Piz Palù Centrale (m.3906), Sperone Nord - via Bumiller

Piz Palù Centrale (m.3906), Sperone Nord - via Bumiller

Dettagli

  • Accesso stradale: provenendo dalla SS36 Valassina in direzione Colico, proseguire fino a Chiavenna e continuare in territorio svizzero superando gli abitati di St.Moritz e Pontresina. Da Pontresina proseguire in direzione del Passo del Bernina, e, pochi km prima di questo, parcheggiare l'auto nel vasto parcheggio della funivia per la Chamanna Diavolezza (m.2973).
  • Avvicinamento: dal rifugio seguire la traccia che scende sul ghiacciaio del Vadret Pers, prestando particolare attenzione all'ultima parte (non tracciata e su sfasciumi); puntare, con percorso non obbligato, verso lo sperone Bumiller.
  • Attacco: la via inizia nel canale nevoso compreso tra la punta centrale e quella occidentale.
  • Discesa: dalla vetta del Piz Palù Centrale, seguire verso est la sottile cresta di neve valicando il Piz Palù Orientale; piegare poi per il pendio nevoso esposto a nord seguendo la facile e sempre ben tracciata via normale che, percorrendo il Vedret Pers, porta nuovamente al Diavolezza.
  • Difficoltà: D+/TD-, inclinazione fino a 75° e passaggi su roccia fino al V+.
  • Sviluppo: 800 metri (dislivello).
  • Attrezzatura: due mezze da 55 metri, due piccozze, qualche chiodo da ghiaccio, una scelta di nut e friends, fettucce e cordini oltre alla normale attrezzatura necessaria per affrontare in sicurezza il ghiacciaio.
  • Esposizione: nord.
  • Tempo salita: 1h30 per l'avvicinamento, 6h00-8h00 per lo sperone e 2h00-2h30 per la discesa.
  • Primi salitori: Hans Bumiller, Martin Schocher, Johann Gross e Christian Zippert, 1 settembre 1887.
  • Riferimenti bibliografici:
  • Cartografia: Swiss National maps 1:25000, foglio n° 1277, Piz Bernina
  • Relazione: risalire il canale superando i seracchi nei punti più deboli (qualche tratto a 60°/70°, uno a 75°). Continuare fino a quando non risulta possibile traversare verso sinistra guadagnando la crestina nevosa a monte del grande gendarme.
    Proseguire lungo il filo di cresta sino alla base del salto roccioso mediano.
    Questa prima porzione della salita è sottoposta a continui crolli di seracchi e, di conseguenza, il percorso di salita e le pendenze massime da superare variano continuamente.
    La seconda parte della salita è una sezione rocciosa di circa 300 metri da percorrere quasi sempre sul versante orientale e sul filo dello sperone. Per questo tratto abbiamo indossato le pedule da arrampicata. (In alternativa è possibile salire su terreno misto sul fianco orientale dello sperone – opzione consigliata da Canetta & Miotti in caso di abbondante innevamento.)
    Salire le placchette grigie subito a sinistra dello spigolo (III/IV), soste attrezzate. Superare uno strapiombino con friend incastrato e cordini (V+, fisico).
    Da qui il percorso non è evidentissimo: noi abbiamo continuato la scalata alzandoci in diagonale verso sinistra per 2-3 lunghezze fino a sostare in prossimità di un intaglio sul filo dello spigolo (III/IV). Da qui abbiamo seguito la cresta per circa 3 lunghezze (difficoltà fino al V-, abbastanza chiodato). Si prosegue poi su terreno misto per due lunghezze fino a sostare su ghiaccio sotto al grande seracco. Si aggira il seracco sulla sinistra (neve fino a 60°-70°) fino a raggiungere la vasta piana nevosa sommitale. Da qui, in circa 20 minuti, si arriva in vetta.
  • Note: la prima e l'ultima parte della salita sono fortemente dipendenti dalle condizioni del periodo e variano di anno in anno. Infatti, confrontando le condizioni al momento della nostra ripetizione con altre relazioni, risulta evidente che non è possibile fornire sicure indicazioni sulle pendenze, sulla qualità del ghiaccio e della neve, nè tantomeno sulla microtraccia da seguire. Detto ciò va comunque ribadito che:
    1. bisogna giungere il più velocemente possibile alla base della sezione rocciosa uscendo dal tiro del primo seracco;
    2. allontanandosi dal filo dello spigolo nella parte rocciosa centrale la roccia peggiora sensibilmente (abbiamo assistito a parecchi crolli spontanei e non!!!).
  • Aggiornamento: relazione a cura di Emanuele Nugara, da una ripetizione effettuata con Paolo Mainotti il 21 agosto 2011.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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