Valle dell'Orco, Scoglio di Mroz (Punta del Fendù) (m.1900), Parete Est - via Gogna o della Torre Staccata

Valle dell'Orco, Scoglio di Mroz (Punta del Fendù) (m.1900), Parete Est - via Gogna o della Torre Staccata

Dettagli

  • Accesso stradale: prendere per Ivrea, quindi Castellamonte e seguire per Ceresole Reale. Dopo il paese di Rosone, seguire una strada a dx in salita con indicazione per la valle di Piantonetto – Rif.Pontese. Dopo S.Giacomo proseguire per la stretta strada asfaltata, fino ad individuare una stradina sulla sx che porta alla stazione di una vecchia teleferica.
  • Avvicinamento: salire a destra della costruzione, per traccia, continuare fino a passare dietro ad un paravalanghe e poi per traccia tra arbusti (a zone poco visibile), fino ad una pietraia con ometti.
    Qui due possibilità:
    • a destra sale una traccia verso il bosco, con bolli rossi; con vari zig-zag e tratti ripidi (una corda fissa), arriva ai saltini sotto la parete (una corda fissa) e quindi alla base dello spigolo di destra dello Scoglio;
    • andando dritto, si seguono gli ometti tra i massi, per poi piegare a destra nel bosco (una corda fissa) e arrivare a congiungersi con la traccia della prima possibilità. Questa traccia è più marcata.
     Attenzione!! Presenza di vipere nella zona. Non disturbarle…. (0h45)
  • Discesa: con 3 doppie da 50-55m sulla via.
  • Difficoltà: VII-, (obbligato VI e A0).
  • Sviluppo: 6 lunghezze, per circa 200 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: serie di nut e friend, eventualmente martello per verificare i chiodi in posto, due mezze corde (meglio se da 60m).
  • Esposizione: est.
  • Tipo di roccia: granito.
  • Periodo consigliato: estate, autunno.
  • Tempo salita: 3h00/4h00.
  • Primi salitori: Leo Cerruti, Alessandro Gogna, 10 giugno 1973.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Gran Paradiso, Guida dei Monti d'Italia, 1980
    • Oviglia M., Rock Paradise, Edizioni Versante Sud
  • Relazione
  • Lunghezza 1, VI: su per il diedro, faticoso all'inizio. Arrivare ad una pianta e poi in spaccata più a sx; uscire alla sosta a sx.
  • Lunghezza 2, VI-/VI+: salire per la stupenda lama a dulfer (spit visibile poco sopra), quindi andare a dx ad un chiodo vecchio e risalire la fessurina sovrastante (è la fessura più a dx della lama); presente bong. Uscire a dx ad una piazzola.
  • Lunghezza 3, V: su per rocce più rotte a dx della sosta (attenzione ad alcune lame gialle poco solide), ristabilirsi su una grossa lama, spostarsi leggermente a dx e poi salire alla sosta poco sopra (V).
  • Lunghezza 4, VII- oppure VI e A0, poi VI: su per il diedro strapiombante sopra la sosta, chiodi visibili (attenzione : 1-2 chiodi malsicuri), quindi uscirne e continuare per una fessura fino ad un terrazzino (chiodi).
  • Lunghezza 5, VI: andare alla strozzatura a sx della sosta (2 chiodi sopra la strozzatura, a sx), superarla e poi continuare sul lamone (1 chiodo) ed infine uscire sulla placchetta della lama per salirci sopra. Uscire poi al terrazzino (1 spit) fino alla sosta.
  • Lunghezza 6, V+, 55 metri: possibilità di salire a sx seguendo gli spit (via Impressioni di settembre), ma la via originale (seguita da noi) gira dietro lo spigolo a dx delle sosta e entra sul fondo del diedro canale (delicato), da risalire fino ad uno strapiombino da superare a sx per uscire su placca e balze erbose. A dx presente sosta poco visibile (la via originale probabilmente arriva lì andando dritto dopo lo strapiombino per una larga fessura). Noi siamo saliti ancora seguendo degli spit a sx che salgono ad un terrazzino con vecchio cordone, continuare in un camino più sopra (spit) ed uscire alla sosta su terrazzino più sopra, proprio sotto la cima.
  • Note: via alpinistica molto bella e di soddisfazione. Lo Scoglio è veramente magnifico ed estetico, e consiglio di ripetere la via in autunno come fatto da noi: i colori sono stupendi e sicuramente non si fa coda... (l'isolamento è totale).
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione con Simone Rossin il 2 novembre 2007.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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