Val di Mello, Scoglio delle Metamorfosi (m.1715) - via Gli oracoli di Ulisse

Val di Mello, Scoglio delle Metamorfosi (m.1715) - via Gli oracoli di Ulisse

Dettagli

  • Accesso stradale: dalla statale che da Colico porta a Sondrio, superato il centro abitato di Morbegno, svoltare a sinistra subito dopo un ponte in cemento a tre arcate e seguire le indicazioni per S.Martino in Val Masino.
    Oltrepassato il centro del paese, prendere una traversa verso destra seguendo i cartelli per la Val di Mello. Continuare per stretta strada, che poi diventa di ciottolato e sterrata nel suo termine, fino al grosso parcheggio, ove si lascia la macchina.
    (ATTENZIONE: verificare la chiusura al traffico di questa strada: esiste un servizio navetta nel periodo estivo che in meno di 15 minuti porta alla fine di essa).
    Per poter parcheggiare l'auto occorre pagare nel primo parcheggio a sx subito prima di S.Martino (occorrono monete, pagamento tramite macchinetta automatica).
    Nel caso si voglia salire a piedi, o la navetta non sia disponibile, arrivati a S.Martino non lasciare la macchina nel primo parcheggio a sx, ma seguire più avanti una indicazione sulla dx che indica un parcheggio. Seguire la strada fino ad un grosso parcheggio sterrato, dove si lascia la macchina. Da lì ritornare un pezzo a piedi fino al torrente dove, sulla sua dx (salendo), parte un sentiero che porta alla strada che sale in Val di Mello, che deve essere seguita fino al parcheggio sterrato citato inizialmente. (0h30/0h40)
  • Avvicinamento: percorrere il sentiero della valle fin dove il torrente si allarga nel Bidè della Contessa (slargo del torrente che forma un laghetto con un grosso masso). Da qui andare a sx nel bosco lungo la traccia che sale e porta ad un torrente che deve essere attraversato (semplice). Proseguire poi per placche e saltini rocciosi alternati a piccoli boschetti (sentiero con vecchie segnalazioni e scalinate di pietra), finchè si entra nel grande bosco sulla sommità della struttura Dimore degli Dei. Proseguendo verso l'alto il sentiero si fa poi meno ripido e, seguendo sempre la traccia abbastanza marcata, si giunge alla base della struttura. Da qui andare a sx, fino al termine di una zona strapiombante. (1h00/1h15)
  • Attacco: in corrispondenza di un grosso camino a sx di una fessura strapiombante (è un monotiro da proteggere, Il ritorno del Gigiat, VII, alla sua sommità c'è una sosta attrezzata).
  • Discesa: dalla sommità della parete salire al pianoro seguente (tracce), dove c'è una specie di muretto fatto di lastre di pietra. Bisogna seguirlo e trovare un grosso ometto che indica di andare a dx per imboccare il canale di discesa. Non seguire le prime tracce a dx, che portano al nulla...
    Scendere lungo il canaletto con attenzione (alcune placchette rocciose, neve spesso presente) finchè è possibile attraversare verso sx (faccia a valle, ometto) nel boschetto lungo il quale si ritorna, per tracce, alla base della parete.
    Fare attenzione a non continuare a scendere nel grande canale che si trova a dx (è il canale che delimita a dx lo Scoglio delle Metamorfosi), bisogna attraversare fino al bosco successivo. Qui il sentiero scende con alcuni zig-zag, fino ad arrivare nei pressi della base dello Scoglio, dove si attraversa il canale che lo delimita e che è stato evitato più in alto. Si arriva così in breve all'attacco della via. (0h30/0h40)
    Si tratta di percorso delicato a zone, con numerosi traversi e qualche passaggino su roccia. Occorre fare attenzione per non perdere la traccia. Se si sbaglia e si scende nel primo grande canale che si incontra, si può comunque arrivare alla base facendo 3 doppie per superare dei salti. Sconsigliato.
    Possibile anche scendere a doppie dalla via a spit che corre di lato a quella percorsa, evitando la parte facile finale. Soluzione non verificata e di cui non so dare informazioni.
    Dalla base della via si ritorna alla macchina con lo stesso sentiero di salita. (circa 0h40)
  • Difficoltà: VI+/VII- e A1 obbligato.
  • Sviluppo: circa 320 mtri.
  • Attrezzatura: serie di friend fino al 3 BD, serie di nut, martello e qualche chiodo, almeno una staffa a testa, molti rinvii per il tiro del tetto (circa 20).
  • Esposizione: sud-est.
  • Tipo di roccia: granito di buona qualità.
  • Periodo consigliato: tutto l'anno, a seconda della temperatura (e della eventuale presenza di neve in inverno, soprattutto in discesa). Parete calda, esposta al sole (tranne la fessura del tiro dopo il tetto).
  • Tempo salita: 5h00.
  • Primi salitori: A.Boscacci, J.Merizzi, F.Boffini, 1978.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Maspes G., Miotti G., Masino Bregaglia Disgrazia, 1996, Guide dalle Guide
