Valle dell'Orco, Torre di Aimonin (m.1345) - via del Pesce d'Aprile
Dettagli
- Accesso stradale: risalire la Valle dell'Orco fino all'abitato di Noasca.
- Avvicinamento: dalla piazza salire verso la chiesa seguendo le indicazioni per la cascata. Ad una biforcazione piegare a destra e seguire il sentiero che, in leggera salita, conduce alla Torre (ben visibile già dalla piazza). (0h30)
- Attacco: la via attacca alla base dello spigolo a sinistra (guardando la Torre da valle).
- Discesa: se si esce in cima è possibile scendere a destra per sentiero, altrimenti con tre doppie da 50 metri. E' comunque sconsigliabile la discesa per sentiero: ci vuole più tempo che per fare la via, per molti tratti la traccia non è segnata e ci sono dei pezzi pericolosi. Molto meglio calarsi dallo spigolo.
- Difficoltà: max VI.
- Sviluppo: 6 lunghezze per circa 170 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: soste attrezzate a spit da collegare. In via qualche chiodo. Indispensabili nut e friend, la via è abbastanza proteggibile.
- Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: via percorribile tutto l'anno, consigliate le mezze stagioni.
- Tempo salita: 3/4 ore.
- Primi salitori: Mike Kosterlitz, Gian Piero Motti, Ugo Manera, Guido Morello, Roberto Bianco, 31 marzo 1973.
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Riferimenti bibliografici:
- Oviglia M., Rock Paradise, Edizioni Versante Sud, 2000 - (descrizione dettagliata)
- Gogna A., 100 Nuovi Mattini - (descrizione dettagliata e schizzo)
- Relazione
- Lunghezza 1, II, IV+: seguire una rampa che sale obliquamente verso destra (partenza delicata) divenendo poi una cengia erbosa. Seguire la rampa fino alla base di un evidente diedro (spit). Salire il diedro sulla faccia destra (chiodo) uscendo oltre lo spigolo poco prima di arrivare in cima, e sostare su uno spuntone. Non sostare alla base del diedro: la lunghezza successiva determinerebbe forti attriti per le corde.
- Lunghezza 2, III, IV-: dalla sosta scendere verso destra (albero) e traversare facilmente verso destra (chiodi) arrivando alla base di una placca con una fessura verticale, proteggibile con un friend. Poco sopra segue un grosso lamone: incastrarsi tra la parete ed il lamone e uscire in sosta.
- Lunghezza 3, V+, III: spostarsi a destra su cengia per alcuni metri e salire verticalmente per cinque/sei metri sfruttando in dulfer una magnifica lama sprotetta. Proseguire poi obliqumente verso destra per terreno più semplice fino alla sosta sotto un diedro.
- Lunghezza 4, V+, VI, V: risalire l'evidente diedro, alcuni chiodi in posto. La parte iniziale è relativamente semplice, seguono poi due metri molto difficili, in un diedro quasi interamente chiuso sul fondo. Il tratto seguente, pur difficile, è un po' più semplice. Sosta spostata in parete a sinistra.
- Lunghezza 5, V: salire per fessura a destra, poi a sinistra, raggiungendo un evidente chiodo. Da lì salire un diedro strapiombante, ben proteggibile. Superato il diedro (spit fuori da esso) salire obliquamente verso destra alla sosta.
- Lunghezza 6, V, IV+, V-: raggiungere un albero, scavalcarlo e seguire integralmente la magnifica fessura sovrastante, prima verticale, poi appoggiata, ma non semplice. Al termine salire per cespugli e uscire in cima, oppure deviare a destra ad una sosta su spit.
- Note: bella via su roccia buona, con una lunghezza in diedro delicata e difficile.
- Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 12 ottobre 1996. Fotografie e note sulla discesa a cura di Mauro Luinetti, ottobre 2007.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.