Pale di San Martino, Pala del Rifugio (m.2394) - via Frisch-Corradini

Pale di San Martino, Pala del Rifugio (m.2394) - via Frisch-Corradini

Dettagli

  • Accesso stradale: da Fiera di Primiero (TN) raggiungere il parcheggio di Malga Canali attraverso la statale del Passo Cereda e deviando dopo 3 Km circa a sx per la Val Canali (in pratica si percorre la strada carrozzabile della Val Canali fino a passare un laghetto sulla dx, l'entrata di un campeggio sulla sx e trovando infine il ristorante "Cant del Gal" sulla dx. Subito prima del ristorante c'è una svolta a dx per il rif. Treviso, che si percorre con la macchina fino alla sbarra di chiusura della strada, in prossimità della quale c'è un parcheggio).
  • Avvicinamento: si prosegue a piedi oltre la sbarra, seguendo il sentiero 707 che conduce al rifugio Treviso in circa 0h40. Attenzione: al momento il rifugio non è agibile perchè chiuso per ristrutturazione. E' necessario quindi dormire a valle, oppure bivaccare oltre il rifugio. Continuare per il segnavia 707, che sale in direzione dello spigolo N della Pala, fino a quando delle tracce che si staccano sulla dx di un canale, quasi in prossimità dello spigolo, piegano a dx sotto la parete NW. Seguire le tracce fino ad incontrare un grosso ometto all'attacco della via (20'-30', in totale dal parcheggio 60-70').
  • Discesa: continuare sul filo di cresta seguendo sempre dei segni di vernice rossa. Ci sono diversi sali-scendi, fino ad un punto in cui si scende a dx (faccia a valle) in un profondo intaglio. Continuare poi ancora seguendo i segni, anche con arrampicata facile, fino a che portano sul lato Nord (sx), dove si scende per qualche metro. Fare attenzione a non scendere troppo, ad un certo punto un segno rosso indica di attraversare decisamente a sx, faccia a monte (passaggio delicato e non proteggibile). Continuare a traversare con diversi sali-scendi, fino ad arrivare all'ultimo traverso per arrivare al Sass d'Ortiga, attrezzato con alcuni spit (qualche passaggio delicato). Arrampicata a tratti delicata, attenzione in caso di roccia umida o neve!!
    Dall'intaglio con grosso masso incastrato seguire le evidenti tracce in discesa alla base della parete N del Sass d'Ortiga, che poi risalgono ed arrivano ad un tratto attrezzato con fune metallica che scende ripida e poi risale, fino ad arrivare alla Forcella delle Mughe. Da qui in discesa verso il rifugio, dapprima per saltini di roccia (passaggi di II, ancora segnali in vernice rossa) e poi per sentiero.
    Eventualmente, nel caso in cui la discesa sia impraticabile per neve, è possibile scendere dopo la vetta della Pala a S, in un canalone fino ad arrivare delle doppie attrezzate su spit, pericolose in caso di pioggia (probabilmente per caduta sassi). In caso di pioggia allora sono presenti altre calate più a sx (faccia a valle), attrezzate su chiodi vecchi. Questa discesa non è stata da me valutata, notizie riportate sulla guida: AAVV, Pale di San Martino, Edizioni Versante Sud, luglio 2002, da verificare.
  • Difficoltà: V+ con qualche passo di VI (dichiarato V+).
  • Sviluppo: 500 m + 200 m dello spigolo N Castiglioni-Detassis, per un totale di 19 lunghezze.
  • Attrezzatura: nut e friend, martello e chiodi non sono indispensabili ma possono tornare utili per ribattere eventuali chiodi insicuri ed eventualmente per proteggersi. Cordini per le numerose clessidre.
  • Esposizione: nord-ovest.
  • Periodo consigliato: estate: in presenza di neve la discesa può costituire un grosso problema.
  • Tempo salita: 9-11h per la salita e 2,5-3h per la discesa fino al rifugio. Un'altra mezz'ora per raggiungere il parcheggio.
