Monte Mucrone (m.2335) - via Aspettando Nessi (salita invernale)
Dettagli
- Accesso stradale: raggiungere Oropa, in Piemonte, e da lì il Santuario di Oropa. Sorpassato il santuario si arriva al parcheggio della funivia, dove si lascia la macchina.
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Avvicinamento:
prendere la funivia, che porta a Oropa Sport (m.1813) o in alternativa salire a piedi in circa 2h00.
Dall'arrivo della funivia seguire la strada innevata che va verso il Monte Mucrone. Le indicazioni destra e sinistra sono da intendersi nella direzione di marcia. Si arriva ad un laghetto coperto da neve e lo si costeggia sulla sua sponda destra, dirigendosi poi direttamente verso la parete nord.
Giunti sul lato opposto del lago salire senza via obbligata un canalino che porta a sinistra di una evidente placca a forma piramidale visibile anche dal basso. (0h40) - Attacco: su un piccolo risalto più in basso a sinistra della placca, in corrispondenza di un fix inox (la sosta probabilmente era sotto la neve ed abbiamo fatto parte del primo tiro come avvicinamento).
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Discesa:
è possibile scendere direttamente dal rudere della funivia posto sul colletto alla base della cresta che sale alla cima.
Dietro il rudere scendere un pendio nevoso poco ripido puntando a destra e passando sotto le rocce del vecchio arrivo della funivia fino a raggiungere un evidente colle.
Dal colle svoltare a destra sempre su pendio nevoso facile, fino ad arrivare a prendere la mulattiera innevata che costeggia il lago e riporta alla funivia in circa 0h40.
Dall'uscita della via si consiglia vivamente di continuare a sinistra salendo la facile ma aerea cresta che porta in cima al monte Mucrone, splendido balcone sulla pianura padana.
Per la discesa dalla vetta si ripercorre a ritroso l'itinerario di salita (per la salita e la discesa dalla vetta si valuti circa 1h00) fino al rudere della funivia, continuando poi come descritto in precedenza. - Difficoltà: V max o M5 con piccozze e ramponi (placca iniziale), poi passaggi di III-IV grado, neve max 45°.
- Sviluppo: circa 240 metri fino al termine dello sperone, poi altri 200 metri di dislivello per arrivare alla cima del Mucrone lungo cresta, dove corre la via normale.
- Attrezzatura: 10 rinvii, qualche friend medio piccolo (potrebbero essere utili ma non indispensabili, noi ne abbiamo usato solo uno), le due viti da ghiaccio che avevamo dietro sono rimaste nello zaino.
- Esposizione: nord.
- Tipo di roccia: gneiss di buona qualità e neve.
- Periodo consigliato: inverno (per la salita con scarponi e picozze).
- Tempo salita: 2h00/3h00, a seconda del sistema di progressione e delle condizioni della via.
- Primi salitori: Patry Agnani, Massimo Ciarletti, Franco Delzoppo, Claudio Lanza, con la guida di Tike Saab Gianni Lanza.
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Riferimenti bibliografici:
- Lanza G., Alpi Biellesi: le più meglio, Edizioni Gariazzo
- Lanza G., Sellone R. Montagna per tutti: 135 itinerari di alpinismo sulle Alpi Biellesi, Edizioni Gariazzo
- Relazione
- Lunghezza 1, M3, neve 30°, 15 metri: superare il piccolo salto roccioso, che si può agevolmente aggirare anche sulla sinistra. Si sale ora verso destra, arrivando in breve alla base di una evidente placca compatta; sosta alla base di una fessura.
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Lunghezza 2, M5 o V, 20 metri:
spostarsi leggermente a destra e salire direttamente per la compatta placca a destra della sosta (fix ravvicinati), arrivare ad un cuneo di legno, traversare leggermente a dx ed uscire dalle difficoltà. Sosta su due fix.
Per chi ha velleità Trad è anche possibile salire direttamente la fessura posta sopra la sosta integrando l'unico chiodo presente con dei friends (soluzione non verificata). - Lunghezza 3, neve 30°, circa 65 metri: per balze nevose e brevi placche rocciose fino alla base di un evidente balza rocciosa posta sulla sinistra, abbiamo trovato solo un fix in corrispondenza della balza rocciosa, probabilmente la sosta era sotto la neve. Circa 65 metri di cui 5 metri in conserva.
- Lunghezza 4, M4 o IV+, 50 metri: salire al fix sopra la sosta, quindi traversare a sinistra doppiando un vago spigolo (fix oltre lo spigolo non visibile). Ora salire per canaletto con neve ed erba, arrivando in breve alla sosta. Conviene continuare come fatto da noi, salendo il muretto sopra la sosta. Si prosegue su roccia a blocchi fino ad arrivare ad una placca inclinata che fa diedro (qui fix e un chiodo). Si esce poi dalla placca a sx, su blocchi, per poi ritornare a dx alla sosta su due fix.
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Lunghezza 5, M5 un breve tratto o IV, neve a 30°, 25 metri:
salire verso sinistra per pendio nevoso fino ad una balza rocciosa da affrontare direttamente in corrispondenza di un piccolo salto leggermente sporgente. Risalire poi per circa 4 metri senza percorso obbligato un vago canale fino a quando è possibile riportarsi sulle rocce a sinistra.
Continuare fino all'uscita delle rocce dove si trova l'ultima sosta su placca appoggiata.
Noi abbiamo continuato uscendo sulla sella sovrastante ed allestendo una sosta sulla cresta. -
Note:
salita che è possibile fare anche nel periodo estivo (soluzione non verificata), molto semplice e indicata per le prime esperienze, anche se la chiodatura è lunga nei tratti facili.
Divertente da fare soprattutto in inverno, quando c'è presenza di neve.
Risulta comunque semplice e la buona chiodatura nel tratto difficile della placca permette di tentare la salita in dry tooling sfruttando piccole asperità per picozze e ramponi.
Terminata la via è molto consigliabile proseguire per la cresta che porta in vetta, a tratti affilata e con un panorama strepitoso a 360°.
I gradi riportati sono indicativi, soprattutto quelli per i passaggi di misto.
Via effettuata con 5 tiri, la via è stata aperta con 8 tiri da 30 metri e soste su due fix.
A dx della via si può spesso uscire dalla via per prendere un facile canale nevoso che porta alla stessa uscita.
Unica nota dolente della giornata: la vista, all'uscita dell'itinerario, dei ruderi della vecchia stazione di arrivo del secondo troncone della funivia, lasciati ai posteri a monumento della stupidità umana. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter The Pres Polidori e Matteo Il Teo Colombo, da una ripetizione del 13 gennaio 2013.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.