Pala di Socorda (m.2440) - spigolo Sud - spigolo Shubert-Werner

Pala di Socorda (m.2440) - spigolo Sud - spigolo Shubert-Werner

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere Pera di Fassa in Val di Fassa.
    Da qui è possibile salire al rifugio Gardeccia, che è vicino alla parete, in diversi modi:
    • con bus navetta, partenza dal piazzale fra Pera e Pozza di Fassa (informarsi sugli orari);
    • a piedi da Moncion, per strada asfaltata chiusa al traffico (tempo 1h30 circa). In questo modo si può evitare di raggiungere il rifugio Gardeccia e individuare il sentiero che sale direttamente ad incontrare il sentiero 583 del Larsec;
    • con seggiovia Catinaccio, con partenza da Pera di Fassa e, dal termine del tronco Cigolade, per sentiero in 0h20;
    • da Ciampedie 2000m, a cui si arriva con la funivia da Vigo di Fassa, quindi per sentiero in 0h45.
  • Avvicinamento: dal rifugio Gardeccia scendere brevemente la strada che porta a valle e subito dopo un ponte di legno salire a sx per il sentiero 583. Il sentiero prima sale brevemente verso dx e poi continua in piano sotto le pareti. Arrivare sotto la direttiva dello spigolo e salire per ripido pendio erboso fino alla parete. (0h30)
  • Attacco: sotto lo spigolo ci sono un pilastro giallo a sx ed una spalla rocciosa a dx, separati da un canale-caminone. L'attacco è sul pilastro giallo, alla sua estrema sx, dove forma un diedro con la parete (visibile un chiodo qualche metro sopra).
  • Discesa: indicazioni faccia a valle:
    • individuare una buona cengia sul lato a dx (lato opposto a quello del rifugio Gardeccia), da percorrere stando poco al di sotto del profilo della cresta frastagliata. Si arriva ad una sosta di calata attrezzata su chiodi e cordini;
    • scendere direttamente sulla parete, arrivando a circa 55 metri ad una sosta di calata su due chiodi e cordino a sx (faccia a valle);
    • calata di circa 55 metri fino ad un mugo con cordoni a sx (faccia a valle);
    • calata di 55 metri fino al canalone visibile in basso, stando leggermente a sx per arrivare con le corde;
    • scendere nel canalone, stando subito a dx in una zona delicata per evitare una zona più ripida nei pressi di un grosso masso incastrato;
    • arrivare ad un salto sopra il quale c'è attrezzata una sosta di calata su chiodi e cordino;
    • continuare nel canale e raggiungere un altro tratto con roccia levigata dove è possibile scendere arrampicando, oppure sfruttare un cordino incastrato sotto un sasso per eseguire una doppia (calata da verificare!!!!). Ci si cala, si evita il tratto levigato e poi il successivo salto;
    • ora individuare una traccia a sx con ometti che risale una cengia esposta ed arriva ad un bosco. Arrivati sul dosso erboso non scendere nel bosco, ma proseguire per traccia che traversa a sx in costa sopra di esso (inizialmente poco visibile) e poi scende ad un altro canalone detritico, che però non presenta salti o grossi massi. Scendere il canalone, stando verso la fine a sx dove ci sono tracce su erba. Si individua infine il sentiero del Larsec a dx, che ripassa sotto la Pala di Socorda e riporta al rifugio Gardeccia. (2h30).
  • Difficoltà: VI, abbastanza continuo e sostenuto.
  • Sviluppo: circa 500 metri.
  • Attrezzatura: serie di friend fino al 3 BD, ma utili anche il 4 e 5 BD, martello e scelta di chiodi per emergenza e per eventuale protezione su alcuni tiri, due mezze corde da 60 metri.
  • Esposizione: sud.
  • Tipo di roccia: dolomia mediamente di buona qualità.
  • Periodo consigliato: ottima per le mezze stagioni e anche d'estate se non fa troppo caldo. Attenzione alla eventuale presenza di neve nella discesa, che può rendere pericolosi alcuni passaggi. Alcuni tratti nei diedri e sotto i tetti possono essere bagnati dopo periodi di pioggia.
  • Tempo salita: 8h00/9h00.