  • Primi salitori: H. Frisch, P. Corradini, 16 Luglio 1967.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Alp Grandi Montagne #20, Pale di San Martino, marzo-aprile 2004
    • AAVV, Pale di San Martino, Edizioni Versante Sud, luglio 2002
    • Cappellari L., Timillero R., Pale di San Martino - Val Canali, Ghedina e Tassotti editore, Bassano 1991
  • Cartografia: Kompass, foglio 622 - Pale di S. Martino, Fiera di Primiero - scala 1:25.000
  • Relazione
  • Lunghezza 1, IV, V+: dall'ometto prendere il pilastrino ammanigliato sulla dx (faccia a monte) e la placchetta alla sua dx, fino ad arrivare in breve ad una buona cengia che si attraversa verso sx per attaccare una placca compatta ed erbosa (vecchia fettuccia visibile in alto). La placca ha buoni appigli ma è verticale ed occorre proteggersi in diverse clessidre da individuare. Qualche possibilità anche di usare friends. Individuare una nicchia verso dx dove c'è la sosta su due chiodi non molto buoni (poco più in alto presenza di altri due chiodi più scomodi per ulteriore sosta).
  • Lunghezza 2, IV+/V: dalla sosta proseguire verticalmente leggermente verso dx fino sotto ad uno strapiombino non difficile, che deve essere superato, quindi andare ancora verso dx ad individuare un chiodo poco visibile e poi continuare più facilmente fino ad individuare la sosta verso sx.
  • Lunghezza 3, IV+: proseguire sulle rocce soprastanti, ma tendendo decisamente verso sx, sfruttando rocce arrotondate ma articolate e continuare in un diedro ascendente a sx fino alla sosta (non salire sul pilastrino a dx, presenza di un chiodo nuovo fuori via, comunque possibilità di fare lì una sosta mediocre intermedia). Attenzione ad una zona di roccia friabile, con blocchi mobili.
  • Lunghezza 4, V: prendere il diedrino-fessura a dx e seguirlo fino alla fessura formata dal lato sx di un evidente pilastrino. Seguire ancora la fessura sul fondo di un bel diedro, fino ad uscire sul vertice del pilastrino con bella arrampicata in spaccata, sotto una parete giallastra. Attenzione, visibili chiodi sopra la sosta, che salgono verticalmente nei gialli. Si tratta della variante Dinoia.
  • Lunghezza 5, V+: dalla sosta traversare orizzontalmente a sx per circa 15m con buona possibilità di proteggersi su scaglie/clessidre. Traversare in esposizione su buoni appigli/appoggi (V), poi raggiungere una parete verticale nerastra ma con buoni appigli; cercare il percorso più facile che porta verticalmente alla sosta su cengetta (3 chiodi vecchi e brutti sul tiro, V+). Sosta su terrazzino. Tiro con esposizione eccezionale.
  • Lunghezza 6, V: si scende leggermente dalla cengia verso dx, per poi risalire obliqui verso dx fino a raggiungere un diedro nascosto di roccia ottima, che si sale fino alla sosta.
  • Lunghezza 7, IV+: si salgono le placche sopra la sosta, prima legg. dritti e poi obliquando a sx verso lo spigolo, sostando dove possibile.
  • Lunghezza 8, III: si sale ancora verso lo spigolo, su rocce facili a spuntoni, fino ad un terrazzino con sosta.
  • Lunghezza 9, V/V+, 1 pass. VI: salire la fessura soprastante la sosta, e appena possibile uscire verso dx su rocce più facili; quindi continuare su rocce compatte fino ad individuare la sosta.
  • Lunghezza 10, V: salire tendendo ad andare verso sx alla zona dei tetti ben visibili dal basso (tetto romboidale a sx + altri tetti alla sua dx). Tiro lungo e complesso per placche e zone lavorate, sosta sotto ai tetti raggiungibile con corde da 60 m, altrimenti possibile sosta intermedia su chiodi o su clessidre.
