Pilastri del Moregallo (m.850) - via Il Grissino

Pilastri del Moregallo (m.850) - via Il Grissino

Dettagli

  • Accesso stradale: entrare in Valmadrera (Lecco) e da lì seguire la strada con indicazioni per San Tomaso. Parcheggiare la macchina al termine della strada, solitamente occorre parcheggiare almeno un tornante più sotto, facendo attenzione ai divieti di sosta.
  • Avvicinamento: seguire la strada cementata che sale verso San Tomaso. Quando si arriva ad una cappelletta, non andare a sx per San Tomaso ma proseguire dritto per Sambrosera (palina con indicazioni).
    Si segue il sentiero fino ad arrivare alla Sorgente di Sambrosera (fonte con panchine e tavolo, circa 0h30). Da qui individuare il cartello per il Canale Belasa e seguirlo. Il canale è facile, nel bosco, con qualche tratto attrezzato con catena e facili saltini da arrampicare (II). Non percorrere tutto il canale, ma arrivare ad un ampio slargo sotto i pilastri, che si trovano a sx della continuazione del canale. (1h00)
  • Attacco: individuare il pilastro centrale, che si trova comodo vicino allo slargo, delimitato ai lati da due marcati canali erbosi molto ripidi.
  • Discesa: nel canale a dx dei pilastri, guardandoli di fronte. Indicazioni nel senso di marcia:
    • dalla fine della via procedere con cautela verso un canalino erboso a dx, da risalire per poi uscire a sx sulla sommità del dosso erboso. Qui scendere brevemente a sx ad un colletto;
    • ora è possibile scendere a dx per circa 15 metri su prato ripido e arrivare ad una pianta con funi metalliche e maillon per la calata in doppia. Trovando parecchia neve noi siamo scesi a questa pianta con una prima doppia da alberello dal colletto (lasciato un cordone di calata);
    • segue doppia fino ad un canale appoggiato. E' possibile scendere direttamente con la prima doppia fino a qui, grazie al lungo cordone di calata lasciato al punto precedente;
    • scendere il canale a piedi (in alternativa doppia da albero) fino ad un'altra pianta con funi metalliche e maillon di calata, sulla sx orografica;
    • altra doppia che porta alla base dei pilastri (eventualmente è presente sulla sx orografica un'altra pianta attrezzata per una calata intermedia);
    • ora è possibile tornare indietro dal sentiero di avvicinamento, oppure salire per il canale Belasa fino al suo termine e arrivare in cima al Moregallo per uno dei sentieri disponibili (consigliato se si ha tempo, per il magnifico panorama) e poi scendere per sentiero (documentarsi in merito).
  • Difficoltà: VI.
  • Sviluppo: 150 metri.
  • Attrezzatura: via protetta con chiodi normali. Alle soste due spit oppure uno spit ed un chiodo. Portare serie di friend fino al n°3 Camelot, nut, qualche chiodo e martello.
  • Esposizione: sud-est.
  • Tipo di roccia: calcare, quasi sempre di ottima qualità e ben lavorato, con poche zone friabili. Un po' disturbato dalla vegetazione ma non eccessivamente.
  • Periodo consigliato: primavera, autunno ed inverno (in giornate soleggiate e poco ventose). Troppo caldo in estate.
  • Tempo salita: 3h00 circa.
  • Primi salitori: Gabriele Crippa, Roberto Mandelli, Gian Maria Mandelli, 2002.
  • Riferimenti bibliografici: Scuola Intersezionale di Alpinismo Attilio e Piero Piacco, CAI, Sezioni di Valmadrera e Oggiono, L'ISOLA SENZA NOME, storie di uomini e montagne dal Moregallo ai Corni di Canzo fino al Cornizzolo, Cattaneo Paolo Grafiche s.r.l., Oggiono (LC), 2005 (ormai introvabile).
  • Relazione
  • Lunghezza 1, V+/VI, 35 metri: salire a sx del bordo sx dello spigolo (subito si trova una clessidra) e attraversare a dx per rocce ammanigliate (altra clessidra più in alto). Ora salire brevemente (chiodo) e traversare a sx grazie a delle lame per le mani (chiodo), in modo da evitare la parte strapiombante ed erbosa della fessura sovrastante. Salire dritti per una zona più compatta (chiodo) ed arrivare sotto uno strapiombo. Poco prima dello strapiombo traversare a dx e ritornare verso la fessura, che ora è all'interno di un diedro. Salire nel diedro (due chiodi) e poi traversare a dx ad un pulpito, dove si sosta su due spit.
  • Lunghezza 2, III, IV, 50 metri: salire a sx dello sperone un diedro erboso per una decina di metri, appena possibile traversare a dx riportandosi al centro dello sperone (chiodo), salire ora in verticale in centro o leggermente a dx del pilastro e superare una zona molto ripida (clessidra); raggiungere un piccolo intaglio (chiodo), proseguire nel diedro erboso a sx dello sperone, superare alcune piante e raggiungere un comodo intaglio alla base di una placca che caratterizza il tratto successivo del pilastro. Sosta su due spit.
  • Lunghezza 3, V+/VI-, 40 metri: salire la placchetta sopra la sosta (chiodo) e poi andare leggermente verso sx (qui abbiamo piantato un chiodo di assicurazione, poi tolto). Ora salire per una placchetta a dx di uno strapiombino, ritornando sul filo dello spigolo (chiodo). Salire lo spigolo in piena esposizione e poi seguirlo fino ad arrivare ad una crestina che porta ad un colletto con roccia friabile. Poco sopra si trova la sosta con uno spit ed un chiodo.
  • Lunghezza 4, IV, 25 metri: rimontare la prima parte del pilastro, ora molto esile ed estetico, raggiungere il chiodo poco sopra la sosta, spostarsi sul lato dx del pilastro e salire in verticale una serie di muretti molto lavorati di roccia incredibilmente solida, raggiungendo la sommità del pilastro (giratevi verso valle ed ammirate la fantastica esposizione!). Proseguire su una brevissima ed esile crestina fino ad un chiodo posto sul lato dx, rinviare (utile per recuperare agevolmente il secondo) e scendere a destra (faccia a monte) per tre metri circa fino ad una cengia erbosa. Sosta da attrezzare su una grossa pianta.
  • Note: salita di stampo alpinistico, con roccia molto lavorata, peccato sia breve. In periodi meno freddi può essere interessante concatenare due vie sui pilastri.
    Roccia buona, ma da sondare, perchè la via è poco ripetuta.
    Attenzione ad allungare bene i punti di rinvio, perchè spesso la via varia direzione, e si creano fastidiosi attriti con la corda. Martello e chiodi non indispensabili ma molto utili.
    La zona è molto appartata e selvaggia, merita una visita, ma solo per gli appassionati del genere...
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter The Pres Polidori e Simone Paglia Rossin, da un'ascensione effettuata il 16 febbraio 2013.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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