  • Primi salitori: Pit Shubert e Klaus Werner, 1970.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Rabanser I., Bonaldo O., Vie e vicende in Dolomiti, Edizioni Versante Sud
    • Bernard A., La nuova guida del Catinaccio, Edizioni Mediterranee
  • Relazione
  • Lunghezza 1, VI molto esposto, 50 metri: salire per il diedro giallo, arrivando poco sotto l'altezza di un chiodo nella parete di dx (visibile dall'attacco e non all'interno del diedro). Ora traversare in parete a dx e salire al chiodo. Salendo si trova un altro chiodo. Salire verso la parete strapiombante superiore, alla cui base c'è un tratto roccioso più facile che si segue verso dx. Si sale ora un tratto verticale (chiodo) e poi si traversa a dx per arrivare sotto un pino mugo. Si sale al pino e si raggiunge così una rampa detritica che si segue fin contro le rocce della parete, in cima al pilastro giallo. Sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 2, V, IV+, 20 metri: traversare a sx (chiodo con cordino), quindi doppiare lo spigolo con un passo delicato e raggiungere una placca con una lama a dx, da salire fino a sostare su masso incastrato.
  • Lunghezza 3, VI, 30 metri: salire per le roccette verticali sopra la sosta, con passi delicati con erba (chiodo), per entrare poi in un diedro-camino che porta ad una cengia erbosa dove si sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 4, VI, 45 metri: salire sopra la sosta e obliquare a dx, puntando ad un evidente tetto in alto a dx. Si deve entrare nel diedro sotto il tetto, qualche metro sotto. Ora salire a raggiungere il tetto (chiodo poco sotto). Superarlo a sx (chiodi) e continuare fin sotto un altro tetto (chiodi alla base) che si supera sulla parete di sx con qualche passaggio delicato. Per roccette erbose salire fino a sostare sotto lo strapiombo successivo, su due chiodi.
  • Lunghezza 5, VI, V, 25 metri: salire un breve camino, quindi non continuare nel camino di dx ma proseguire a sx, e, grazie ad una bella lama, superare un tratto in leggero strapiombo. Proseguire brevemente per un diedro erboso, ma poi attraversare quasi subito a dx (chiodo ballerino inutilizzabile), per entrare di nuovo a dx sopra la parte strapiombante del camino. Ora salire per roccette più facili ed arrivare ad una piccola nicchia dove si trovano in alto due chiodi. Salire a sx per una bella fessura grigia ed uscire su buona cengia. Sosta su 2 chiodi.
  • Lunghezza 6, VI-, 45 metri: si entra ora in un bellissimo diedro giallo con fessura. Salire prima per delle rampette a dx per evitare un tratto erboso del diedro. Contro la parete di dx si trova un chiodo un po' fuori via, se rinviato è da allungare molto. Ora si traversa verso il diedro e si sta sulla parete di sx, puntando ad un chiodo poco più in alto. Si traversa a dx ad un altro chiodo e si prosegue nel diedro. Si supera un masso aggettante, si segue in dulfer una breve fessura e poi si continua per la fessura (a sx grosso spuntone), fino alla sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 7, IV+, 20 metri: su ancora per la spaccatura, si trova un mugo a dx, quindi continuare in un tratto più erboso e più articolato, fino ad una grossa nicchia, dove si sosta a dx su due chiodi.
  • Lunghezza 8, VARIANTE FACILE, IV+, 35 metri: salire sul bordo sx della nicchia, per roccette, quindi dopo qualche metro attraversare a dx sopra la volta della nicchia, individuare un diedrino e salirlo (grande clessidra alla base). Al termine del diedro andare a dx e sostare su due chiodi.
    Se si vuole invece fare il tiro originale, occorre salire dritti e non traversare sopra la nicchia, fino a trovare una sosta (35m, IV+). Da qui salire per ripida placca e poi raggiungere una nicchia, per poi salire a dx alla sosta (40m, VI+). Questa soluzione però non è stata da noi verificata, quindi se si vuole salire per questo tratto informarsi con altre relazioni.