    • Sertori M., Lisignoli G., Solo Granito, Edizioni Versante Sud
  • Relazione
  • Lunghezza 1, V, 25 metri: salire il camino con dei blocchi incastrati, ed uscirne a destra su gradino erboso. Ora salire la placchetta sovrastante (pochi metri non proteggibili) ed arrivare alla sosta a dx su pianerottolo.
  • Lunghezza 2, VI+/A0, 35 metri: traversare a dx lo spigolo e salirlo direttamente a raggiungere un chiodo ed un secondo poco più sopra. Si traversa per buone lamette verso dx. Si scende poi leggermente ad un ripiano e si risale poco più a dx per rocce più ammanigliate. Si arriva sotto un tettino con fessura rovescia (qualche chiodo), da attraversare verso dx. Alla fine del tettino non salire per il suo spigolo dx, ma continuare fino ad arrivare ad una zona di roccia molto lavorata da salire fino alla sosta da rinforzare (spuntone e chiodo).
  • Lunghezza 3, VI, 30 metri: su per il diedro aperto e fessurato sopra la sosta, prima verticale e poi più abbattuto ed un po' erboso, fino ad arrivare su una grossa cengia rocciosa dove sostare (è la parte superiore della porta del cielo). Sosta assente, da organizzare con nut-friends. Tiro da proteggere. Alla fine della cengia, molto più a sx, visibile una sosta a spit di una via che passa vicina.
  • Lunghezza 4, A1, passo di VI, 35 metri: salire la compatta placca che porta sotto il tetto. E' attrezzata con chiodi a pressione e deve essere salita in A1, con almeno una staffa (più comodo con due). Il primo chiodo a pressione si raggiunge tranquillamente dalla cengia, mentre per arrivare al secondo si fa un passo in libera grazie ad una grossa evidente presa. Si arriva sotto uno strapiombino (chiodo), si traversa a sx ad altro chiodo + chiodo vicino. Qui occorre salire dritti, sfruttando una lista orizzontale per il piede destro ed una lama verticale più in alto per le mani. Si traversa quindi delicatamente a sx e poi dritto fin sotto il tetto ad un chiodo (qualche passo sprotetto). Ora si traversa sotto in tetto grazie ad una serie di chiodi piantati nella fessurina che forma con la placca sottostante. Presente anche un nut incastrato. Alla fine la fessura è utilizzabile per le mani e gli ultimi 2 metri si fanno più agevolmente, fino a girare lo spigolo a sx alla fine del tetto e trovare una sosta subito sopra (meglio rinforzarla con friend). Attenzione ai chiodi sotto il tetto: molti sono precari, un chiodo è uscito durante la salita e abbiamo dovuto ripiantarlo.
  • Lunghezza 5, VII-, 35 metri: su per la fessura nel diedro sopra la sosta. E' tutta da proteggere con friends (tiro completamente sprotetto). Arrivati sotto un tettino si esce a sx e si trova una evidente lista rocciosa che permette di traversare a sx, per entrare in un piccolo catino. Si traversa ancora su lista, fino a raggiungere una rampa erbosa da salire fino alla sosta alla base di un diedro.
  • Lunghezza 6, VI/A0/A1, 40 metri: salire la lama-fessura del diedro (qualche chiodo, ma da proteggere, VII in libera) fino a raggiungere una buona lama rocciosa che permette di traversare a dx. Si continua per lama orizzontale erbosa ad arrivare ad un piccolo terrazzino sotto un diedro bagnato. Si sale il diedro (diversi chiodi), fino ad uscire su rampetta erbosa ad arrivare alla sosta sotto una parete.
  • Lunghezza 7, V, V+/A1, II/III, 40 metri: non andare a sx verso due chiodi sul bordo della parete, ma salire la paretina di dx (V) e poi la successiva paretina con fessura, che continua su un'altra paretina. Uscita delicata su lista rocciosa a dx e toppe erbose. In posto pochi chiodi, utili nut e friend. Uno dei chiodi della seconda paretina è uscito durante la salita e abbiamo dovuto ripiantarlo (V+/A1). Si continua per placca adagiata e gradini erbosi, fino ad arrivare più in alto ad un piccolo boschetto dove si sosta su pianta con cordone.
  • Lunghezza 8, III+, circa 80 metri: attraversare il boschetto verso sx, quindi salire in diagonale verso sx una facile placca e continuare lungamente scegliendo i punti deboli, fino al bosco al termine delle difficoltà (possibile fare sosta intermedia su alberi).
  • Note: via molto bella e impegnativa, da non sottovalutare. Probabilmente è poco frequentata, perchè ci sono rimasti in mano due chiodi (sempre chiodi a "U", bonghetti) e un cordino. Martello assolutamente indispensabile...
    Nota bene: le lunghezze dei tiri riportate sono indicative.
    E' possibile spesso ridurre le difficoltà in libera con maggiori passi in artificiale su friend e nut.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione con Olindo Fioretto del 30 marzo 2012.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.