Piz Palù, cima orientale (m.3881) - sperone Nord (o via Kuffner)
Dettagli
- Attacco: dalla Chamanna da Diavolezza (2973m) si segue una breve carrozzabile (a sinistra guardando i Palù) che porta all'impianto dello sci estivo e da lì si percorre il sentiero che, girando dietro al Piz Trovat, porta al ghiacciaio (l'ultimo pendio prima del ghiacciaio è composto di sfasciumi e la traccia è poco visibile). Si cammina in direzione sud seguendo la via normale; alla fine dei crepacci e poco più in alto dello sperone roccioso che si ha sulla destra salendo, si abbandona la traccia puntando la conca glaciale ai piedi della cresta. All'attacco c'è uno spit con cordino. (Da qui, onde evitare spiacevoli scivolate, è consigliabile salire ramponi ai piedi per circa tre metri fino ad una sosta dove, in tutta sicurezza, è possibile prepararsi per la successiva parte della gita.)
- Discesa: seguendo la via normale. Dalla vetta seguire verso est la cresta di neve, poi piegare per il pendio nevoso esposto a nord fino a raggiungere il punto, al di sopra della crepacciata, dal quale si è abbandonata la traccia durante la salita. Da qui seguire a ritroso il percorso della mattina (generalmente molto battuto).
- Difficoltà: D-, prevalentemente passaggi di II e III, con passi fino al IV+/V- sul gendarme.
- Sviluppo: circa 1000 m dalla Chamanna da Diavolezza, 480 m dalla base della cresta.
- Attrezzatura: N.D.A. (normale dotazione alpinistica); abbondare in cordini e fettucce (molti spuntoni).
- Esposizione: nord.
- Periodo consigliato: estate.
- Tempo salita: 2h00/2h30 di avvicinamento e 3h00/5h00 ore per la salita.
- Primi salitori: Moritz von Kuffner con Martin Schocher e Alexander Burgener il 22 agosto del 1899.
- Riferimenti bibliografici: Canetta, Miotti, Bernina, Guida dei Monti d'Italia C.A.I.-T.C.I.
- Cartografia: Carta Nazionale Svizzera, foglio 1277, Piz Bernina, scala 1:25.000
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Relazione:
Dalla sosta si sale una paretina molto divertente (passaggi di III) puntando verso la cresta con percorso indicato da spit parecchio distanziati. Una volta rimontati in cresta se ne segue il filo puntando verso il grande gendarme visibile. Si predilige il percorso più logico e semplice che non di rado richiede di abbassarsi per qualche metro a destra o a sinistra della cresta stessa. Una volta giunti al cospetto del gendarme si possono scegliere 2 opzioni:
- affrontarlo direttamente con un passaggio di almeno IV+ (forse V-) ben protetto con chiodi e 2 friends incastrati (nè all'inizio nè in cima al gendarme ho trovato soste);
- aggirarlo sulla sinistra con passaggi di difficoltà analoga ma non sperimentati direttamente: abbiamo infatti preferito la prima opzione.
A monte del gendarme le difficoltà sono praticamente terminate e si prosegue sul filo di cresta su terreno misto, fino ad arrivare all'ultimo piccolo avamposto roccioso dove è possibile indossare i ramponi per percorrere l'ultimo, facile, tratto fino in vetta.
- Note: via magnifica, mai difficile e di facile individuazione. Al momento della nostra ripetizione la cresta era in ottime condizioni: non abbiamo mai calzato i ramponi se non durante l'avvicinamento e nell'ultimo tratto nevoso prima della vetta; non è consigliabile indossare le pedule da arrampicata in quanto all'interno della via ci sono almeno due brevi tratti di neve, sui quali si rischierebbe di scivolare.
- Aggiornamento: relazione a cura di Emanuele Nugara, da una ripetizione con Isidoro Castelli il 28 agosto 2008.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.