, che poi diventa di ciottolato e sterrata nel suo termine, fino al grosso parcheggio, ove si lascia la macchina. Nel periodo estivo questa strada è chiusa al traffico; esiste però un servizio navetta che in meno di 15 minuti porta alla fine di essa.
  • Avvicinamento: dal parcheggio si segue la strada di fondovalle per circa 10 minuti. In prossimità di Cà di Carna si prende una deviazione verso sinistra. Salire nel bosco fino alla base delle placche che si raggiungono deviando tra gli alberi a destra.
  • Attacco: superata la placca di Stomaco Peloso si prosegue fino all'attacco sotto la verticale del margine destro del tetto che caratterizza la struttura.
  • Discesa: dall'albero dove si sosta si entra nel bosco e per tracce si scende qualche decina di metri verso sx (viso a monte) fino ad un albero con catena. Da qui con una doppia di 60 metri in corrispondenza della via Bitter Lemon si torna alla base (...osservando con tranquillità la placca del secondo tiro!).
  • Difficoltà: VII- obbligatorio.
  • Sviluppo: tre lunghezze per circa 130 metri.
  • Attrezzatura: in via cinque chiodi di sosta e due di passaggio (questi ultimi sul secondo tiro). Portare nuts e friends piccoli.
  • Esposizione: sud.
  • Tipo di roccia: granito.
  • Periodo consigliato: dalla primavera all'autunno evitando i periodi più caldi.
  • Tempo salita: 1h30.
  • Primi salitori: Antonio Boscacci e Jacopo Merizzi, maggio 1977.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Masa P., Merizzi J., Val di Mello, 9000 metri sopra i prati, Casa Editrice Stefanoni
    • Angelici L., Boscacci A., MELLO - le 100 più belle arrampicate, Edizioni Albatros, 1990 (indica un chiodo sul terzo tiro che noi non abbiamo trovato!)
    • Maspes G., Miotti G., Masino Bregaglia Disgrazia - Montagne per quattro stagioni, Ed. Guide dalle Guide
  • Cartografia: Kompass, foglio 92 - Chiavenna, Val Bregaglia - scala 1:50.000
  • Relazione
  • Lunghezza 1, IV/V+/VI-, 50 metri: risalire la facile placca fino a prendere la fessura che incide la base dello strapiombo. Seguendo la fessura aggirare lo strapiombo sulla destra e, subito sopra, traversare orizzontalmente per circa 30 metri. Un ultimo passo in placca conduce alla sosta costituita da due chiodi vecchi.
  • Lunghezza 2, VII-/V+/III, 40 metri: dalla sosta sono visibili due chiodi nella fessura del diedrino in alto a destra. La via originale utilizza il superiore. Risalire la placca, dove sembra più facile, fino all'altezza del chiodo e traversare orizzontalmente fino alla protezione (qualche scaglietta di roccia!). Uscire dal diedrino a destra e traversare ancora verso destra fino ad una fessura facile che si segue sino alla sosta. Questa è costituita da tre chiodi poco solidi, ma è facilmente integrabile.
  • Lunghezza 3, V/VI/IV, 40 metri: seguire la fessura fin dove questa si chiude in placca. Risalire la placca in direzione di un muretto verticale. Non affrontarlo direttamente, ma salire obliquamente verso sinistra seguendo due venature parallele. Raggiungere un tettino, superarlo con un ristabilimento e proseguire per placche fino al bosco. Sosta su albero.
  • Note: questa breve e all'apparenza insignificante via è stato il primo itinerario in Italia a ricevere una valutazione di VII-. Rappresenta un passo importante della storia della Val di Mello e un'icona dello stile di salita affermatosi in quegli anni che non ammetteva spit (quasi mai) e richiedeva grande coraggio e fantasia. Negli anni successivi all'apertura di Nuova Dimensione in Valle sono fioriti itinerari più belli e più difficili, ma questa via conserva comunque fascino e sapore di avventura. Tutto questo grazie anche alla (poca) attrezzatura in parete e alla scarsa possibilità di integrare le protezioni esistenti. Una nota di colore riguarda le calzature usate dal "Bosca" in apertura: dopo alcuni tentativi con scarponcini rigidi (!!!) passò ad un paio di scarpe da ginnastica che, grazie alla particolare mescola della suola, erano capaci di eccellenti prestazioni in placca.
    Osservazioni:
    • il passo chiave è improteggibile e dalle placche è molto più difficile scendere che salire... tenetelo presente;
    • le difficoltà indicate scaturiscono dal confronto tra i riferimenti bibliografici e le nostre impressioni.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Fabio Vergara, 1 ottobre 2004.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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