  • Lunghezza 11, VI: dalla sosta prendere nel centro la placca tra i tetti (come direttiva tendere ad un cordino rosso in clessidra ben visibile), con leggero strapiombo iniziale (2 chiodi vicini sotto lo strapiombo), possibilità di proteggersi con nuts. Cordino rosso non affidabile, inserire kevlar nuovo. In seguito buon chiodo, uscita dallo strapiombo verso dx ed entrata in un diedro con più chiodi fino ad un terrazzino sulla dx con sosta non molto affidabile (1 chiodo in un buco), da rinforzare con 2 clessidre da cercare. Dalla sosta di partenza presenti anche chiodi sotto lo strapiombo con fessura di dx, ma utilizzo sconsigliabile.
  • Lunghezza 12, V+/V: prendere verticalmente verso il chiodo sotto uno strapiombetto, quindi scendere leggermente ed attraversare a dx ; salire fino alla sosta, tiro corto.
  • Lunghezza 13, IV+: prendere il diedro camino che da dx a sx sale obliquamente fino ad arrivare alla spalla dello spigolo. Incontro con la via Castiglioni-Detassis.
  • Lunghezza 14, III/IV-: prendere le rocce articolate senza percorso obbligato, cercando sempre i punti più deboli, tendendo alla fine verso il filo dello spigolo, fino al termine della corda (sosta su spuntoni o clessidre).
  • Lunghezza 15, IV: andare sul filo dello spigolo e salire un muretto con chiodo, quindi proseguire su rocce articolate fino ad un terrazzino sotto uno strapiombino, superare delle rocce sul terrazzino verso sx e prendere lo strapiombino direttamente (ben ammanigliato), fino ad arrivare ad un altro terrazzino leggermente a sx (sosta su spuntoni).
  • Lunghezza 16, IV+: salire la placca articolata sovrastante (visibile vecchia fettuccia in clessidra) e arrivati sotto uno strapiombino aggirarlo a sx, per rientrare più sopra a dx alla sosta.
  • Lunghezza 17, IV+/IV: salire ancora su rocce articolate, inizialmente in un diedro fessura a sx e poi cercando il percorso più facile e tendendo leggermente a dx, fino ad un comodo terrazzo dove si fa sosta su clessidre.
  • Lunghezza 18, IV+: prendere la placca sovrastante verso dx, evitando le rocce giallastre e strapiombanti (freccia scolpita nella roccia), fino ad una nicchia con chiodi (rinviare lungo questi chiodi per evitare forte attrito sulla corda); spostarsi a dx ad evitare lo strapiombino e continuare fino alla sosta.
  • Lunghezza 19, III: continuare sulle rocce articolate, facili, fino allo spallone sommitale (sosta su spuntoni).
    Da qui è possibile continuare slegati, oppure rimanere legati salendo (tracce ben visibili) fino ad un ultimo breve risaltino che porta alla vetta della Pala (II/ III).
  • Note: salita alpinistica da non sottovalutare. Nonostante la valutazione tecnica non sia alta, molti passaggi di V+ sono impegnativi e la scarsa presenza di chiodi nonchè l'itinerario un po' da cercare in alcuni punti, rendono la via molto impegnativa.
    Ambiente severo, ritorno in doppia molto problematico per le soste a volte assenti e per la presenza di traversi.
    Tenere presente che alcuni tiri possono essere stati descritti da me in maniera non completamente esatta, perchè data la complessità della via non è stato semplice ricordare esattamente i vari passaggi, soprattutto quelli della parte centrale. Le soste indicate sono quasi tutte su chiodi, ma in alcuni casi sono state usate clessidre-spuntoni. FARE QUINDI ATTENZIONE E DOCUMENTARSI ANCHE CON ALTRE RELAZIONI.
    La relazione in Cappellari L., Timillero R., Pale di San Martino - Val Canali è abbastanza fedele alla via, ma i tiri segnalati sono maggiori di quelli effettivi (probabilmente i tiri sono stati resi più lunghi e le soste diminuite).
    Lo schizzo riportato in Alp Grandi Montagne #20, Pale di San Martino riporta un andamento troppo lineare, ma il numero di soste riportate è più vicino alle attuali condizioni.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, 18 luglio 2004.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.