  • Lunghezza 9, CONTINUO VARIANTE FACILE, VI sostenuto, IV+, 55 metri: traversare pochi metri a dx, quindi arrivare sotto la verticale di un cordone che penzola da una clessidra e di due chiodi visibili più in alto. Salire alla clessidra, attraversare a sx e poi subito a dx a raggiungere il primo chiodo ed il seguente. I chiodi non sono ottimali, meglio proteggersi a sx anche con un friend. Ora con un passaggio ostico ed esposto raggiungere una zona più rotta sopra a dx, e continuare per roccette erbose e saltini, fino ad un rampa che sale da dx a sx e raggiunge una buona cengia, dove in fondo si trova la sosta su chiodi e spuntone. Nella parte finale più facile è difficile proteggersi, se non con chiodi). Qui dovrebbe arrivare anche la via originale.
  • Lunghezza 10, V, VI, 35 metri: salire sopra la sosta (chiodo) e poi continuare a salire obliquando però verso dx, verso una evidente lamona in alto a dx. Si trova una sosta prima della lamona, ma conviene continuare per la grande lama (due chiodi) e arrivare al termine di essa a dx dove si sosta su due chiodi in magnifica esposizione.
  • Lunghezza 11, VI-, IV+, 45 metri: salire per diedrino liscio sopra la sosta, fin sotto uno strapiombino, che si affronta leggermente a sx dove c'è una spaccatura. Ora continuare per facili roccette e raggiungere uno spigolo che si sale direttamente, soprattutto sul suo lato sx, fino a sostare a dx su mugo.
  • Lunghezza 12, V, 45 metri: probabilmente occorre traversare a sx e raggiungere un diedro fessura da seguire fino ad una cengia (soluzione però non verificata). Noi abbiamo puntato al diedro sopra la sosta, ma vista la difficoltà di proteggersi (un nut incastrato nella parete di dx), dopo qualche metro sopra la sosta abbiamo traversato a dx per entrare in un diedro abbastanza ammanigliato che porta alla cengia con sosta su clessidra e chiodo.
  • Lunghezza 13, IV+, III, 45 metri: salire sopra la sosta, per le roccette di dx, quindi entrare a sx in una spaccatura da seguire fino ad entrare in un intaglio a sx e poi seguire la cresta. Si segue la cresta fra grossi macigni instabili (attenzione!!), fino a raggiungere un tratto comodo ormai sotto la vetta vera e propria, dove si sosta su spuntone.
  • Attacco Alternativo (primi 3 tiri): per arrivare alla cengia erbosa è possibile anche salire da destra (dovrebbe essere la via Gross, che permette di evitare questi tiri impegnativi. La linea è la seguente (da una salita precedente):
  • Lunghezza 1, IV+, V, 50 metri: salire nel canale-caminone che si trova a dx del torrione giallo dove sale la Shubert-Werner, inizialmente per caminetto di sx e poi uscendone a dx dove c'è una zona più facile che lo permette. Ora non salire più il diedro di sx, ma stare più in centro, per saltini abbastanza facili ma insidiosi (erba). Si trova un chiodo, e poi più in alto si esce verso una strozzatura a dx (clessidra a dx e chiodo a sx). Si rimontano facili roccette e si trova un chiodo con vecchio cordino. Sosta da rinforzare con altro chiodo.
  • Lunghezza 2, I, III+, 50 metri: salire qualche metro e raggiungere una crestina erbosa. Seguirla per una decina di metri e proseguire per una serie di brevi muretti disturbati dalla vegetazione, raggiungere la cengia alla base di un tetto di roccia gialla. Sosta alla base su un chiodo, da rinforzare.
  • Lunghezza 3: traversare a sx sulla cengia e portarsi sotto l'evidente spaccatura gialla dove sale la via. Salire per diedro e dopo pochi metri uscirne a sx. Salire per roccette e arrivare sotto un tetto... (ora continuare come per l'itinerario Shubert-Werner, lunghezza 4).
  • Note: la lunghezza dei tiri è indicativa.
    Splendida ed impegnativa salita, con lunghezze molto fisiche e poco chiodate. Attenzione ai gradi di varie relazioni, che a noi sono sembrati in alcuni casi veramente troppo stringati.
    Roccia buona, con tratti da verificare.
    Dopo la grande nicchia non è così semplice orientarsi nella parete. Noi abbiamo seguito la variante "facile", che si è dimostrata tutt'altro che facile...
  • Aggiornamento: relazione di Walter Pres Polidori e Olindo Olly Fioretto, da una ripetizione del 6 luglio 2013.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.